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Italo Svevo, influenze culturali, vita e opere

Italo Svevo è lo pseudonimo di Ettore Schmitz; questo pseudonimo sembra voler accomunare la razza italiana a quella germanica. Svevo nacque a Trieste nel 1861, il padre, Francesco, era un ebreo che era riuscito a trovare fortuna attraverso una fiorente attività di commercio di vetrami. Svevo ebbe la prima educazione insieme al fratello Adolfo in un collegio in Baviera, frequentato dai figli di commercianti ebrei, dopo cinque anni Svevo frequentò per due anni a Trieste un istituto commerciale.
Nel 1880 l'impresa del padre di Svevo fallì e lui fu costretto ad impiegarsi in un banca di Vienna. Svevo proseguì il suo impiego in banca per venti anni, non era un intellettuale a tempo pieno e le sue due occupazioni si contrastavano. Dopo un matrimonio fortunato diventò dirigente d'azienda, lasciando l'occupazione culturale perché gli impediva di riuscire nell'occupazione pratica.
Svevo non lasciò mai l'occupazione culturale, testimoniando la volontà debole (inetto) di chi vorrebbe, ma non può. Nel 1892, mentre lavorava in banca, scrisse "Una vita", primo romanzo che determinò un insuccesso clamoroso ("Nessuno se lo fila"), il protagonista è un bancario, il romanzo doveva chiamarsi "un inetto", ma se si fosse chiamato in questo modo non avrebbe avuto successo, quindi cambiò il titolo del romanzo.
Nel 1892 morì il padre e conobbe Livia Veneziani, una cugina che diventò sua moglie; ebbe così la possibilità di entrare nella fabbrica di vernici sottomarine del suocero. Dopo l'insuccesso del suo primo romanzo "una vita", Svevo decise di abbandonare la carriera letteraria proprio come l'inetto diventa una sorta di pater familias. Nel 1898, Svevo scrisse il romanzo "Senilità", anche questo non ebbe successo.
Con la Prima guerra mondiale la fabbrica venne requisita e convertita in attività bellica, Svevo non lavorò e si dedicò a una nuova opera "La coscienza di Zeno" che fu pubblicata nel 1923.

Accaddero due fatti molto importanti tra senilità e coscienza:

• Fra il 1906 e il 1907 Svevo conobbe Joyce, dal quale prende lezioni di lingua inglese. Joyce riconobbe il grande talento letterario di Svevo, leggendo i suoi due romanzi tanto da sapere a memoria diversi brani di Senilità; si scagliò vivacemente contro la critica letteraria italiana che non aveva saputo riconoscere uno scrittore così originale e paragonabile ai romanzieri francesi dell'Ottocento. L'amicizia con lo scrittore irlandese continuò a distanza anche dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale e nel 1923, quando uscì la coscienza di Zeno, fu proprio lui a promuovere il successo del romanzo in particolare in Francia;

• Svevo conosceva la psicanalisi ed entrò in contatto con le teorie di Freud. Egli fu convinto dell'inefficacia terapeutica della psicoanalisi, ma fu consapevole della sua straordinaria utilità in ambito letterario, la valorizzava come strumento narrativo e conoscitivo.

Influenze culturali

Svevo acquisì un bagaglio di conoscenze consistente, tra i filosofi sentì vicino Schopenauer per quanto riguarda lo strumento conoscitivo, fondatore del pensiero irrazionale pessimista, smascherò gli autoinganni dietro cui si nascondevano le altre volontà; anche Svevo voleva svelare le vere volontà dei suoi personaggi.
L'altro filosofo a cui Svevo si sentì vicino fu Darwin (positivista), in quanto ritenne che il comportamento umano fosse frutto di leggi naturali non modificabili. Inoltre Svevo prese come modelli i naturalisti francesi Balzac, Flaubert, in alcune opere di Svevo si prendeva in analisi il bovarismo, ovvero il disprezzo per la società borghese, evasore del sogno, impersonalità delle narrazioni.
Svevo prese come modello anche Stendhal che ne "Il rosso e nero" auspicava all'ampliamento sociale, soprattutto in "Una vita": l'impiegato Alfonso Nitti seduce Annetta, la figlia del principale. Annetta chiede ad Alfonso di allontanarsi dalla città per facilitarla, con la sua assenza, nell'arduo compito di mettere al corrente il padre della loro relazione.
Alfonso si allontana per poi ritornare per assistere la madre malata fino alla sua morte. Torna in città e viene a conoscenza del fidanzamento di Annetta con Macario, il suo rivale che ha tutte le caratteristiche del padre di Annetta cioè è un uomo forte e riuscito. Chiede spiegazioni ma si presenta il fratello che lo sfida a duello, convinto di uscire perdente da questo confronto, Alfonso si suicida.

