Daniele di Daniele
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La Coscienza di Zeno di Italo Svevo

La Coscienza di Zeno è il romanzo senz'altro più celebre di Ettore Schmitz, conosciuto con lo pseudonimo Italo Svevo. Questo romanzo, pubblicato nell'anno 1923, rientra nell'ambito del romanzo psicologico, in quanto si esplora a fondo la personalità del protagonista del romanzo, ovvero Zeno Cosini. Come accennato, il protagonista del romanzo La Coscienza di Zeno e Zeno Cosini, il quale proviene da una famiglia molto ricca e che ha un rapporto molto difficile con il padre, segnato da un continuo conflitto. Questo aspetto segnerà tantissimo la vita del protagonista. Inoltre Zeno, personaggio dalla personalità parecchio complessa, vivrà con un senso di inadeguatezza e di inettitudine i rapporti umani sia in ambito lavorativo, amoroso e familiare. Zeno vive questo senso di inettitudine come una vera e propria malattia. In realtà non sarà lui a essere malato, ma la società che lo circonda e di cui fa parte. L'inettitudine è un elemento sempre ricorrente nell'ambito delle opere letterarie di Italo Svevo; in questo modo Svevo anticipa un tema molto attuale come il senso di inadeguatezza dell'uomo all'interno della società di cui fa parte.

Indice

La Coscienza di Zeno, recensione - Versione alternativa 1
La Coscienza di Zeno, riassunto - Versione alternativa 2
Sintesi de La Coscienza di Zeno - Versione alternativa 3
Analisi de La Coscienza di Zeno - Versione alternativa 4
La Coscienza di Zeno, trama - Versione alternativa 5
La psiconalisi ne La Coscienza di Zeno
La Coscienza di Zeno, spiegazione - Versione alternativa 6
La Coscienza di Zeno, commento - Versione alternativa 7

La Coscienza di Zeno, descrizione - Versione alternativa 8
Analisi del brano Augusta

La Coscienza di Zeno, recensione

Notizie sull'autore: Svevo, Italo Pseudonimo di Ettore Schmitz (Trieste 1861 - Motta di Livenza, Treviso 1928), romanziere italiano, la cui opera costituì un momento di passaggio tra le esperienze del decadentismo italiano e la grande narrativa europea dei primi decenni del Novecento. La coscienza di Zeno, in particolare, avrebbe influenzato la narrativa italiana degli anni Trenta e del dopoguerra. Di famiglia ebraica, Svevo riuscì, grazie anche alle caratteristiche culturali di una città come Trieste, allora parte dell'impero austroungarico, ad assimilare una cultura mitteleuropea, che gli consentì di acquisire uno spessore intellettuale raro negli scrittori italiani del tempo. Al centro di questa sua formazione stanno da una parte la conoscenza della filosofia tedesca (soprattutto di Nietzsche e Schopenhauer) e della psicoanalisi di Freud e, dall'altra, l'interesse per i maestri del romanzo francese, da Stendhal a Balzac fino al naturalismo di Zola, e per i grandi narratori russi quali Gogol', Turgenev, Tolstoj, Dostoevskij e Cechov. Svevo compì o approfondì queste letture nel tempo libero che gli lasciava il suo lavoro di impiegato in banca, che dovette iniziare nel 1880 dopo il fallimento della ditta paterna. Intanto collaborava come critico teatrale e letterario a "L'indipendente", giornale triestino sul quale nel 1890 comparve a puntate la sua novella L'assassinio di via Belpoggio. La sua esperienza di impiegato gli ispirò la prima opera pubblicata in volume, Una vita (1892). Il libro La coscienza di Zeno, che portava in origine il titolo "Un inetto", è incentrato sul personaggio di Alfonso Nitti, incapace di adattarsi alle leggi e all'ambiente dell'ufficio e infine sconfitto dalla sproporzione tra le alte aspirazioni (la pubblicazione di una grande opera, il successo in società) e la sua incapacità di tradurre l'ideale in azione. Il romanzo successivo porta il titolo Senilità (1898), dove il riferimento non è al dato anagrafico bensì alla patologica vecchiaia psicologico-morale di Emilio Brentani. Questa seconda figura sveviana dell'"inetto" è circondata da altri personaggi che acquistano nuovo spessore rispetto al romanzo precedente: la sorella Amalia, malinconica e "incolore"; Stefano Balli, scultore di poca fama ma uomo energico nella vita e fortunato con le donne; e la procace, sensuale ed esuberante Angiolina. Emilio, letterato di scarso successo, prende a modello l'amico Balli e, nel tentativo di riscattare la mediocrità e il grigiore della propria vita, intreccia con Angiolina una relazione che si rivelerà fallimentare per l'incapacità di Emilio di tradurre in pratica la lezione dell'amico e per la tenacia con cui proietterà nella donna i propri sogni idealizzanti.

L'insuccesso dei primi due romanzi indusse Svevo a circa vent'anni di silenzio letterario, ma, nonostante le responsabilità imposte dalla sua nuova posizione di dirigente nella ditta di vernici del suocero, Svevo non cessò del tutto di coltivare la letteratura, come testimoniano alcuni suoi racconti: l'inizio della stesura della Madre, ad esempio, risale al 1910, sebbene il racconto sia stato pubblicato postumo, nel 1929, nella raccolta La novella del buon vecchio e della bella fanciulla; e prima del 1912 si colloca anche la scrittura di alcune delle prose brevi raccolte nel volume Corto viaggio sentimentale, pubblicato nel 1949.
Nel 1905 Svevo cominciò a prendere lezioni di inglese da James Joyce, con il quale intrecciò un'amicizia che si sarebbe rivelata feconda per il suo futuro percorso letterario. Joyce, che soggiornò a Trieste fino al 1915, lesse con entusiasmo le opere di Svevo (soprattutto Senilità) e lo incoraggiò a scrivere un nuovo romanzo. Svevo, da parte sua, poté leggere non soltanto le opere joyciane già pubblicate ma anche i manoscritti di quelle ancora in fase di stesura (certamente lesse Dedalus). Intanto, nel 1908, si era accostato all'opera di Freud, che gli avrebbe fornito altri fondamentali strumenti per scandagliare la "coscienza" del terzo inetto, Zeno Cosini.
Fu durante la prima guerra mondiale che Svevo cominciò a elaborare La coscienza di Zeno (1923), unanimemente considerato il suo capolavoro. In questo romanzo l'autore sviluppa un'analisi psicologica di straordinaria profondità e costruisce tecniche narrative modernissime, soprattutto per la tradizione del romanzo italiano. La prima pagina, scritta nella finzione letteraria dallo psicoanalista di Zeno, presenta la narrazione come un'autobiografia del paziente, una rievocazione del passato richiesta dal medico come tappa preliminare alla terapia analitica. E attraverso la rappresentazione interiore della nevrosi del protagonista e narratore, l'autore riesce a rendere la soggettività del pensiero e dei ricordi, in una narrazione che appare ormai quasi completamente svincolata dalle convenzioni realistiche ottocentesche. Ma la novità di Svevo sta anche nella sua dissacrante ironia, nella costruzione di un protagonista radicalmente antitragico e antieroico.
Furono Eugenio Montale e Joyce ad avviare la "scoperta" di Svevo, il primo pubblicando nel 1925 Omaggio a Italo Svevo sul periodico milanese "L'Esame" e il secondo parlando dello scrittore triestino agli amici Benjamin Crémiex e Valéry Larbaud, che nel 1926 dedicarono a Svevo un numero della rivista parigina "Le Navire d'Argent". Tuttavia la fortuna critica ebbe consacrazione ufficiale un anno dopo la morte dello scrittore - avvenuta in un incidente automobilistico - con un numero speciale dedicato a lui dalla rivista fiorentina di letteratura "Solaria".

Rapporto con la psicanalisi: Se si sa con certezza che le teorie psicanalitiche di Freud, sviluppatesi fra '800 e '900 influenzarono notevolmente Svevo, non si sa di preciso quando egli le conobbe, sembrerebbe fra 1908 e 1912, infatti, iniziò ad occuparsi di psicanalisi nel 1911, discutendone con un allievo di Freud e leggendo alcune opere del filosofo. Svevo non condivise pienamente le teorie freudiane, accettandone solamente quelle che confermavano quanto lui già pensava della psiche umana; il suo rapporto con la psicanalisi può essere definito duale, infatti, da un lato egli ne fu affascinato, poiché ne apprezzava l'attenzione riservata ai gesti quotidiani più banali (lapsus, vuoti di memoria.), ma soprattutto perché vedeva la coincidenza fra l'inconscio di Freud e la volontà di vita irrazionale di Shopenauer; d'altro canto Svevo fu turbato dalla psicoanalisi, perché l'analisi dell'inconscio spesso porta il soggetto a prendere coscienza di verità rimosse, e quindi molto sconvolgenti, ma anche perché diffidava della possibilità di guarire le malattie psichiche con qualsiasi mezzo, come sosteneva anche Shopenauer.
Per questi motivi Svevo decise di seguire la teoria psicoanalitica non tanto come terapia medica quanto come mezzo letterario; l'analisi psicologica diventa l'argomento principale dei suoi romanzi, e questa analisi viene resa dal punto di vista letterario con il "flusso di coscienza", una tecnica che consiste nel narrare le idee del personaggio così come si presentano alla sua mente, senza cercare necessariamente un legame logico fra le cose narrate, ma raccontando per "associazione di idee", come avviene realmente nella nostra psiche (e in ciò fu influenzato anche da Joyce).
Un altro elemento che Svevo rese dalle tesi di Freud fu la coscienza della complessità della psiche umana: ogni singolo individuo è quello che è e causa delle innumerevoli esperienze che ha vissuto durante la sua esistenza, e fra queste un ruolo fondamentale lo ha la società per questo motivo Svevo analizza la società a partire dalla psiche dei suoi personaggi e può quindi criticarne i difetti, cosciente del fatto che essa non dice sempre la verità e possiede degli aspetti di cui il soggetto non ha piena padronanza.

Rapporto con la società: Il nome "Italo Svevo" è uno pseudonimo creato da Ector Schmitz per due motivi: distinguere l'impiegato (Ector) dal letterato (Italo), ma soprattutto per evidenziare la multietnicità delle sue origini, egli, infatti, unì in sé le culture italiane, tedesca, ebrea e slava. Questa sua multietnicità gli permise di conoscere e apprezzare diverse culture, ma a ciò contribuì anche la città in cui egli visse: Trieste, appartenente all'Impero Austro-Ungarico, ma al confine con l'Italia e la Jugoslavia, un crocevia commerciale e culturale. Trieste ebbe un ruolo fondamentale nella formazione di Svevo, ispirando e limitando al tempo stesso il suo modo di vedere la vita e l'arte: fu ispiratrice fornendogli diverse culture cui fare riferimento e fornendogli anche una serie di problematiche su cui riflettere, ma lo limitò, appunto perché le problematiche che offriva potevano essere capite solo se viste entro i limiti di Trieste stessa, caratterizzata da un forte provincialismo.
Questo provincialismo, che si riflette in tutte le opere di Svevo (caratterizzandone i personaggi nelle idee, nei modi di fare, negli accenti.) era dovuto soprattutto alla sua posizione geografica, poiché essendo al confine di due stati che se ne contendevano il possesso, risultava isolata; tuttavia si trattava di un provincialismo tutto particolare perché le caratteristiche di Trieste nascevano dalla fusione di tre culture, con il contributo anche di altri stati, con cui intratteneva un fiorente commercio.
Nello studio di Svevo non bisogna però sottovalutare un altro aspetto importante: il suo ebraismo, Italo fu ebreo fin dalla nascita, ma questa sua fede non appare nelle sue opere, quasi come se egli nello scrivere rinunciasse a una parte fondamentale di sé, risultando meno vero da un punto di vista artistico; in realtà Svevo non nascose il proprio ebraismo, egli era talmente amalgamato nella cultura triestina, si sentiva talmente accettato in un clima culturale così aperto, da non aver bisogno di sottolineare questo aspetto della sua vita. In realtà, osservando bene, si possono sì scorgere nelle opere di Svevo alcuni elementi che potrebbero richiamare il suo ebraismo: la passività, l'inettitudine e la femminilità dei suoi personaggi, tutti ritratti tipici della psicologia ebraica.
Svevo conobbe molto bene la cultura contemporanea sia grazie alla sua città d'origine, sia perché egli da autodidatta studiò autori a lui contemporanei come Darwin, di cui condivise l'idea secondo cui esistono delle leggi naturali immodificabili che sono causa dei comportamenti degli uomini, Nietzsche di cui ridicolizzò la figura del superuomo, ritenendola una mera utopia, Shopenauer, l'autore che ebbe più peso nella sua ideologia, con la teoria secondo cui l'uomo si auto inganna di avere libero arbitrio ma è in realtà dominato dalla sua stessa "volontà di vita", e Freud.

