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Svevo e il romanzo psicologico

Svevo inaugura anche il romanzo psicologico con il monologo interiore, che in Jpyceprende il nome di Stream of Consciousness. Il protagonista è l’autore stesso e la caratteristica comune è l’inettitudine. Il protagonista così è l’inetto, visto da punti di vista differenti, quasi seguendo un climax discendente: si va infatti da una inettitudine sociale, a una famigliare e a una individuale. In “Una vita” c’è un quadro sociale più ampio; in “Senilità” c’è un quadro famigliare: infatti tutte le vicende si realizzano tra i quattro protagonisti. In “La coscienza di Zeno” Zeno è il personaggio principale, mentre gli altri personaggi sono in funzione dei ricordi e la causa dei suoi problemi. Questo cambiamento si evidenzia anche nello stile narrativo: in “Una vita” il narratore è esterno, conosce le vicende, ma non è uno dei personaggi. C’è quindi un forte distacco tra le vicende e l’autore, tant’è che non ci sono riflessioni personali. In “Senilità’” la narrazione è più personale, nonostante resti ancorata alla terza persona. È una focalizzazione interna perché l’autore ha vissuto la storia; ci sono frequenti digressioni sul protagonista e sui diversi personaggi, che spesso sottolineano l’incapacità del protagonista di prendere le decisioni giuste. Egli quindi viene visto in modo negativo, tant’è che si parla di Senilità: la vecchiaia rappresenta la mancanza di attività mentale e il non fare. In “La coscienza di Zeno” è completamente diverso il modo di narrare gli eventi: viene pubblicato dallo psicanalista DOTTOR S., dopo che il protagonista aveva abbandonato le sue cure. Infatti Zeno aveva messo per iscritto le sue paure, ed essendo un diario, Zeno racconta in prima persona, secondo il flusso di coscienza, cioè ricordi senza limiti razionali. L’opera è simile all’Ulysses di Joyce. Hanno in comune i tormenti del protagonista, ma sono diversi da un punto di vista narrativo: in Joyce non ci sono limitazioni narrative e i pensieri sono liberi di essere esposti, senza filtri letterari o razionali. Nell’opera di Svevo invece è presente una profonda dimensione letteraria: vi è un inquadramento dei ricordi in un contesto narrativo, pur essendo narrati in I persona. L’ultima differenza tra le due opere riguarda i protagonisti: in ogni romanzo di Svevo ci sono degli antagonisti che sono la realizzazione di ciò che il protagonista vorrebbe essere. Vi è inoltre un forte senso di servilismo del protagonista verso l’antagonista, che genera un forte odio e spirito di vendetta, consumato nell’ultimo romanzo di Svevo. Il suicidio goffo di Speier infatti è una sorta di ripicca verso il brillante protagonista. Nel romanzo “La coscienza di Zeno” l’antagonista è anche il padre che critica il figlio perché non sa fare scelte legittime. Il figlio così finirà per sentirsi vittima del padre, maturando notevole distanza nei suoi confronti, espressa dallo schiaffo in punto di morte. Il finale dell’opera è solo apparentemente positivo perché la vicenda si conclude con il successo economico e professionale del protagonista. Tuttavia negli ultimi righi si annuncia una esplosione che distruggerà il mondo e su questo evento sono state date due interpretazioni: da un lato l’umanità, proiettata verso il male, finirà per distruggere se stessa, ma dall’altro la classe borghese che, imprigionata nei suoi schemi non agisce come dovrebbe; la sua soluzione è la rinuncia ad intervenire perché non c’è nulla da fare (pessimismo) e all’uomo non resta che chiudersi in sé.

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