Gli altri modelli sono rappresentati da Paul Bourget, il fondatore del romanzo psicologico che scrive anche delle opere teoriche; il narratore russo Dostoevskij per l'indagine psicologica; Dickens, Swift e Sterne per quanto riguarda la narrativa inglese per l'umorismo; anche Joyce rappresenta un modello ma Svevo non riprende il flusso di coscienza.

"Una vita"

Struttura narrativa: focalizzazione interna multipla. Il protagonista più altri personaggi. Rispetto al romanzo psicologico qui vi è più attenzione ai morti contrastanti della psiche: Svevo prende in esame i sentimenti in modo logico e quello che il personaggio pensa di essere lo è realmente. Ci sono più piani, desideri, autoinganni: contraddizioni.
Vi è un doppio punto di vista:
• quello del protagonista che dice quello che pensa;
• Quello del narratore che interviene svela gli autoinganni.


"Senilità"

Scritto nel 1898, in questo romanzo ci sono meno personaggi ed è assente la caratterizzazione sociale, ma l'autore si concentra sulla psiche. Il protagonista Emilio Brentani cerca di emulare l'atteggiamento seduttivo, incontra Angiolina e vuole sedurla senza innamorarsi, ma alla fine si innamora, mentre lei ha tanti amanti. Emilio la disprezza, ma non riesce a lasciarla. La relazione sembra giunta a una crisi irrevocabile ed Emilio chiede l'aiuto di Balli, del quale si innamora Angiolina; anche Amalia, la sorella di Emilio si innamora di Balli e, consumata dalla passione si debilita per via dell'alcol, deperisce e si ammala di polmonite. Emilio assiste la sorella in preda ai sensi di colpa, ma quando viene a conoscenza di un nuovo tradimento di Angiolina decide di rivederla per chiudere la relazione. Emilio rimane solo e passa la vecchiaia immaginando una donna perfetta a metà tra le due donne, la sorella (amore materno) e Angiolina (che lo fa uscire dal nido). La struttura narrativa è la stessa di "una vita".

" La Coscienza di Zeno"

Il romanzo si apre con una prefazione firmata dal dottor S., Probabilmente Freud, il quale dichiara di voler pubblicare per vendetta le memorie autobiografiche di un suo paziente, Zeno Cosini, che si era sottratto alla terapia psicoanalitica.
Vi è una nuova concezione di inetto: oltre ad avere una volontà debole, si ribaltano i ruoli, l'inetto diventa sano non si è cristallizzato in un ruolo fisso nella società, la normalità è una malattia. Lo può adattare meglio all'evolversi della storia, non è giusto far guarire questo tipo di malato.
La figura dell'inetto, Zeno, si rivela qualcos'altro: l'inetto si scontra con i "normali": la moglie Augusta, donna realizzata che sembra essere lei la vera malata.
Trama: è un diario con una struttura narrativa non cronologica ma tematica:
• la morte di mio padre: la morte del padre ha rappresentato per Zeno una grande catastrofe;
• Storia del mio matrimonio: Zeno racconta le disavventure del corteggiamento che è rivolto alle tre figlie maggiori del suo principale Giovanni Malfenti: Ada, Alberta e Augusta. Respinto dalle prime due è costretto a sposare la brutta Augusta con la quale avrà una vita coniugale serena;

• La moglie e l'amante: Zeno conduce una relazione extraconiugale con Carla per dare nuova vitalità al rapporto con Augusta.
Il padre lo considera un inetto, il rapporto di amore odio culmina con la morte del padre, ciò innesca i sensi di colpa di Zeno. Prima di morire il padre si alza gli dà uno schiaffo, non si sa se fosse volontario no. Il rivale di Zeno è rappresentato da Guido, che si sposa con Ada.

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