Tematiche dei romanzi: Le opere di Svevo furono inizialmente dei grandi fallimenti, forse perché andavano contro i gusti del tempo, stimolando i lettori ad osservarsi, confrontarsi con personaggi scomodi, perché mostrano difetti e problemi comuni a tutti.
Il periodo in cui Svevo scrisse era caratterizzato da una profonda crisi sociale (la "crisi delle certezze"), dovuta alla perdita di importanza del positivismo e alla crisi della borghesia; ciò portò l'uomo alla consapevolezza che non bastavano la sola razionalità, il determinismo scientifico, la causalità necessaria a spiegare la realtà, a tale presa di coscienza spinse l'uomo a cercare una via di fuga in mondi fantastici o in ideali di uomo immaginari; a ciò gli scrittori reagirono in modo diverso: D'Annunzio con la teoria del superuomo, Pascoli col mito del fanciullino, Svevo anziché inseguire miti o inventarsi eroi decise di parlare e descrivere l'uomo in crisi, così com'era, dandone un'immagine in cui gli uomini del suo tempo obbligati a riflettere su se stessi non amarono rispecchiarsi.
La tipologia che ne emerge è quella dell'"inetto", che costituisce il tema cardine di tutta l'opera sveviana, in pratica dell'uomo incapace, che non sa vivere e realizzare i suoi progetti.
L'inettitudine dell'uomo, secondo Svevo, è una debolezza interiore che rende inadatti alla vita, e caratterizza tutti coloro che sono nella società borghese, ma si distinguono da essa come dei diversi, soprattutto perché non ne condividono i valori come il culto del denaro e del successo personale. Questo non riuscire a adattarsi alla società diventa negli individui una vera impotenza psicologica, perché non riesce più ad identificarsi con la figura vincente tipica della borghesia, e si auto-esclude, rifugiandosi in mondi fittizi (grazie alla letteratura) e vedendo in ogni altro uomo un antagonista, in grado di agire e reagire n elle varie situazioni, uscendone sempre vincenti, ma anche dei punti di riferimento a cui appoggiarsi e tentare, invano, di sollevarsi dalla propria inettitudine.
Se inizialmente per Svevo questa figura fu estremamente negativa, lentamente il suo punto di vista mutò, perché l'analisi su sé e sugli altri a cui porta la malattia mostrò come fosse relativo il concetto di sanità, perché ognuno ha i suoi problemi, le sue "inettitudini", ma l'inetto risulta forse il più avvantaggiato nella vita, infatti, non avendo sviluppato le proprie possibilità in nessun ambito della società ha in sé un grande potenziale, che lo rende adatto ad emergere in qualsiasi situazione. L'inetto diventa dunque colui che sa osservare il mondo dal di fuori, e può criticarlo, evidenziandone i difetti, minando alla base le certezze che lo guidano, e per questo diventa un personaggio positivo.
Un'altra tematica fondamentale dell'opera sveviana, strettamente legata al tema precedente, è la malattia; Svevo sostiene che i veri malati sono coloro che hanno delle certezze immodificabili su cui basano la propria esistenza e che non sanno analizzare se stessi, pertanto il confine fra sanità e malattia si assottiglia notevolmente, in un clima di malattia universale, in cui tutto è soggetto ad una generale degradazione, e questo atteggiamento è sintomo della crisi delle certezze che caratterizza l'inizio del '900.
Altre tematiche sveviane sono la morte e il suicidio, visti come una liberazione dalle sofferenze del mondo (e da ciò si allontana da Shopenauer); Svevo parla anche di degenerazione, cioè vede ogni realtà della natura soggetta a crescita, decomposizione e morte, e di molteplicità dell'individuo, perché nelle sue opere mostra di essere cosciente della pluralità dei piani della psiche, dell'esistenza nell'individuo di aspetti di cui neanch'egli è pienamente cosciente, tutto ciò rende il soggetto "multisfaccettato" e non più unico, ma è questa sua complessità che lo rende degno di interesse letterario.

Ideologia e poetica: A Svevo non è mai interessato rientrare in quelle esperienze culturali italiane volte a superare la crisi post-risorgimentale nella valorizzazione della realtà e dei problemi regionali (ad es. il Verismo). Né gli premeva di ricercare nuovi miti e modelli di comportamento per una borghesia velleitaria o delusa (ad es. Decadentismo, Futurismo, ecc.). Il suo orientamento va piuttosto in direzione di una tematica esistenziale, verso la rappresentazione della solitudine e dell'aridità degli individui che avvertono con disperazione la loro incapacità di aderire alla vita. La sua poetica, in un certo senso, rientra nel vasto movimento decadentistico.
Della vita dell'uomo gli interessano non i rapporti sociali, ma gli impulsi più segreti e oscuri, che paralizzano, ovvero gli aspetti dissociati e contraddittori del pensiero e dell'agire. Nei suoi romanzi appare evidente che la solitudine e l'alienazione dei protagonisti sono manifestazioni di una "malattia mortale" che corrode non solo i singoli individui, ma l'intera società borghese, per cui non c'è alcuna speranza che la situazione possa migliorare. C'è insomma un abisso incolmabile fra la consapevolezza con cui si avverte questa tragedia e la possibilità di un'azione costruttiva: anzi, quanto più è forte la consapevolezza, tanto più è forte l'incapacità di reagire. Svevo e Pirandello, in questo senso, si somigliano molto.
Svevo si inserisce perfettamente in questa scoperta dell'inconscio (fatta da Freud), che è la strada anche di Proust e di Joyce, ed è questa la vera novità del suo romanzo. Svevo s'interessò molto di psicanalisi freudiana, che era stata divulgata negli anni successivi alla I guerra mondiale, ma il suo interesse è caratterizzato da uno spirito polemico e sottilmente ironico nei confronti di questa nuova disciplina. La psicanalisi viene vista come una terapia cui il protagonista dell'ultimo romanzo si sottopone scetticamente, per giungere, quasi contro questa stessa terapia, a ricostruire da solo le motivazioni profonde del suo comportamento.

Trama La coscienza di Zeno:
* Titolo del libro: La coscienza di Zeno
* Data della prima edizione:1923
* Genere del libro: Romanzo in forma autobiografica

Personaggi principali: Il protagonista di questa vicenda è Zeno Cosini, ricco commerciante triestino, bizzarro e intelligente, non troppo dotato di capacità pratiche, condannato a vivere con i proventi di un'azienda commerciale vincolata, per disposizione testamentaria del padre, all'amministrazione Olivi. È un malato, una persona che soffre autentici dolori fisici e conduce un'esistenza, se non sregolata, disordinata come dimostra il problema del fumo. Zeno è una presenza ridondante che occupa con le sue prodezze e lamentele la scena del romanzo. È una figura di inetto, molto particolare che accetta la malattia e se ne fa un punto di forza per sopraffare glia altri, di diverso che ha scelto di non soccombere ma di imporsi sugli altri. La sua disparità rispetto agli altri personaggi è innanzitutto una differenza di cultura e di intelligenza, e si concretizza nell'osservare le contraddizioni del comportamento proprio e altrui, nel guardare con occhio estraniato e privo di pregiudizi il mondo che lo circonda. Si tratta di un mondo che ha come regola la lotta per la vita: nel padre e nel signor Malfenti, nel piccolo mondo di sensali, agenti, commercianti e commercialisti tra cui dominano le figure di Olivi padre e figlio. Personaggi che Zeno finisce per strumentalizzare, deridendone la concreta e cinica logica borghese, la razionalità negli affari e le trasgressioni calcolate. Socialmente Zeno è un conformista cui è impedito di esprimere fino a fondo i propri gusti; da represso, ha sposato Augusta, dolce e paziente ma non bella, e reagisce con l'adulterio, causato da un interesse verso le cognate, una delle quali Ada, unisce al fascino della bellezza quello della non intelligenza e non sensibilità. Altri personaggi che appaiono nel romanzo sono le figure di Tacich corresponsabile dello spettacoloso dissesto commerciale del solfato di rame, di Guido odiato in quanto rivale, ma in fin di conti oggetto di una sorta di invidia, dato che è bello, disinvolto e persino capace di suonare bene il violino. Altri personaggi sono le donne che sono accettate in quanto portatrici di bellezza ed animalità come la giovane Carmen predisposta quasi da natura ad incontrarsi con Guido e, potenzialmente, con Tacich, Carla l'amante usata cinicamente senza il minimo affetto, cui può essere addebitata soltanto la scarsa cultura e, s'intende una condizione sociale inferiore. Infine gli ultimi personaggi sono i medici: nessuno veramente umano e comprensivo, spregevoli quando dalla loro scienza pretendono di assurgere a giudici di questioni di vita e rivelano le proprie meschine propensioni e i propri egoismi; accettabili, rassicuranti e innocui, come nel caso del dottor Paoli, che diagnostica a Zeno, dopo scrupoloso esame di laboratorio che non ha il diabete.

Epoca ed ambiente della vicenda: La coscienza di Zeno consta di cinque capitoli centrali, racchiusi tra una Prefazione iniziale del dottore ed un Preambolo del paziente all'inizio, e conclusi da una Psicoanalisi, che è una sorta di diario, datato tra maggio 1915 e giugno 1916. Il tempo narrativo è compreso storicamente in un periodo di storia che va dalla seconda metà dell'ottocento fino al 1916; il tempo del passato è compreso nei capitolo centrali. Durante la narrazione assistiamo ad uno sconvolgimento delle sequenze narrative, con anticipazioni e retrocessioni; ad esempio nel capitolo relativo al padre si trovano già annunciati elementi che riguardano il matrimonio, e anche nel capitolo in cui Zeno è arrivato a sposarsi, contiene riferimenti al suo adulterio, che a loro volta sono recuperati e interpretati come posteriori, nel capitolo dedicato all'associazione commerciale con Guido.

Fabula e intreccio
La fabula: Protagonista è Zeno Cosini, ricco commerciante triestino, condannato a vivere con i proventi di un'azienda commerciale. Giunto all'età di cinquant'anni, Zeno decide di affidarsi alla psicoanalisi per guarire il suo vizio per il fumo, per liberarsi dalla malattia e da i complessi che lo affliggono. Lo psicanalista esorta Zeno a fissare sulla carta i ricordi della sua vita, ricordi che egli non rievocherà in ordine cronologico. Nascono così le storie del suo matrimonio, della morte di suo padre, del fumo eccetera... Nelle pagine conclusive del suo diario Zeno si dice convinto di essere guarito, non per la psicoanalisi, ma per la felice ripresa della sua attività commerciale.

L'intreccio: Zeno Cosini è un ricco commerciante triestino che giunto all'età di cinquant'anni, decide di affidarsi alla terapia psicanalitica per liberarsi dalla sua inettitudine, dai vari complessi che lo affliggono, per guarire dal vizio del fumo e dalla malattia che lo tormenta. Lo psicanalista, induce Zeno a fissare sulla carta i ricordi della propria vita, ricordi che egli non rievocherà in ordine cronologico, ma lascerà vagare in libertà nella sua memoria, in un seguito di episodi legati ciascuno ad un suo vizio o ad un suo fallimento. Nascono così le varie storie narrate in prima persona da Zeno stesso: il fumo, La morte del padre, La storia del matrimonio, La maglie e l'amante. La biografia di Zeno rappresenta una serie di sconfitte. Vuole guarire dal vizio del fumo, ma vani sono gli sforzi per smettere di fumare; per disintossicarsi si fa perfino ricoverare in una casa di cura, ma da questa fugge dopo aver corrotto l'infermiera. Si iscrive all'università, ma non riesce a terminare gli studi. I rapporti con il padre sono difficili ed equivoci; si innamora di Ada Malfenti, la figlia più bella di un furbo commerciante, ma finisce per sposare Augusta la sorella strabica. Intreccia una storia extraconiugale con Carla, ma questa lo abbandona per sposare il maestro di musica che lui stesso, Zeno, le aveva presentato. Nelle pagine conclusive del suo diario di malato. Zeno dice di essere guarito, non grazie alla psicoanalisi, ma alla felice ripresa della sua attività commerciale.
Riassunto dettagliato capitolo per capitolo

Capitolo 1: Il fumo: Zeno inizia a fumare per rivaleggiare con il padre, con il quale non ha mai avuto buoni rapporti. Si convince però che il fumo potrebbe seriamente danneggiare la sua salute, e decide di smettere, ma "passerà il resto della sua vita a fumare l'ultima sigaretta". Purtroppo nessuno riesce a guarirlo dal suo vizio, così chiede aiuto ad una clinica specializzata, dalla quale fugge però il giorno dopo. Zeno in questa situazione pone il fumo come causa stessa del suo male congenito, cerca quindi di sbarazzarsene, ma finisce per nascondercisi inconsciamente dietro, con la paura che se avesse smesso di fumare il suo malessere non gli sarebbe passato, si sarebbe quindi dovuto convincere che egli stesso era la causa dei suoi mali; preferì perciò fingere di voler smettere.

