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Italo Svevo

Italo Svevo, pseudonimo di Ettore Schmitz: Italo per simboleggiare l’italianità del suo sentire,Svevo per il germanesimo della sua educazione. Svevo nacque a Trieste nel 1861, quando la città faceva ancora parte dell’ impero austro-ungarico. Era quinto di 8 figli di Allegra Moravia, ebrea e di Francesco Schmitz, un tedesco di professione commerciante.
Da ragazzo frequentò scuole commerciali, prima in Baviera poi a Trieste.
Già da allora, però mostrò assai più interesse per la letteratura, che per gli affari. Nel 1880 in seguito al fallimento dell’azienda paterna, fu costretto a impiegarsi come traduttore presso una banca, lavoro che svolse senza abbandonare la passione per la letteratura.
L’azienda prevedeva a lui numerosi viaggi d’affari in europa, da allora iniziò a seguire lezioni private di inglese dall’allora sconosciuto James Joyce, che faceva l’insegnante a Trieste. Lui lesse due romanzi di Svevo e lo incoraggio a continuare su quella strada.

Durante la prima guerra mondiale si interessò alla Psicanalisi, che allora era quasi sconosciuta in Italia. Nell’immediato dopo guerra iniziò la stesura del romanzo La coscienza di zeno, che venne pubblicato nel 1923 e ottenne pareri favorevoli da intellettuali come Joyce e Montale. Italo Svevo morì nel 1928 in seguito ad un incidente automobilistico.
All’inizio i suoi romanzi passarono quasi inosservati, quando scrisse il suo primo romanzo Una vita, nel 1892 e Senilità, nel 1898.
Romanzo con cui iniziò il suo successo è La coscienza di Zeno. Il romanzo fu pubblicato 4 anni dopo, subito dopo iniziò il suo quarto romanzo Il vecchione, di cui restano solo alcuni frammenti.

Le ultime sigarette

Questo romanzo è stato pubblicato nel 1923, nella sua opera La coscienza di Zeno.
Racconta di Zeno Cosini,tipico esponente della ricca borghesia commerciante, un individuo abulico e incostante, che attribuisce alle sigarette la colpa di tutti i suoi malanni (in realtà immaginari). Zeno decide numerevoli volte di smettere di fumare, ma senza mai riuscirci. Come estrema risorsa, quando ormai è vecchio, ricorre alla psicanalisi, affidandosi alle cure di un dottore per 6 mesi. Secondo lo psicanalista, egli ricostruisce per scritto la sua esistenza , per favorire il ritorno alla luce della sua coscienza di eventi lontani e significativi che possano spiegare le origini delle sue manie. Ed eccolo quindi narrare gli episodi della sua vita che ritiene salienti: la morte del padre; il matrimonio con Augusta, la più brutta delle tre sorelle Malfenti; l’ambigua relazione con l’amante Carla, che Zeno si compace di proteggere come un padre... Il denominatore comune di tutti questi fatti si rivela essere la fondamentale mancanza di volontà e l’inettitudine a vivere del protagonista. Il vizio del fumo è solo uno dei molteplici sintomi di un malessere che è poi la malattia congenita dell’uomo moderno.

Alla fine del romanzo si dichiara perfettamente guarito, rinnega la fede nella psicanalisi affermando che il confine tra stato di malattia e stato di salute è pressochè inconsistente, poichè la vita moderna è inquinata alle radici. L’uomo da sempre costruttore di mortiferi ordigni finirà per portare la Terra alla catastrofe cosmica; soltanto allora l’umanità superstite si troverà purificata da malattie e parassiti.

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