Capitolo 2: La morte di mio padre: Il capitolo inizia col ricordo del genitore, seguito a ruota dalla narrazione degli eventi dal suo ultimo colloquio col padre fino alla sua morte. Ultimo colloquio, che, purtroppo per Zeno, non riesce a far esprimere a nessuna delle due "fazioni" i propri sentimenti verso l'altra, anche se di una erano già noti. Zeno si sveglia la mattina dopo e già trova il padre diverso dal solito, sensazione che verrà confermata dopo, quando scoprirà che il padre è malato. Per via del delirio e dell'incoscienza di quest'ultimo, non riesce a comunicargli i suoi veri sentimenti, in questo riesce invece il padre, che, al momento della morte, alza la mano "alta alta" e gli dà uno schiaffo. Tutti parlano di riflesso meccanico, ma il ricordo di quello schiaffo Zeno se lo porterà dietro per sempre. La scomparsa del padre rappresentò, infatti, la scomparsa dell'antagonista concreto col quale misurarsi per mettere in luce le proprie capacità. Il rimorso per la morte del padre vien vista da Zeno come un ulteriore rincaro alla sua malattia.

Capitolo 3: La storia del mio matrimonio: Zeno, per affari, conosce il sig. Malfenti, col quale entra in buoni rapporti, viene quindi invitato in casa sua, dove conosce le sue quattro figlie, delle quali la più bella gli sembra Ada, con la quale, però, si comporta piuttosto goffamente, e viene quindi respinto. Ne parla quindi con la sig.ra Malfenti, ma questa situazione non fa altro che allontanarlo dalla casa del suo collega, ove ritornerà dopo cinque giorni. Ritornando, poi, nella casa dell'amata, la incontra con Guido Speier, che in quel momento sta suonando il violino, e Zeno non perde l'occasione per fare una brutta figura. "Per caso", si sposa con Augusta, una delle sorelle di Ada, che non ama, ma dalla quale è amato. Dovrà ripiegare infatti su Augusta, in quanto con la prima si era comportato piuttosto goffamente. Prima del matrimonio, Zeno glielo dichiara chiaramente, ma questa acconsente ugualmente. Zeno in questo capitolo si sente un po' vittima del caso, che gli impedisce di sposare la donna amata, e che, per una serie di circostanze, gli fa sposare quella che non ama. Per lui il matrimonio assume tutta una nuova serie di significati. Benché il matrimonio sia risultato sostanzialmente felice, Zeno riconosce che l'atteso "rinnovamento interiore" non è che un'illusione: la moglie non cambierà certo il suo consorte.

Capitolo 4: La moglie e l'amante: Dopo i primi tempi di matrimonio, Zeno si accorge, inaspettatamente, di amare Augusta, e la considera un po' come la sua protettrice; questa piacevole situazione dura fino a quando Zeno rivede un suo vecchio compagno di università, Copler, il quale lo invita a dedicarsi con lui alla beneficenza, e più precisamente ad apportare un aiuto economico a Carla, una giovanissima cantante. Quando Copler invita Zeno a giudicare il canto di Carla, egli comincia a desiderarla, fino a quando Carla diventa la sua amante, incitata da Zeno a migliorarsi nel canto nei suoi momenti di sconforto. Per farle migliorare la voce, assume per l'amante un maestro di canto, del quale però Carla si innamora, fino a lasciare Zeno, che cade in una profonda desolazione. Nel racconto della sua avventura Zeno oscilla tra l'atteggiamento di aperta confessione e la ricerca di una giustificazione qualsiasi. Mentre si confessa, egli vuol apparire agli altri ed a se stesso (riuscendoci) innocente e puro, parole che costituiscono l'intera anima della sua storia d'amore. Per quanto riguarda le giustificazioni, invece, quella da lui più accreditata era di non amare Augusta, perché quindi avrebbe dovuto provare rimorso? Infine in lui non mancò del tutto la resistenza al peccato, in quanto non giunse a Carla "in uno slancio solo, ma a tappe". Zeno ricorda, inoltre, che quando si trova tra le mani, per puro caso, il trattato di canto da donare a Carla, è "costretto" dalla moglie a portarglielo. Intanto egli considera la colpa come un avanzamento della malattia, mentre l'innocenza gli si configura come salute.

Capitolo 5: Storia di un'associazione commerciale: Quando Guido (divenuto il marito di Ada) decide di mettersi in affari, aprendo una casa commerciale, coinvolge Zeno, ed assume una segretaria, Carmen. Guido, su consiglio di alcuni affaristi inglesi, compra del solfato di rame, poi lo avrebbe rivenduto quando il prezzo sarebbe salito, ma invece di seguire i buoni consigli fa di testa sua e vende subito il prodotto, contraendo una grave perdita. Intanto si manifesta un menefreghismo da entrambe le parti verso l'agenzia, e sono i primi passi verso la rovina. Nel frattempo Ada dà alla luce due gemelli, e viene colta da una malattia che la fa progressivamente imbruttire, Guido diventa l'amante di Carmen. Quindi l' "affarista" non accetta I consigli di dichiarare bancarotta, con la conseguenza dell'annullamento dei debiti, e sia Ada che Augusta si preoccupano non poco per la situazione. La prima per la quella economica, la seconda anche perché Zeno aveva deciso di fare un consistente prestito a Guido. Non sapendo cosa fare, Guido attua una subdola strategia che lo aveva portato precedentemente al successo: ingerisce un potente sonnifero, il Veronal, che, se assunto in dosi elevate, poteva apportare non indifferenti danni all'organismo, e c'era anche l'eventualità della morte. Eventualità che si verifica per caso, in quanto Guido voleva solo fingere di essere in punto di morte, per avere affetto. Zeno comincia quindi a lavorare per due, al posto di Guido, e proprio per questa ragione si dimentica completamente del funerale del collega- amico, e per questo Ada lo disprezza, ma è vista da Zeno come un'ingrata. Però questi non ha occasione per farglielo capire, in quanto Ada parte per l'Argentina. Zeno, di fronte alla disgrazia capitata all'amico si accorge dell'originalità della vita: fino ad allora egli aveva considerato il luogo comune che definisce la vita come crudele giusto, ora invece lo rivaluta e si accorge che è impossibile definire ciò che è bene e ciò che è male: ricorda, infatti, di quando, da piccolo, amici e parenti davano giudizi contrastanti su di lui, che chiedeva alla madre: "ma sono stato buono o cattivo, io?" questo stesso dilemma che lo attanagliava da bambino lo perseguita anche ora, a distanza di trent'anni. Quindi secondo Zeno "la vita non è ne' brutta ne' bella, ma è originale!". A questa riflessione Zeno è indotto dalla situazione che doveva sopportare, che lo vedeva nel ruolo opposto a quello che aveva sempre sostenuto, a cominciare dal padre per terminare con Ada, che lo definisce ora "il miglior uomo della famiglia".

Capitolo 6: Psico-analisi: Quest'ultimo capitolo delle sue memorie Zeno lo scrive sotto una luce diversa da quella sotto la quale si trovava negli altri: riconosce che il Dottor S. non lo aveva guarito affatto, e gli manda quest'ultima parte dei suoi ricordi per fargli capire cosa ne pensasse della sua cura; e si fa curare da "un medico vero, di quelli che esaminano il corpo quando si ammala", che lo trova in perfetta salute. Intanto siamo arrivati nel 1915, quando l'Italia entra nel primo conflitto mondiale, e la villa di Zeno si trova proprio al confine tra Austria e Italia, quindi gli viene impedito di entrarvi, e verrà trasferito con la sua famiglia a Trieste, dove constaterà su se stesso gli effetti della guerra: si ritiene fortunato in primo luogo perché si è disfatto della sua malattia, e guarda il mondo con occhi diversi, perché si considera fortunato in mezzo alle brutture della guerra. L'ultimo capitolo rende esplicita la concezione pessimistica della vita di Svevo, prima velata dall'autoironia sulla malattia di Zeno. Quella malattia quindi è considerata come attributo inscindibile alla vita, che quindi diventa a sua volta "malattia", sempre mortale. In un certo qual modo così non è per Zeno, che dalla guerra (che, per quanto ne possa dire Zeno, può essere considerata per una buona parte appartenente al "male"), trae la sua guarigione. Questo strumento di cura, crudele, sottolinea ancora una volta il pessimismo dell'autore. Nell'ultima parte del libro Zeno trasferisce, inoltre, la sua malattia dal suo privato a tutta la società, soprattutto a quella del suo tempo, facendole assumere dimensioni cosmiche.

"L'episodio più interessante e a tuo giudizio più significativo": L'episodio che mi è sembrato maggiormente interessante e significativo è stato quello relativo alla morte del padre di Zeno, che è stato per lui uno dei momenti più decisivi e sconvolgenti della sua vita. L'attimo più drammatico del passo è quello in cui il padre morente e ormai privo di conoscenza, lasciando andare il braccio alzato colpisce il volto del figlio. Zeno inizialmente pensa che quell'atto sia stato volontario, come una punizione in seguito ad una lunga incomprensione e freddezza. Nella sua solitudine ragionava: era escluso che il padre in quello stato avrebbe potuto lasciare andare il braccio e colpire con tanta esattezza la guancia del figlio. Decise così di rivolgersi a Coprosich, che come dottore gli avrebbe potuto spiegare qualcosa sulle capacità di risolvere dei moribondi. Ma con lui non parlò, non avrebbe mai potuto raccontargli il modo in cui il padre si era congedato da lui, a lui che lo aveva accusato di poco affetto per il padre. Quando si recò nella stanza mortuaria il cadavere era stato vestito, il corpo era irrigidito, la mani fredde e livide; decise di non rivederlo mai più. Poi al suo funerale riuscì a ricordare il padre come debole e buono, e si convinse che quello schiaffo gli era stato dato da lui moribondo non da lui voluto. Divenne così più buono e il ricordo del padre fu sempre più dolce.

Le tematiche: Le tematiche più importanti che emergono dalla lettura del romanzo di Svevo sono quelle della cura tramite la psicoanalisi e della scienza, ma quella che è la principale, tanto da insidiare la Coscienza è quella della malattia. Essa per gran parte del romanzo appare come una forma di malattia psichica. La malattia ci fa guardare la vita con invidia, che non si vuole afferrare o che ci è impedita, per cui ci si sottrae e non si è incapaci di viverla. Ma se all'inizio la malattia si pone come un problema individuale, finisce poi per diventare comune condizione dell'uomo. Zeno quindi si pone come metafora della crisi dell'uomo contemporaneo, una crisi accentuata dalla acquisizione della consapevolezza della propria condizione.

Monologo interiore e tempo narrativo: Una prima osservazione può riguardare la particolare connotazione del "monologo interiore" nell'opera di Italo Svevo. Se conveniamo che a partire dalla Coscienza di Zeno l'opera di Svevo si connota fondamentalmente come un nevrotico agglomerato monologante, come un costante ed ineliminabile flusso diagnostico che non prevede alternative, si dovrà anche constatare l'avvenuto superamento dell'"ambiguità" di tipo pirandelliano; alle spalle è definitivamente lasciata la tecnica contrappositiva, in quanto è definitivamente risolto il dualismo attore-personaggio che aveva tormentato Pirandello lungo tutto il corso della sua attività. Il "doppio" non esiste più, sostituito com'è dalla perfetta aderenza tra maschera e volto, tra realtà e spazio della coscienza. Ne consegue che il modulo monologante subisca - ed era inevitabile - una profonda trasformazione. Se ne rese conto molti anni fa Giacomo Devoto, quando parlando del rapporto tra indiretto libero e discorso diretto affermava che per Svevo la differenza non esisteva più in quanto il discorso diretto era solo apparente, trasformato com'era nella ´traduzione in forma diretta di pensieri che all'analisi di Svevo non apparivano ormai se non intellettualizzati, allungati e sciolti nei loro elementi costitutiviª. In questa situazione anche l'indiretto libero rinuncia inevitabilmente alla sua rilevanza autonoma, fino ad adeguarsi al nuovo sistema adottato per il discorso diretto. L'appiattimento è inevitabile, ma dà origine ad un nuovo ed originalissimo modulo stilistico, riconducibile per altro a quel dialogo in interiore homine, a cui accennava Marziano Guglielminetti nel suo Struttura e tempo narrativo del romanzo italiano del primo Novecento (1966). Parliamo dunque, per Svevo, di un monologo di tipo diagnostico, come paradigma unico e assoluto di una realtà non più antitetica ma totalmente disintegrata. Il referente stilistico non può che essere l'abbandono della dialettica tra discorso diretto e discorso indiretto libero, con la conseguente nullificazione dell'autonomia espressiva del primo e del secondo.
Svevo non ha più bisogno, per documentare la realtà schizoide del proprio mondo interiore, di ricorrere all'alternanza dei piani narrativi. Gli basta utilizzare un costante e ossessivo scarto nell'uso sintattico del verbo, adottando un tempo misto di grande durata, connotato dall'uso alterno del passato e imperfetto risolti infine nel condizionale, così come avviene se la partenza è affidata anche al presente esplicativo. La chiave di volta del monologo è quindi il condizionale adoperato come tempo esterno dell'ipotesi, carico com'è di una valenza introspettiva altrimenti irrealizzabile. È questo il sistema che consente a Svevo di procedere all'assemblaggio strutturale, di realizzare un procedimento idoneo a rendere sulla pagina il flusso delle libere associazioni che dominano la sua memoria, con una parallela utilizzazione dello strumento evocativo e della inevitabile rimozione. La novità stilistica della Coscienza - e forse anche il segreto della originale struttura del romanzo - è da cercarsi in questa dimensione scoperta d'improvviso (ma forse non così d'improvviso come afferma Svevo) e utilizzata poi senza esitazioni e senza remora alcuna per creare la cosiddetta "tecnica" dell'ironia testimoniata da una continua disposizione al monologo interiore.
Tornando al punto di partenza, si dovrà concludere che, a conti fatti, la nuova concezione del tempo "misto" che corrisponde alla struttura della Coscienza coincide con l'individuazione di un sistema di monologo astratto, per cui gli avvenimenti non hanno senso se non riflessi nell'unica e instabile misura della "coscienza". Si determina così un mutamento profondo nella fisionomia del personaggio che ora, per la prima volta, si fa avanti nella sua posizione soggettiva di osservatore di una realtà svalutata radicalmente nei suoi dati esteriori, e unicamente recuperabile mediante la fluttuazione dei piani coscienziali. Ne deriva una nuova, sperimentale, visione del mondo e della storia, caratterizzata dalla sfiducia nella razionalità e nella conoscibilità della vita. La realtà fugge continuamente a causa del frapporsi di uno schermo tra l'uomo e il "reale", nel momento stesso in cui lo si individua. L'uomo non è più inquadrato naturalisticamente in una prospettiva storica, in linea di sviluppo, ma al contrario è immerso senza scampo nella fluttuazione discontinua di un organismo preda del patologico, destinato alla malattia e alla disgregazione. La tendenza al monologo presente nel personaggio-autore soprattutto nella parte iniziale e in quella conclusiva del romanzo è - a mio parere - il segno tangibile dell'accettazione ormai avvenuta di una più complessa situazione esistenziale. Freud non è passato invano per le vie di Trieste.
La patologia del vivere concretizza così nel monologo della Coscienza il suo tempo astorico: diviene emblematico dato di partenza, filo conduttore e tragicomico punto d'arrivo del personaggio nel suo "corto viaggio sentimentale".

Lo stile: Nel libro La coscienza di Zeno di Italo Svevo appare la figura del narratore onnisciente che sa spiegare tutto, che sa più dei personaggi, che interviene con riflessioni personali. Il discorso è sia diretto che indiretto, lo stile paratattico, il registro formale.

Giudizio finale: Il romanzo di Svevo mi è apparso molto interessante e piacevole da leggere, nonostante abbia incontrato qualche difficoltà nella lettura e nella comprensione.

La Coscienza di Zeno, riassunto

Italo Svevo in questo romanzo narra di come Zeno Cosini sia stato indotto da un medico a ricordare la sua vita e metterla per iscritto, poiché quest’ultimo pensava che potendo rivivere vecchi ricordi si sarebbe trovato il motivo del male del paziente.
Il libro inizia con la prefazione del medico stesso, il quale, per vendicarsi del fatto che Zena sia venuto meno al suo impegno, pubblica questo diario, ma gli offre la metà del ricavo a patto che egli riprenda la cura.
Zeno inizia il suo diario parlando della sua propensione al fumo, dalle prime sigarette, oramai non più in commercio, fumate di nascosto con gli amici; ai sigari del padre, presi dal taschino del suo panciotto; ed anche se era malato, egli non riusciva a smettere ma si riproponeva di concludere il suo rapporto col fumo chiudendo con un’ultima sigaretta, purtroppo ogni sigaretta era l’ultima, allora la moglie gli suggerì di passare qualche tempo in una casa di salute, ma egli riuscì ad ubriacare la sua sorvegliante Giovanna col cognac, scappò via e non vi ritornò più poiché pensò che si sarebbe curato da solo col tempo.
Il dottore gli aveva consigliato di scrivere del rapporto coi genitori, allora Zeno parla del padre, visto che la madre era morta quando lui aveva solo quindici anni. Quando studiava all’università aveva dato al padre un nomignolo “il vecchio Silva manda denari”; il loro legame era conflittuale, infatti mentre Zeno disprezzava le cose serie, il padre vedeva serie troppe cose. La sua morte fu una catastrofe per il figlio; una sera dopo aver cenato si coricarono e durante la notte il vecchio, già malato, peggiorò, pareva non vedesse e non udisse più nessuno, e circa una settimana dopo morì con un gesto supremo:si alzò in piedi ed esclamò “muoio!”, poi alzò la mano, diede uno schiaffo al figlio e cadde morto. Così solo e afflitto Zeno si rinchiuse nella sua stanza e pensò che quello fosse stato l’ultimo atto punitivo del padre.
Egli ci narra anche del suo matrimonio, che nacque dalla conoscenza del suocero, infatti un giorno era andato dall’Olivi, colui che si occupava dell’attività commerciale lasciatagli dal padre, per controllare la situazione e conobbe Giovanni Malfenti; tra i due si instaurò subito un’amicizia che l’autore Zeno stesso definiva paterna, forse perché vedeva in lui il padre che non aveva mai avuto. Giovanni era un commerciante di circa cinquant’anni, alto e robusto, ed aveva quattro figlie: Ada, Alberta, Augusta ed Anna, tutte col nome che iniziava per A , in modo che avrebbero potuto scambiarsi gli accessori. Zeno voleva tanto imparentarsi con Giovanni che una sera, mentre era in casa Malfenti, decise di proporre ad Ada ,la più bella delle figlie, il matrimonio, ma il cuore di quest’ultima era già di un altro, Guido Speier, andò allora da Alberta, la quale anch’essa declinò, ed infine da Augusta, che accettò con piacere, dimostrandosi la moglie di cui Zeno aveva bisogno.
Una volta sposatisi Zeno ed Augusta decisero di sostenere i più poveri, così Zeno conobbe una delle famiglie che manteneva, erano Carla e sua madre. La giovane gli piacque subito e divenne la sua amante per circa un anno, fin quando vinta dai rimorsi, Carla volle vedere la moglie di Zeno, lui le aveva detto che era Ada, poiché era molto bella, e quando per caso Ada e Carla si incontrarono per strada, quest’ultima scoppiò in lacrime e proibì a Zeno di frequentarsi ancora.
Nonostante Guido Speier fosse stato antipatico a Zeno fin dal primo incontro, poiché gli aveva portato via Ada, una volta diventati cognati tra loro due nacque una grande amicizia, tanto che decisero di creare un’associazione commerciale in cui Guido avrebbe fatto l’amministratore e Zeno il contabile, purtroppo nessuno dei due era esperto in quel campo e fecero vari acquisti sbagliati. La situazione sembrò migliorare quando Guido iniziò a giocare in borsa, ed aveva quasi coperto la perdita della società, ma non volle fermarsi così perse tutto, e per risanare i debiti si dovette versare parte del capitale di Zeno e di quello di Ada. Guido però, afflitto dal fallimento, prese del veleno e si suicidò e la moglie decise di trasferirsi a Buenos Aires presso la famiglia del marito.
Infine,Zeno parla della sua intenzione di lasciare la psico-analisi, egli infatti crede che non serva a farlo star meglio, anzi si sente peggio, più malato che mai. Intanto gli anni sono passati e i figli sono cresciuti e lui vive con Augusta nella loro villa Lucinico.
Il libro si conclude con una profezia che è la sua idea sul futuro, scaturita dalla presenza della guerra sulla terra; Zeno pensa che in un futuro prossimo l’intelligenza dell’uomo diventerà sempre più immensa, così come la sua debolezza, e mentre in alcune parti del mondo verranno usate innovazione e tecnologia a scopi benefici, in un angolo della terra un uomo simile agli altri inventerà un esplosivo, in confronto al quale quelli esistenti sembreranno innocui giocattoli e un’esplosione enorme scoppierà ed ingoierà la terra, che riprenderà la forma di nebulosa ed andrà vagando per lo spazio finalmente priva di parassiti e malattie.

1-INDIVIDUAZIONE DEI PERSONAGGI PRINCIPALI DEL ROMANZO: I personaggi principali del romanzo sono:
Il Dottor S., studioso di psico-analisi, il quale ha avuto la brillante idea di far scrivere al paziente la biografia per riuscire a trovare la causa del suo malessere;
Zeno Cosini, il protagonista, affetto da una curiosa malattia per la quale egli si sente inetto, incapace di vivere la sua vita anzicchè di vederla passare;
Silva Cosini, che è il padre di Zeno, con il quale quest’ultimo avevo un rapporto conflittuale e la cui morte provocherà un duro colpo al figlio;
Giovanni Malfenti, uomo forte ed abile commerciante, era il suocero di Zeno, i due erano legati da un rapporto paterno il quale spinse Zeno a prendere in sposa una delle sua quattro figlie;
Ada Malfenti, prima figlia di Giovanni, era la più bella delle quattro sorelle, ma il suo cuore era già di un altro uomo;
Augusta Malfenti, moglie di Zeno, non era stata la prima prescelta ma era di certo la moglie di cui egli aveva bisogno, la personificazione della salute vicino a lui che era tanto malato;
Carla, è stata l’amante di Zeno per circa un anno;
Guido, è colui che ha portato via al protagonista la donna amata, il cognato con cui Zeno crea un’organizzazione commerciale che una volta fallita lo spingerà al suicidio.

2-EVIDENZIARE LE PRINCIPALI TEMATICHE TIPICHE DELL’AUTORE E DEL PERIODO A LUI CONTEMPORANEO: La tematica base attorno alla quale gira tutto il romanzo è il male di vivere, il quale porta la persona malata all’inettitudine, all’incapacità di adattarsi alla vita, di vivere invece di guardare la vita che passa. Zeno, il protagonista, sa che la sua malattia è un’idea, un pensiero, non è reale, ma ne cerca ugualmente la cura e grazie alla sua biografia noi ci possiamo rendere conto di quanto l’inettitudine renda le persone più deboli, può essere preso in esempio il fumo, egli si ripromette inutilmente di non fumare più e si accende una sigaretta, e dopo quest’ultima un’altra e un’altra ancora, senza riuscire a dare un taglio a questo suo vizio.
Possiamo anche notare in questo romanzo come ogni fatto accaduto a Zeno porti ad una riflessione psicologica per la quale non si conosce la vera ragione delle azioni, per esempio quando il padre morente gli dà uno schiaffo, questo è stato l’ultimo gesto insignificante di una persona moribonda e inconsapevole delle proprie azioni, oppure è stato l’ultimo atto punitivo del padre verso un figlio che non è stato capace di dargli qualche soddisfazione?

3-TIPO DI NARRAZIONE E TIPO DI FOCALIZZAZIONE: La narrazione, ne “La coscienza di Zeno”, è in prima persona, poiché è Zeno Cosini, il protagonista del romanzo, che ci narra gli avvenimenti della sua vita. Per quanto riguarda la focalizzazione, anch’essa è interna, cioè i fatti sono raccontati da chi ha vissuto la storia, secondo il punto di vista del protagonista.

4-TEMPO DI SVOLGIMENTO DELLE VICENDE:Il tempo di svolgimento delle vicende è indefinito, non è preciso, poiché la narrazione avviene quando la vicenda è già terminata, ormai si sono già svolti i fatti e il protagonista ha deciso di riviverli scrivendo una biografia.

5-SISTEMA NARRATIVO: Il sistema narrativo è circolare, poiché la storia è narrata così come viene in mente, secondo il flusso di coscienza, ideologia sostenuta da Joyce, secondo il quale non si descrivono gli episodi seguendo temporalmente gli avvenimenti, ma si espongono in evidenza degli aspetti dell’animo del protagonista.

6-GIUDIZIO PERSONALE SUL ROMANZO: Zeno Cosini è stato indotto dal medico a scrivere un diario sulla sua vita per cercare la causa della sua malattia, ma questa malattia non è fisica, è psicologica, lui è un classico “malato dentro”; Zeno sente delle fitte alla pancia quando viene offeso o ridicolizzato, soprattutto in presenza della donna amata; egli ha cercato di sposarsi con la donna dei suoi sogni, ma ha dovuto dirottare (per ben tre volte) la sua scelta; per non parlare del fumo, ha cercato di smettere ma da ogni ultima sigaretta ne accendeva una nuova, ed infine il padre morente gli tira uno schiaffo come ultima punizione. Lui è affetto da male di vivere che, secondo me, nasce dall’insoddisfazione per varie cose, per esempio il non saper gestire la propria azienda, e quindi deve occuparsene l’Olivi; ed il non essere stato in grado di rendere qualche soddisfazione al padre col suo operato, infatti cambiava sempre direzione negli studi, senza laurearsi in alcuna materia. Col passare degli anni però Zeno fa della sua malattia un’amica, se la ritrova addosso ogni volta che si guarda attorno, non lo lascia mai. Questo libro mi è piaciuto perché Zeno è consapevole di essere nato con l’idea di essere malato, lui sa che la sua malattia non è curabile perché non è come le altre, non è reale, ma ne soffre e non la ignora.

Sintesi de La Coscienza di Zeno

Secondo Svevo la malattia è parte integrante della vita.
Il male è la società, e quindi riguarda tutti gli individui.
La differenza sta tra chi possiede la “coscienza”, e chi invece è sano, solo perché si adatta alla realtà.
La salute si riesce ad avere solo in una società giusta e umana.
La soluzione è quella di interrompere la cura, e vivere la propria condizione con ironia.
Alla fine il protagonista si dichiara guarito perché si sente “normale”, che sono quelli che alla fine porteranno il mondo alla distruzione.
La cura è un viaggio del passato della propria memoria, alla ricerca delle radici del male.

Il romanzo inizia con una Prefazione dello psicanalista, che dichiara di pubblicare le memorie di un suo paziente, Zeno Cosini, per dispetto (perché ha abbandonato il trattamento), e avverte il lettore che quello che sta leggendo sono verità e bugie.
Dopo c’è il Preambolo che lo ha scritto Zeno Cosini, dove spiega i suoi dubbi sull’efficacia della cura, sulla possibilità che la “salute” sia raggiungibile.
Il romanzo è diviso in nuclei tematici, ordinati on un “tempo misto”, dove attraverso sei capitoli Zeno racconta se stesso e giudica la propria vita.

Tempo misto: è un’espressione inventata da Zeno, dove racconta avvenimenti passati, ma ogni avvenimento diventa presente nella coscienza ed entra in contatto con l’attesa del futuro.

Nuclei tematici:
- il fumo: è l’argomento centrale del primo capitolo, racconta come abbia iniziato a fumare e di come non sia più riuscito a smettere;
- la morte di mio padre: è dedicato al suo difficile rapporto che ha avuto con il padre
- la storia del mio matrimonio: racconta di come Zeno innamorato di Ada, finisce per sposare sua sorella più brutta;
- la moglie e l’amante: racconta la vita matrimoniale di Zeno, che dopo il matrimonio si è accorto di amare la moglie, ma che poi finirà per tradire con Carla;
- storia di un’associazione commerciale: lavorando insieme al cognato Guido, Zeno scopre che il socio non sa condurre i propri affari, e si trovano cosi in fallimento. Quando il socio muore, Zeno salva l’impresa;
- psico-analista: Zeno abbandona la cura, perché ha perso fiducia nel metodo psicoanalitico.

Teoria Freudiana: Dice che in ogni individuo esiste una zona sconosciuta, l’inconscio.
Dove ci sono degli impulsi primitivi ed elementari, che l’io vorrebbe fermare.
Ma non ci riesce, e mandano continui segnali attraverso tipi di azioni dove gli individui non hanno nessun controllo.
E possono manifestarsi delle malattie psichiche come tic, fobie, ossessioni.
Per curarsi Freud dice che bisogna far capire al paziente i motivi del proprio disagio.

Analisi de La Coscienza di Zeno

La coscienza di Zeno è il capolavoro di Italo Svevo e il suo più grande successo, iniziato nel 1919 e pubblicato nel 1923. Si tratta di un romanzo scritto in prima persona, a differenza dei precedenti, ed è diviso in otto parti, di cui le prime due sono prefazioni che avviano il lettore a quella che sarà la storia raccontata. Inoltre, la narrazione non rispecchia l’ordine cronologico dei tempi perché è un diario-autobiografia, in cui il protagonista Zeno Cosini parla della sua vita e ne ripercorre le tappe principali mentre segue una terapia psicologica.
Il racconto è basato su due piani narrativi: il racconto di Zeno della sua vita e la cornice, cioè il rapporto conflittuale fra Zeno e il dottor S., alla base del romanzo perché proprio da un loro battibecco viene fuori la storia. Lo psicologo, per vendetta sul paziente che ha abbandonato la sua terapia, decide di pubblicare tutto quello che gli ha raccontato.

Trama: Zeno Cosini, ricco commerciante di Trieste, ha 57 anni e racconta la storia della malattia che lo ha portato alla terapia:
* Fumo: Zeno apre le narrazioni parlando del fumo e dunque il ripetuto e vano tentativo di smettere di fumare.
* Morte del padre: è per Zeno l’evento più importante della sua vita che rappresenta la fine di alcune sue insicurezze ma porta anche al rimorso e al turbamento, poiché Zeno non sa se suo padre ha voluto schiaffeggiarlo o no.
* Matrimonio: Zeno si riprende dallo shock della morte paterna sposando Augusta Malfenti, una ragazza d’oro ma non molto bella, nonostante fosse innamorato di Ada, bella e sensuale, finita nelle mani di Guido Speier, acerrimo nemico di Zeno e da questi invidiato poiché sempre di successo e pieno di qualità.
* Amante: Zeno si cerca un’altra donna (Carla) perché trova noiosa la sua vita matrimoniale. Il rapporto con Carla è semplice e alla fine termine con un tradimento doppio, poiché Carla molla Zeno e Zeno è in crisi con sua moglie.
* Conclusione: Zeno aiuta Guido a risollevare la sua situazione economica, peggiorata a causa del vizio del gioco. La moglie gli cede soldi e viene ignorata e maltrattata. Alla fine, Guido muore dopo aver simulato una seconda volta il suicidio, facendo male i conti. Ada rimane sola e malata, mentre Zeno è triste ma vive nell’ozio ed è amato.

Elementi principali: Il titolo è sfuggente perché non dà un’indicazione precisa, motivo per cui le versioni in lingue straniere hanno presentato difficoltà nella traduzione del nome dell’opera. Coscienza fa pensare alla consapevolezza di un individuo oppure al suo essere buono o cattivo. È un termine ambiguo, dunque, che rispecchia i dubbi esistenziali di Zeno che si sottopone ad una terapia, convinto di essere fuori dal mondo, per poi uscirne sicuro di essere adatto alla vita più di altri.
Il motore della narrazione è Zeno che racconta e segue rapporti di causa-effetto, cercando di scavare nel passato e capire perché sono accadute certe cose e il peso che hanno avuto sulla sua formazione. C’è dunque uno sdoppiamento dell’io narrante: Zeno che scrive il diario alla luce di tutto ciò che gli è capitato e Zeno che rivive quei fatti, come se vedesse se stesso in un film. Non si notano blocchi tematici nell’opera e il tempo è vario, relativo allo stato d’animo del protagonista e alla profondità o meno delle sue riflessioni, a causa delle quali la narrazione può risultare lunga e complessa o di fatto ridotta e semplice.
Un elemento importante è l’ironia, visibile già dall’inizio nel fatto che un dottore si infuri con il paziente e spiattelli al pubblico tutto ciò che ha sentito da lui. È una comicità assurda che avvisa il lettore di non fidarsi di tutto ciò che leggerà e di mantenere le distanze ricordandosi che Zeno sta ricordando e sta congetturando. La narrazione diventa ambigua e alla fine ci si domanda se Zeno abbia davvero avuto bisogno di psicanalisi o abbia semplicemente parlato di sé scoprendo di essere stato una brava persona.

Il tema della malattia (accanto a quello dell’inetto) è centrale, forse cardine principale. È la malattia, l’infermità mentale che conduce Zeno a parlare con uno psicologo. I mali e le disavventure lo perseguitano e si mette a nudo davanti ad un estraneo. La malattia è il linguaggio del protagonista, è un simbolo del senso di colpa, della diversità. Zeno è turbato dal suo passato e la malattia mentale gli permette di aprire una finestra sulla sua vita e di poter comprendere e sfogarsi, è una malattia spirituale che può essere curata, è uno strumento di conoscenza del proprio io.
La malattia si traduce in metafora esistenziale già alla fine dell’Ottocento, con l’emblema della tubercolosi e del male dell’eroe romantico. Nel Decadentismo assume la connotazione di disagio spirituale e di riflessione, che poi in Svevo equivale a introversione (così come per Thomas Mann in Montagna Incantata del 1924). L’essere malati può parafrasare il tema della caduta delle illusioni, dei miti: Ada, bella e in salute, a causa di un morbo invecchia precocemente e soffre fisicamente, rappresenta uno stato dell’esistenza.
Nell’estraneità alla vita di Zeno si trova la sua forza unica di adattarsi ai cambiamenti della società e in lui risiede il perfetto esempio di introspezione.
Svevo non era un fan di Freud per cui si pensa che il dottor S. non sia Sigmund, quanto un personaggio basato su Edoardo Weiss, medico e psicanalista triestino.

La Coscienza di Zeno, trama

Trama: Zeno Cosini, un agiato borghese di 57 anni, senza preoccupazioni di ordine economico, si affida su consiglio di alcuni amici alle cure di un medico seguace della psicoanalisi che cura con metodi non tradizionali i mali da cui Zeno è afflitto. La malattia di Zeno non è fisica ma è psichica. Prima di iniziare la terapia, il medico, il dottor S., suggerisce a Zeno di scrivere su quaderni tutti i dati anche quelli che lui ritiene insignificanti che hanno caratterizzato le tappe essenziali della sua vita , dall’infanzia alla maturità. Si tratta di far riaffiorare, attraverso la memoria, episodi e soprattutto sensazioni e sentimenti anche quelli più indiscreti ed inconfessabili.

L’opera si struttura in sette capitoli, preceduti da una prefazione in cui il narratore è il medico psicoanalista che spiega le ragioni per cui ha deciso di pubblicare il racconto del suo paziente

I sette capitoli successivi (Il fumo, La morte del padre, La storia del mio matrimonio, La moglie l’amante, Storia di un’associazione commerciale, Psico-analisi) costituiscono il memoriale, di Zeno, un’autobiografia tutta particolare sia perché le vicende non seguono un ordine cronologico ma si organizzano intorno ad alcuni temi fondamentali , a ciascuno dei quali è dedicato un capitolo talora assai ampia in cui il passato affiora continuamente e si intreccia la presente. Nella conclusione, che riporta la vicenda al presente, Zeno dice di essere guarito dalla nevrosi, non certamente per la psicoanalisi ma grazie al commercio.

Segue un’amara riflessione sulla condizione dell’umanità irreparabilmente malata: la malattia viene ora riconosciuta come aspetto della vita umana. Gli uomini si sono sottratti alle leggi naturali dell’evoluzione ( selezione naturale) e consapevoli della loro debolezza hanno costruito terribili ordigni, strumenti di morte da cui saranno distrutti.

Alcuni critici, tra cui Luperini rifiutano la definizione di autobiografia , poiché ritengono che la Coscienza di Zeno sia in effetti la narrazione dell’origine e del decorso di una malattia, la nevrosi del protagonista.

La malattia come condizione esistenziale e metafora della vita

Il punto di partenza del terzo romanzo di Svevo è il tema della malattia.

Si tratta di una malattia nervosa i cui sintomi vengono a poco a poco individuati da Zeno stesso:

* la distrazione che gli impediva di concentrasi nello studio ( da legge a chimica e poi ancora a legge senza per altro terminare);

* la svogliatezza e la debole volontà: non è mai riuscito a smettere di fumare nonostante i continui propositi. Applicando gli strumenti della psicoanalisi, Zeno dichiara che in realtà la sigaretta è diventata per lui un alibi su cui riversare la colpa della sua incapacità. Chissà se cessando di fumare sarei mai diventato l’uomo ideale e forte che m’aspettavo? Forse no, ma intanto gli faceva comodo credersi grande, di una grandezza latente.

Inoltre Zeno dichiara di aver iniziato a fumare come atto di sfida verso il padre e continuare a fumare ( secondo la lettura psicoanalitica) significava perpetuare la trasgressione all’autorità del padre e liberarsene.

Non a caso il dottor S riteneva che la malattia di Zeno fosse originata dal complesso edipico.

Altri sintomi della nevrosi sono:

* L’inadeguatezza al lavoro e ad assumersi responsabilità: più volte dopo la morte del padre, ha tentato maldestramente di darsi agli affari, ma l’amministratore delle sue proprietà lo ha dissuaso per il suo bene.

* L’incapacità di decidere: lo stesso matrimonio di Zeno è stato deciso da altri: dopo essere stato rifiutato dalla bella Ada, sposa la sorella Augusta ( la più brutta delle tre sorelle Malfenti, ma l’unica che abbia accettato la sua dichiarazione).

* L’ambiguità: dichiara di amare la moglie e per sentirsi più legato a lei ( sentendosi in colpa per il tradimento diventa un marito affettuosissimo) non ha trovato di meglio che intrecciare una relazione extraconiugale con la cantante Carla. Del resto Zeno aveva spiegato allo psicoanalista che il suo rapporto con le donne ha in sé qualcosa di patologico: La donna a lui non piaceva intera ma a pezzi! Di tutte amavo i piedini se ben calzati, di molte il collo esile oppure anche poderoso e il seno se lieve, lieve. E continuava nell’enumerazione di parti anatomiche femminili fino a quando il dottore gli faceva osservare che l’insieme di queste parti fanno la donna intera. Ma Zeno osservava che l’amore sano è quello che abbraccia una donna sola e intera, compreso il suo carattere e la sua intelligenza.

Zeno si sente malato anche fisicamente: soffre di mille piccoli disturbi, prima fra tutti di una lieve zoppia manifestazione esteriore della sua cattiva coscienza.

Per tutto ciò egli è perennemente in cerca di FIGURE SANE ( il padre, la moglie, il signor Malfenti) che gli diano sicurezza.

L’ossatura del romanzo è dunque il contrasto ( già presente in Una vita e Senilità), fra salute

( normalità) e malattia, ovvero tra attitudine alla vita e inettitudine.

Il fatto nuovo è che a soccombere, adesso sono i sani, infatti Zeno si salva da una situazione fallimentare grazie ad un evento imprevedibile (e da lui avversato) come la Prima guerra mondiale. Per diverse circostanze, la guerra gli reca l’inattesa fortuna economica e, soprattutto, una consapevolezza ( una coscienza) nuova e decisiva, non è lui ad essere malato, ma è la vita stessa a essere “inquinata”alle radici.

Zeno si accorge che i cosiddetti “sani”, coloro che appaiono bene inseriti nella vita ( per esempio il cognato Guido e la cognata Ada), che accettano le convenzioni borghesi e il ruolo assegnato dalla società sono destinati ad esaurire rapidamente le proprie risorse e a perdere la loro individualità.

Da questo punto di vista, la malattia organica che affligge Ada, il morbo di Basedow (ipertiroidismo, ovvero un eccessiva produzione di ormoni tiroidei) è metafora dello spreco di energia che porta alla sconfitta.

Zeno invece ha conquistato un distacco, un’ironia che gli permette di sorridere di tutto e di tutti, in primo luogo di se stesso e il suo sguardo “ diverso” gli fa cogliere finzioni e conformismi

Il ruolo della psicoanalisi: Attraverso la finzione del Dottor S che convince Zeno a raccontare la propria storia, la psicoanalisi fa il proprio ingresso per la prima volta nella narrativa italiana ispirando direttamente molti episodi del romanzo.

Per esempio, ad un certo punto Zeno incorre in uno degli “atti mancati” diagnosticati da Freud come manifestazione del rimosso: Zeno segue per errore il funerale di uno sconosciuto, anziché seguire il funerale del cognato Guido; ciò avviene perché egli odiava Guido, anche se non lo confesserebbe mai.

Un altro tema chiaramente psicoanalitico è il rapporto conflittuale fra il padre forte e realizzato e il figlio inetto, un tema che la psicoanalisi riporta al cosiddetto “complesso di Edipo”. Un po’ in tutto il romanzo Zeno appare circondato da figure paterne ( ed è un ulteriore motivo prettamente freudiano applicato alla letteratura) : il padre, il suocero, l’amministratore, il medico, l’analista diventano per lui interlocutori e giudici severi. Sono tutte figure in apparenza positive, ma in realtà il protagonista odia questi personaggi e comunque è in conflitto con loro. Alla fine, però, Zeno si prenderà ( anche se grazie a circostanze fortuite) la rivincita su coloro che l’hanno sempre stimato poco.

La conclusione del romanzo: la guarigione di Zeno e la testimonianza della crisi

Svevo in realtà ama la sua malattia, poiché intuisce che essa lo preserva dal logoramento della società borghese con le sue finzioni e il suo perbenismo e gli permette di vedere la realtà in modo più autentico.

La conclusione del romanzo pare segnare una svolta: Zeno si dice guarito e lo dichiara con orgoglio al dottor S. Ad averlo guarito, afferma, non è la psicoanalisi, ma il commercio, ovvero l’attività pratica, incarnata nel successo (inaspettato per lui stesso) negli affari.

Possiamo dunque dire che il protagonista non è più un inetto? Ha davvero vinto la sua malattia? Non proprio, più propriamente ha imparato a convivere con essa .

Rispetto a Alfonso( Una vita) e ad Emilio ( Senilità) una cosa l’ha guadagnata: ora la sua inettitudine non si rovescia più in tragedia ( suicidio di Alfonso) né si traduce nell’ autoesilio di chi ha preso coscienza di essere inadatto alla vita ( Emilio).

Dopo essere rimasto unico superstite di una strage di sani ( il padre, il cognato, in diversa misura anche il dottor S e Ada), Zeno accetta con maggiore serenità la Vita e la sua imprevedibilità; non a caso a dargli successo negli affari sono state circostanze imprevedibili legate all’evento tragico della prima guerra mondiale. Dice Zeno la vita non è né bella né brutta, è originale.

Lo schiaffo del padre:
Commento del testo: La morte del padre è definita da Zeno, l’avvenimento più importante della sua vita “una vera e grande catastrofe”. Su questo capitolo la critica psicoanalitica si è esercitata a lungo come uno dei luoghi privilegiati per comprendere la complessa dinamica psichica di Zeno .

Il protagonista sa che il suo rapporto con il padre è stato improntato fin dall’inizio ad una reciproca diffidenza: un abisso di incomprensione e di estraneità si era scavato tra loro, troppo diversi per riconoscersi l’un l’altro e del resto il padre fu il primo a riconoscere l’inettitudine del figlio. Proprio per questo Zeno, che ha ormai passato i trent’anni, si accorge con stupore di come la presenza del padre gli sia necessaria e di come la prospettiva di perderlo coincida con quella di perdere anche una parte di sé. Il padre infatti rappresenta la figura dell’antagonista, il primo nemico contro cui misurarsi per affermare se stesso attraverso la lotta. L’inetto ha una continua tensione al miglioramento (si raffigura spesso in una potente macchina fa continui propositi che poi non mantiene, ma il proponimento, rappresenta in sé una tensione verso il miglioramento, un passo in avanti sulla strada per diventare l’uomo forte che vorrebbe essere. La morte del padre toglie a Zeno proprio questa tensione, poiché viene meno l’antagonista che gli faceva sentire la sua inettitudine, ma anche il desiderio di superarla.

Bisogna ricordare che l’inetto ha di sé un’idea piuttosto alta ed in Svevo si raffigura spesso in una potente e geniale macchina in costruzione e quindi non ancora attiva.

Nel capitolo sono portati alla luce i sensi di colpa verso il padre che angosciano Zeno ancora a distanza di tanti anni. Prima di tutto il rimorso per non aver subito creduto alla governante, poi il rimorso per aver augurato la morte al padre.

Certo Zeno si giustifica, prima dinanzi alla propria coscienza, poi di fronte a Maria e al dottore che del resto non nutre nessuna fiducia nella guarigione del vecchio, quindi perché farlo soffrire allungandogli la vita? La giustificazione di Zeno è servita poco alla sua coscienza se il senso di colpa a distanza di anni continua ad affiorare dal subconscio,nei sogni notturni o meglio nell’incubo avuto al notte precedente la stesura di questo capitolo.

Il sogno è la dimostrazione più evidente del fatto che i sensi di colpa verso il padre per avergli augurato la morte non sono stati rimossi. Ed è il senso di colpa che rende terribile il dolore di Zeno quando il padre, alcuni istanti prima di morire sembra volerlo schiaffeggiare, come per un‘estrema punizione.

Ma punizione per che cosa? Perché il figlio aveva desiderato che il padre morisse, dato che da sempre amava la madre e vedeva nel padre un rivale

A proposito dello schiaffo, la ragione gli diceva che era impossibile individuare la volontà di schiaffeggiare il figlio in un uomo sempre privo di coscienza; MA come sarebbe stato possibile avere la certezza che il suo ragionamento era giusto?

Ed è ancora il senso di colpa che impedisce a Zeno di rivedere il padre morto, quasi abbia timore dell’ultimo confronto; così come il ritorno alla fede è determinato in Zeno dal desiderio di tacitare i suoi rimorsi, infatti Zeno immagina di avere molti colloqui chiarificatori con il padre, colloqui dolci in cui ribadisce al padre la propria innocenza.

La coscienza di Zeno: un grande romanzo sperimentale:
* Per quanto concerne narratore e punto di vista, abbiamo già individuato le caratteristica innovative della Coscienza di Zeno in quando testo esemplare di opera aperta, secondo la definizione data da Umberto Eco.

* Altro elemento innovativo è l’uso della tecnica narrativa in fieri, ovvero l’opera prende forma, poco per volta, crescendo su se stessa.

* Sarebbe poi impossibile individuare uno svolgimento cronologico lineare, poiché i ricordi affiorano in modo caotico. Zeno ripercorre più volte i medesimi anni di vita a secondo del nucleo tematico cui essi si riferiscono ( fumo, matrimonio, rapporto con Guido ecc), per cui ricorre di continuo alla retrospezione (analessi) e all’anticipazione ( prolessi) narrativa.

Il tempo perde compattezza e consequenzialità e diventa quello che Svevo stesso ha definito tempo misto, in cui il passato ritorna e interferisce con il presente: accanto allo Zeno di ieri ( che prende vita dal proprio passato) c’è lo Zeno di oggi che scrive nel presente, racconta e giudica il proprio vissuto e quello altrui con distacco ironico. Come dire che solo l’ironia è ciò che salva l’uomo dall’assurdità della vita.

La psicoanalisi ne La Coscienza di Zeno

Con il capitolo Psico-analisi, scritto in forma di diario, la vicenda torna ad essere situata nel tempo dello Zeno anziano che scrive (sono anche registrate le date: dal 3 maggio 1915 al 24 marzo 1916). Zeno ha attraversato l'esperienza della psicoanalisi, rimanendone deluso («L’ho finita con la psico-analisi. Dopo di averla praticata assiduamente per sei mesi interi sto peggio di prima»). In assenza dello psicoanalista, si propone di scrivere ora «sinceramente» la storia della sua cura («Scriverò intanto sinceramente la storia della mia cura. Ogni sincerità fra me e il dottore era sparita ed ora respiro»). Con un bizzarro ragionamento, che immediatamente rivela la sua malafede, egli nega addirittura l'esistenza della sua malattia («La miglior prova ch'io non ho avuta quella malattia risulta dal fatto che non ne sono guarito»: se non ne è guarito, ciò significa che la malattia è esistita e esiste ancora). Le immagini che Zeno ha fornito allo psicoanalista, secondo lui menzognere, sono tuttavia da lui accettate, anche se si tratta di invenzioni (“Ora so di averle inventate. Ma inventare è una creazione, non già una menzogna”) Di queste immagini ne vengono riferite alcune che il lettore immediatamente avverte come significative, nonostante Zeno si adoperi per dichiararle del tutto insignificanti: sono quelle del rapporto da “strozzino” che egli ha avuto con il fratello precocemente morto, della punizione paterna per una sua malefatta (che sembra anticipare lo «schiaffo dato in punto di morte), del suo sogno di mangiare dei pezzetti di una “donna formosa”, chiaro riferimento al suo desiderio edipico nei confronti della madre). Poi Zeno espone in modo caricaturale la dottrina del dottor S.: cioè, grossolanamente ma abbastanza fedelmente, la teoria edipica freudiana. Lo psicoanalista interpreta ogni comportamento di Zeno in base a quella teoria. Zeno avrebbe avuto il vizio del fumo o per competere con suo padre e, per autopunirsi di tale competizione, attribuirebbe un effetto velenoso al tabacco. Al medesimo atteggiamento competitivo sarebbe dovuta anche la trascuratezza, della quale lo rimproverò a suo tempo il dottor Coprosich, che non gli fece riconoscere i segni della malattia che avrebbe condotto il padre alla morte («ma allora» si domanda Zeno «io avrei meritato anche lo schiaffo che mio padre volle danni morendo?»). Secondo lo psicoanalista, Zeno, per continuare ad avere una figura patema da odiare, mise al posto del padre il vecchio Malfenti, Ne sposò una qualsiasi delle figlie: era indifferente quale, perché si tratta di mettere il loro padre in un posto dove il suo odio potesse raggiungerlo. «Eppoi», così continua il sintetico e beffardo riassunto che Zeno fa dell'interpretazione dello psicoanalista, «sfregiai la casa che avevo fatta mia come meglio seppi. Tradii mia moglie ed è evidente che se mi fosse riuscito avrei sedotta Ada ed anche Alberta[ ... ] Credo però ch'egli sia il solo a questo mondo il quale sentendo che volevo andare a letto con due bellissime donne si domanda: "Vediamo perché costui vuole andare a letto con esse». Zeno poi riferisce che, nell'interpretazione del dottor anche il suo rapporto con Guido viene ad essere rovesciato: avrebbe avuto ragione Ada nello scorgere una manifestazione di odio, nel lapsus per cui egli non era intervenuto al suo funerale.
Ma Zeno, col dottor S, e con la psicoanalisi, è ormai deciso a troncare: «Se non voglio finire al manicomio, via con questi giocattoli».
Dal 3 maggio 1915 il diario passa al 15 maggio dello stesso anno. Zeno racconta ha passato due giorni a Lucinico, nella villa di famiglia sul Carso. Ritiene di essere guarito della sua malattia, e questo risultato egli lo attribuisce non alla terapia dottor S., che gli ha concesso la libertà di fumare, ma alla propria decisione di cessare finalmente da questo vizio (dal che si vede che Zeno ha bisogno vitale della inibizione e del piacere di infrangerla: quando il medico gli concede la libertà, egli la rifiuta). Ma subito gli viene un timore: se la sua vita, accompagnata dalla malattia è stata sempre accompagnata anche dall'amore per le donne, forse, guarendo la malattia, egli «guarirà» anche dall'amore: perché la malattia, per Zeno questo è ormai chiaro, è parte ineliminabile della vita; anzi è la vita stessa, con tutto ciò che a porta con sé: principalmente l'amore. Deve perciò fare subito il necessario esperimento. Disponibile, in quella solitaria campagna, c'è solo Teresina, la figlia adolescente del colono, ed è con lei che Zeno fa qualche approccio senile, guadagnandosi l'irrisione della fanciulla ma anche la rassicurazione che la «guarigione» temuta ancora non si è verificata.
Nuove pagine di diario, datate 26 giugno 1915. Esse iniziano con la frase. «La guerra m'ha raggiunto». E’ accaduto che Zeno, nel corso di una passeggiata mattutina in campagna, è rimasto separato dalla famiglia a causa della linea del fronte che improvvisamente si è formata dietro le sue spalle. Duri soldati austriaci si frappongono tra lui e la villa da cui si è mosso, nella quale lo attendono la moglie e soprattutto il caffellatte, del quale il vecchio sente particolarmente il bisogno. “Anche vostra moglie sarà mangiata da altri», alle sue rimostranze risponde sarcastico, in tedesco, quello dei soldati che sembrava il più civile; intimando, poi, al sempre più sbalordito Zeno, di tacere e andare al diavolo. Zeno non perde per questo il suo ottimismo, e rassicura tutti coloro che incontra: la guerra, certamente, non scoppierà. Salvo poi riflettere: «Nell'orrendo temporale che scoppiò, probabilmente tutte le persone ch'io rassicurai perirono. Chissà quale sorpresa ci sarà stata sulla loro faccia cristallizzata dalla morte» .
Ultime pagine di diario, datate 24 marzo 1916: Zeno da quasi un anno si trova a Trieste, separato dalla famiglia e libero dalla tutela dell'Olivi, l'uomo che per volontà testamentaria del padre amministra il suo patrimonio, escludendolo dalla gestione attiva dei suoi affari. Senza il prudente amministratore, egli può disporre dei suoi averi speculando a suo piacimento. Nell'economia di guerra, caratterizzata dalla scarsezza dei beni e dal continuo rialzo dei prezzi, l'imperativo è comperare. Zeno prontamente si adegua, e compra qualunque merce gli venga offerta: «Come tutte le persone forti, io ebbi nella mia testa una sola idea e di quella vissi e fu la mia fortuna». «Fu il mio commercio», riflette ancora Zeno, «che mi guarii e voglio che il dottor S. lo sappia», (Dalla Prefazione abbiamo appreso che il dottor S. non è affatto d'accordo, Zeno non è per niente guarito, e nella sua «memoria» ha accumulato tante «verità» ma anche tante «bugie»).
Il protagonista-narratore fa quindi le sue considerazioni generali sulla vita. «La vita attuale», egli afferma, «è inquinata alle radici». Qualunque sforzo di procurarci la salute è vano, perché la salute non può appartenere all'«occhialuto uomo», il cui progresso si basa sugli «ordigni». Se c'è stata salute e nobiltà in chi inventò gli ordigni, quasi sempre esse mancano in chi li usa: «Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l'uomo diventa sempre più furbo e più debole». La salute forse potremo recuperarla solo «attraverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni», quando un uomo inventerà un «esplosivo incomparabile», e un altro uomo, «fatto anche come tutti gli altri, ma degli altri un po' più ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie»

La Coscienza di Zeno, spiegazione

L'argomento principale del romanzo "La coscienza di Zeno" di Italo Svevo è l'inettitudine del protagonista. Zeno è incapace di prendere decisioni non solo circa la "malattia" del fumo, ma anche di fronte alle situazioni più importanti della sua vita: dal rapporto di incomprensione con il padre a quello di benevolenza e senso di vendetta nei confronti del cognato Guido, con il quale ha messo in piedi un'impresa commerciale. L'inettitudine, che per Svevo è un controvalore attivo, trova la sua massima realizzazione nella coscienza, quel luogo dove nascono e si consumano le contraddizioni del protagonista. Il tema principale dell'inettitudine, tuttavia, si inserisce in un quadro ben più ampio che comprende anche la malattia e la senilità, di cui Svevo ne analizza sintomi e caratteristiche.
Dopo l'introduzione del Dottor S., che sostiene di aver pubblicato le riflessioni di Zeno Cosini, a sua insaputa e per vendetta, perché egli ha interrotto la cura che stava seguendo, la storia si apre con il capitolo "Il fumo", nel quale emerge chiaramente l'incapacità del protagonista di abbandonare del tutto il vizio del fumo, nonostante ferrei tentativi all'astensione già provati sin dalla più giovane età. A seguire gli eventi della storia sono descritti in flashback, pur legati tra loro da un determinato ordine cronologico: Zeno passa in rassegna i turbolenti giorni che precedono la morte del padre, la bizzarra storia del matrimonio con Augusta, la complessa vita coniugale e il difficile tradimento, l'impresa commerciale, la psico-analisi, l'immagine della guerra e l'inattesa guarigione dalla malattia. Sono presenti, inoltre, sparse nel testo, alcune brevi anticipazioni che servono, più che altro, come connettivi tra un argomento e l'altro, per compattare la materia narrativa. Il carattere dominante del romanzo è la riflessione, per mezzo della quale Zeno Cosini analizza meticolosamente eventi differenti della propria vita, tuttavia segnati tutti dall'inettitudine, dall'incapacità di prendere decisioni stabili, sempre a cavallo tra la malattia e la salute.
L'intera storia si svolge nell'arco di circa trenta anni (1885/90-1916), periodo chiaramente desumibile dalle riflessioni del protagonista: periodo della giovinezza (1880/85), morte del padre (1890), guarigione dalla malattia (1916). L'ambientazione del romanzo è la città di Trieste, di cui vengono messi in rilievo i luoghi chiave, nei quali si snoda la narrazione: la casa paterna di Zeno, quella del suocero Malfenti, l'abitazione di Carla, i Giardini Pubblici, la dimora coniugale di Zeno e Augusta, il posto di lavoro. Sono tuttavia luoghi descritti sommariamente ed in modo assolutamente soggettivo: ognuno di quei luoghi richiama alla memoria Zeno un preciso ricordo corredato da altrettante ben definite sensazioni ed emozioni. Si può anche dire che la materia narrativa si articola su due livelli distinti ma strettamente connessi tra loro: da un lato la narrazione appare verisimile, in quanto condotta dal punto di vista del protagonista, Zeno Cosini; dall'altro anche realistica perché il punto di vista di Zeno può divenire quello di chiunque decida di dedicarsi alla riflessione e all'analisi della propria coscienza.
Il protagonista indiscusso della storia è quindi Zeno Cosini, un ricco commerciante triestino di famiglia ebraica, incapace di condurre serenamente la propria vita, in quanto inetto. Egli soffre di problemi nevrotici che lo portano a supporre di essere costantemente malato, ma non sa di quale malattia. L'unico malanno del quale si può dire egli soffra è l'ipocondria, espressa attraverso menomazioni fisiche: la condizione di malattia è per egli così soverchiante che, per convincersi di essere malato, Zeno zoppica, patisce dolori al fianco e all'anca, e molti altri acciacchi per lo più inesistenti. Questa condizione di "finto malato" emerge chiaramente anche dal fatto che, benché molti medici gli abbiano prescritto numerosi farmaci, nessuno di questi ha avuto una qualche efficacia medica ed egli è finito per "collezionarli". Per questo motivo, Zeno decide di rivolgersi allo psicanalista, che gli consiglia di tenere un diario personale, nel quale scrivere tutti i suoi ricordi, riflessioni e stati d'animo.
La riflessione gli permette di andare alla "radice" della sua malattia e la "rivelazione" subentra grazie all'immagine della guerra, attraverso la quale capisce che riconoscere la corruzione della società, quindi saper distinguere il male dal bene, è sintomo di salute, dunque dell'avvenuta e tanto attesa guarigione. La malattia diviene per Zeno la cifra distintiva di tutta la sua esistenza: è quel "collante" che lo unisce a tutti gli altri personaggi del romanzo, e viceversa. Partendo, infatti, dal presupposto che la malattia caratterizza l'animo (e il corpo) del protagonista anche nelle sue relazioni inter-personali, si può ben credere che egli si approcci agli altri in relazione a questa e che ognuno di quei personaggi che incontra, suscita in lui un determinato malessere psico-somatico, che permane nel corso degli anni grazie al ricordo.
Dall'altro lato, anche tutti gli altri personaggi si sentono fatalmente legati alla persona di Zeno, probabilmente proprio per quella malattia che crede di possedere, e che in realtà non è altro che frutto della sua complessa psiche. Oltre Zeno, i personaggi più importanti della storia sono: il padre, un uomo tranquillo, dai sani principi ma fortemente malato, con il quale Zeno ha vissuto un rapporto contrariato, fatto di amore e di odio, segnato dall'incomprensione e dalla poca fiducia. Egli svolge, seppur inconsciamente, il ruolo di oppressore nei confronti del figlio, volendone sopprimere le tendenze troppo "moderne", persino nel periodo della malattia (si pensi allo schiaffo dato al figlio prima di morire). Augusta Malfenti, la moglie di Zeno, sin da subito è disposta a dedicarsi spassionatamente al marito, a qualsiasi condizione. E' una donna devota al matrimonio, di ottima salute, la quale, seppur ultima scelta di Zeno, diviene per egli quel modello di donna a cui tutte le altre dovrebbero rifarsi. Svolge un ruolo importante per il protagonista in quanto rappresenta la "cura", proprio perché salute fatta persona, della "malattia" di Zeno, quindi ne è l'aiutante. Ada Malfenti, è la donna che Zeno realmente vuole e che ha desiderato visceralmente, benché ella non abbia accettato i suoi sentimenti. Il suo personaggio si configura agli antipodi rispetto a quello di Augusta in quanto contrasta Zeno in ogni sua iniziativa sin da subito, rifiutando l'ironia, la simpatia e la spensieratezza del protagonista. Tuttavia nel corso della storia il suo personaggio subisce un mutamento: dopo il matrimonio, diventa più infelice, a causa della relazione fallimentare con Guido, del suo tradimento e poi della sua morte.
Guido è un giovane di bell'aspetto che diviene il marito di Ada. Suona il violino in modo impeccabile, ma è solito definirsi "principiante" perché il suo scopo principale è quello di dedicarsi al commercio (alla quale attività si rivelerà poi ben poco adatto). E' un personaggio presuntuoso, sicuro di sé, a volte arrogante; tuttavia la sua debolezza emerge proprio nei momenti più difficili della sua vita, nei quali si rivela inefficiente. Il suo ruolo nei confronti di Zeno è piuttosto complesso: da un lato svolge il ruolo di oppressore, in quanto "sottrae" a Zeno la possibilità di sposare Ada, ma al tempo stesso di aiutante, perché gli permette di scegliere Augusta, ovvero il vero amore, quello più puro; dall'altro svolge anche il ruolo di oppresso, perché la sua debolezza lo porterà a chiedere aiuto al cognato, che ha quindi il pieno controllo su di lui. Giovanni Malfenti, è il suocero di Zeno, ricco commerciante dalla forte autorità; tradisce la moglie benché ella se ne accorga, ma anch'egli viene afflitto dalla malattia e muore pochi anni dopo il matrimonio del protagonista. Gli altri personaggi del romanzo sono: la signora Malfenti, Anna e Alberta Malfenti, Copler, Carla Greco (amante di Zeno), Vittorio Lali (pianista e futuro marito di Carla), il Dottor S. (lo psicanalista che segue la terapia di Zeno).
Nel romanzo l'autore abbandonando l'impiego di un narratore estraneo alla vicenda, tipico della narrativa ottocentesca, dà voce al personaggio dell'uomo moderno, l'inetto Zeno Corsini. Zeno conduce la narrazione da un punto di vista soggettivo, attraverso la redazione di un diario personale, nel quale riporta confessioni di natura autobiografica. Tutta quanta la storia scaturisce dalle parole e dai gesti del protagonista, che presenta direttamente il proprio pensiero, punto di vista e le proprie valutazioni. In questo modo la narrazione condotta in prima persona permette che il lettore si identifichi con il narratore, condividendone emozioni e stati d'animo.
Ma proprio perché il punto di vista narrativo è assolutamente soggettivo, il lettore non è in grado di giudicare Zeno e, benché avvicinandosi al suo modo di pensare e alla sua personalità, egli non può identificarsi del tutto con il protagonista per il fatto che quello di Zeno è un punto di vista limitato, che probabilmente non si confà nemmeno alla realtà effettiva delle cose. La "prosa diaristica" che adotta Svevo fa sì che il racconto risulti fluido, scorrevole; non a caso i periodi sono connessi tra loro, in generale, paratatticamente e il linguaggio dei personaggi è piuttosto semplice, realistico, colloquiale, a volte scarno e diretto, tipico del "flusso di coscienza". L'interesse principale di Svevo, attraverso la storia di Zeno Cosini, è quello di esporre la condizione dell'eterno malato e di indurre alla riflessione il lettore.
L'autore vuole dimostrare se effettivamente la malattia di Zeno può essere curata o meno: nella prima parte del racconto sembrerebbe di no, ma la svolta decisiva si ha nelle ultime pagine del diario del protagonista. Egli, infatti, sostenendo che "la vita attuale è inquinata alle radici" e pensando, di fronte all'immagine della guerra, che "l'occhialuto uomo inventa gli ordigni fuori e se c’è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Ed è l’ordigno che crea la malattia con l’abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice", vuole far capire che è la paura della distruzione, della guerra, del pericolo di morte imminente porta l'uomo alla liberazione dai suoi mali, quindi dalla sua stessa malattia. La malattia è una condizione relativa: dipende dal modo in cui si guarda alla realtà. In ogni caso il personaggio di Zeno, forse proprio per la sua inettitudine e presunta malattia, è quello che si staglia più in alto di tutti perché il suo malessere gli ha permesso di cogliere tutti gli aspetti della realtà che lo circonda, persino, infine, la salute. Con la figura stravagante di Zeno Cosini, Italo Svevo presenta crisi dell’uomo contemporaneo, soverchiato dalla modernità, dalla legge economica. L'unico modo per ripararsi dall'imminente alienazione è, per l'appunto, l'inettitudine.

La coscienza di Zeno, commento

In quel momento di esaltazione patriottica (l'entrata degli italiani a Trieste) scrive di getto il suo libro, che poi distrugge e riscrive con calma.
In questi anni Zeno ha accumulato un enorme bagaglio culturale ed é chiaramente più proiettato verso l'Europa. Il primo traduttore ufficiale di Freud é Cesare Musatti ed era un medico, mentre Svevo ha tradotto per interesse di un amico una parte dell' interpretazione dei sogni. Il romanzo é un romanzo diverso dagli altri, anche se lo stesso Svevo sostiene un legame fra i tre protagonisti dei suoi romanzi.

Premessa: Il protagonista è Zeno Cosini, un giovane alto-borghese, che in giovinezza non ha concluso niente, passando da una facoltà universitaria all'altra, con un rapporto conflittuale col padre, sempre vissuto di rendita, amato ma non stimato da esso. Dopo la morte del padre (che gli aveva lasciato un'eredità che non sa gestire) va in psicanalisi perché vuole smettere di fumare, che dopo un po' di metodi gli consiglia di scrivere una biografia. Questi ricordi non seguono un filo logico, ne una scansione temporale oggettiva, perché questi ricordi affiorano nella sua mente seguendo il tempo interiore (Bergson).
Il romanzo si divide in otto parti:
- due introduzioni: due narratori, dottor S e Zeno;
- sei capitoli che trattano nuclei tematici diversi. Ogni nucleo tematico rappresenta un fallimento nella vita di Zeno ( che è anche lui un inetto).

Fumo: Zeno inizia a fumare rubando i sigari al padre, ovvero un atto di trasgressione, qualcosa che fa parte della crescita di un individuo. Ma la sua trasgressione non si evolve, si limita a questo.
Ultima sigaretta: evidenzia la sua mancanza di libertà.

Morte del padre: Inizia dal fatto che Zeno non ha mai superato il complesso Edipico. Si sente colpevole perché il giorno prima avendo avuto una discussione col padre e aveva desiderato che morisse. Si giustifica dicendo che morendo il padre non sarebbe stato costretto da una malattia dovuta al rapporto odio amore che aveva col figlio.
Prima di morire il padre ha uno spasmo dovuto ad un ictus che colpisce Zeno. Il figlio lo interpreta come l'estrema punizione che il padre avrebbe dovuto infliggergli.

Matrimonio: È uno degli episodi più ironici, si rivela un'esperienza molto particolare, perché finisce con il chiedere la mano di quella meno desiderata.
La moglie é il simbolo della salute, dato che la moglie é sana potrà finalmente guarire. Progressivamente la moglie e la presunta salute della moglie vengono smontate da Zeno, che rivela come sia solo presunta.
Il comportamento della moglie è conforme al modello borghese, quindi si rende conto che la riteneva sana solo perché la moglie riesce a mantenere un rapporto coerente a questo modello.
Capisce che la sua malattia consista nel fatto che non è in grado di omologarsi con il modello borghese che ci si aspetta (borghese, ricco, padre di famiglia, capo di industria). Il matrimonio non scelto dalla volontà si rivela il migliore in cui potesse imbattersi.

Amante: La relazione di Carla gli produce un profondo senso di colpa, quindi si fa abbandonare perché non ce la fa a lasciarla (ultimo abbraccio come ultima sigaretta).

Storia di un'associazione commerciale: Zeno aiuta Guido, quello che ha sposato Ada, con un proposito di rivalsa.
Dissesto economico, Guido finge il suicidio, la moglie ricca, mossa da pietà salda i suoi debiti. Guido é un disastro negli affari e ritenta il suicidio e, per un errore, ci riesce.
Per salvare l'azienda Zeno arriva tardi e sbaglia il funerale. Ada lo sgrida, perché crede che Zeno non sia andato al funerale in un estremo atto di gelosia.
Contrasto realtà - apparenza.

Psicanalisi: A distanza di mesi dal funerale di Guidi Zeno scrive l'ultima parte, in cui comunica al medico che la sua terapia é stata assolutamente inutile se non a evidenziare i suoi fallimenti. Dice di essere guarito ma di avere ancora dei disturbi nell'accezione comune (modelli borghesi precedenti).
-Sse essere guariti vuol dire essere conformi lui é guarito, ma questa non é una vera guarigione, perché nel corso del suo diario ha scoperto che tutti sono malati, perché la malattia é intrinseca nella condizione dell'essere umano.
- Incomunicabilità;
- perdita di certezze.
L'unico modo per guarire tutti allora è un grande ordigno, progettato anche da una mente lucidissima, ma utilizzato dal più malato di tutti.

Zeno: Il nome é Zeno (da Xeno, diverso) Cosini, nome molto comune (radice in comune con la parola cosa). Questa scelta non é comune, come anche i cognomi degli altri.
Rispetto ai personaggi degli altri romanzi Zeno è diverso.
- é consapevole di essere malato, gli altri no. Questo essere malato é una condizione che all'inizio lo fa soffrire, ma a poco a poco lo rende consapevole del fatto di poter comprendere meglio la malattia degli altri. Gli altri sono irrigiditi in schemi. ( ecco perché é riuscito a fare soldi durante la guerra, momento di novità.
-manca il narratore esterno, quindi manca il personaggio portatore di verità che ci aiuta a capire come stanno realmente i fatti. Non cm nessuno che lo smascheri, pieno di contraddizioni interne, molto più vicine alla realtà, perché nella realtà nessuno é sicuro sempre e comunque di quale sia la verità.
- si apre ad una prospettiva nuova, Mentre gli altri due romanzi erano ancora ottocenteschi, perché si attaccavano a delle certezze.
- i critici hanno sempre considerato la coscienza di Zeno un romanzo in cui è presente il flusso di coscienza. Per altri critici più recenti c'è una grossa differenza fra lo stream of consciousness di Joyce e quello di Svevo
- il protagonista di Joyce scrive mentre vive determinate situazioni
- Zeno scrive a cose avvenute e così le può in parte organizzate (in temi)

Stile: Svevo non parlava bene la lingua italiana, parlava bene il dialetto triestino, il tedesco e l'italiano accademico, non adatto ai suoi personaggi (piccolo - borghesi), fa una scelta culturale più che stilistica (irredentista).
Non utilizza l'italiano in voga di D'Annunzio.
Crea un italiano che qualcuno ha definito un po' stentato, con delle frasi che sembrano tradotte dal tedesco, parole arcaiche, francesismi, lessico povero, l'italiano di chi ha una cultura mitteleuropea che non lo mastica tutti i giorni, ma fa una scelta che rispecchia un intento piú alto.

La Coscienza di Zeno, descrizione

Rapporto Zeno-donne: La quinta sezione tematica del libro è intitolata “la storia del mio matrimonio”. Zeno ha un cattivo rapporto con le donne avendo avuto solo esperienze fuggevoli, e ciò è dimostrazione di inettitudine. Una lunga parte della sezione è dedicata alla serata passata a casa Malfenti e la richiesta di matrimonio ad Augusta, la più piccola delle tre sorelle. Dopo il rifiuto delle altre due, Zeno si sente ferito, e comunica a sé stesso che per poter dormire tranquillamente e per non essere escluso dalla famiglia Malfenti avrebbe dovuto chiedere la mano di Augusta. In realtà l’intera famiglia Malfenti complottava per fare unire i due in matrimonio già da tempo: il libro lascia intendere apertamente che Augusta è l’unica donna adatta a Zeno. Ella è dolce e figurerà come la madre di Zeno, come una donna che lo assiste. La sua donna perfetta è quella che gli si offre spontaneamente e non deve essere conquistata: la richiesta di matrimonio nei confronti delle altre due sorelle è da interpretare come un tentativo per apparire bisognoso di fronte agli occhi di Augusta. Perfino Zeno, sebbene avesse comunicato ad Augusta di amare Ada, realizza tutto ciò e viene pervaso da una soddisfazione che gli allarga il petto. L’abbandono di Zeno ad augusta non è però totalmente risolutivo, in quanto Zeno prova un forte odio nei confronti di Guido Speier, antagonista e marito di Ada. Questo possiede tutte le caratteristiche di cui Zeno è privo, ed è riuscito ad ottenere la mano di Ada. A poco a poco questo odio si trasforma in un dolore psicosomatico, ed il protagonista capisce che l’unica guarigione possibile sta nel scaricare la tensione contro il rivale. L’arma con cui si sfidano è la matita attraverso cui fanno i ritratti, ma la Psicoanalisi
Zeno si sottopone alla cura del ‘dottor S’ per curare il vizio del fumo: in seguito a questo scoprirà di soffrire di nevrosi e si sottoporrà alla sperimentale cura psicoanalitica. Zeno in realtà non è però interessato alla cura: nell’ultimo episodio riprende a scrivere le sue memorie dopo sei mesi di interruzione per esprimere il suo disprezzo nei confronti della psicoanalisi. E’ in questo atto che Zeno si rende conto che la malattia interiore di cui si sente vittima e dalla quale afferma di essere guarito è una malattia comune a tutti gli uomini che coincide con il progresso del mondo. Zeno afferma davanti a tutti di essere guarito e di possedere una salute perfetta grazie al successo negli affari: in realtà, riflettendo sulla vita, non riesce a vedere attorno a sé nient’altro che segnali di morte e distruzione. Zeno è consapevole del fatto che non si può guarire da questa “malattia”, ma si può soltanto essere coscienti di essere malati. Freud aveva comunque previsto il rifiuto da parte del paziente della teoria psicoanalitica, e ciò conferma quindi la nevrosi del protagonista. Il romanzo si conclude con una drammatica profezia dell’esplosione che causerà la scomparsa dell’uomo dalla terra.

Analisi del brano Augusta

Riassunto: Zeno, dopo aver corteggiato a lungo Ada e le sue altre sorelle, decide di sposarsi con Augusta anche se non ne era nè attratto, nè innamorato. Decide di sposarsi con lei perché era legato alla famiglia Malafenti e non intendeva rinunciarvi, anche perché avevano una posizione sociale di rilievo. Augusta invece è innamorata di Zeno e cerca di accontentarlo in tutto per renderlo felice e cercare di fargli dimenticare la sua attrazione per Ada, che era una ragazza molto bella e socievole. Purtroppo Augusta non riesce a conquistare Zeno e nutre nei confronti della sorella una forte gelosia e invidia.
Augusta e Zeno sono due personaggi completamente opposti. Augusta ama condurre una vita semplice, fatta di piccole cose. Zeno invece è un inetto, incapace di adeguarsi alla società. Egli vive dei ricordi del passato, pensando sempre ad Ada la quale però è già felicemente fidanzata con Guido Speier.

Autori che hanno contribuito al presente documento: Dreke90, spumina89, LarryBerry, danibartu, iostudio7, giovyviv94, roxypapu, Giorgjo, francycafy93.

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