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Sciascia - Vita

Leonardo Sciascia nasce nel 1921 a Racalmuto, un piccolo paese siciliano in provincia di Agrigento.
Per quanto riguarda la sua formazione, gli elementi più importanti sono:
Il Romanticismo e in particolare il romanzo storico; i suoi punti di riferimento fondamentali sono Manzoni e Victor Hugo. Il romanzo storico fa del vero storico il proprio oggetto e il suo scopo è quello di educare il proprio pubblico; Sciascia trae dal Romanticismo l’idea che la letteratura debba avere una funzione educativa, e che per raggiungere il proprio scopo essa debba conciliare l’aspetto creativo (proprio della scrittura narrativa) all’aspetto documentario (proprio della storia). Di Manzoni, Sciascia ha amato non soltanto “I Promessi Sposi”, ma anche la “Storia di una colonna infame”, un saggio storico nel quale Manzoni, avvalendosi di documenti, ricostruisce i processi ai quali vennero ingiustamente sottoposti alcuni innocenti cittadini milanesi con l’accusa di essere stati gli “untori”, cioè coloro che avevano diffuso il morbo della peste. Sciascia riprende la struttura e la forma del saggio manzoniano in due racconti-inchiesta, l’ “Affair Moro”, dedicato a un caso contemporaneo, ovvero il caso Moro, e “Morte di un Inquisitore”, dedicato a un caso del ‘600.

L’illuminismo

I suoi autori sono Diderot e Voltaire; tra i romanzi di Sciascia ve n’è uno intitolato “Candido”, una riscrittura in chiave attuale del “Candide di Voltaire”. Sciascia crede profondamente nella ragione umana. Tuttavia, egli deve constatare che nella società umana in generale, e in particolare in quella italiana e in quella siciliana, a dominare non è la ragione, ma l’ingiustizia, la prevaricazione, la corruzione. Quindi, il pensiero e la scrittura di Sciascia presentano anche una componente di scetticismo in merito alla possibilità che la ragione possa prevalere sull’ingiustizia e sulla prepotenza e condurre a una società fondata sui valori della libertà e della giustizia. Questo scetticismo non gli impedisce però di agire, ma si accompagna a una sua volontà di impegno.
Pirandello: per Sciascia, la Sicilia di Pirandello diventa metafora dell’intera esistenza; egli è inoltre attratto dall’idea che l’essere umano non sia uno, ma tante personalità diverse, e che la personalità non sia statica, ma dinamica. Di Pirandello tuttavia rifiuta l’irrazionalismo e l’adesione al fascismo.

Vitaliano Brancati: si tratta di un intellettuale siciliano che Sciascia conosce alle scuole magistrali dove entrambi insegnano. Anche Brancati riprende gli ideali illuministi ; inoltre, scrive romanzi di argomento storico nei quali la storia si sposa a una visione disillusa, disincantata della realtà.
L’impegno politico:
Sciascia è antifascista e prende questa posizione nei propri articoli e nei propri scritti narrativi.
Sciascia si iscrive al Partito Comunista e si candida all’elezioni per il consiglio comunale di Palermo. Viene eletto, ma si dimette dopo breve tempo.
Uscito definitivamente dal Partito Comunista, si candida all’elezioni per il Parlamento italiano e in seguito per quello europeo come membro del Partito Radicale. Viene eletto entrambe le volte, e nel periodo in cui è deputato parlamentare avviene il caso Moro. Aldo Moro è stato leader della Democrazia Cristiana, che in quegli anni era il partito più importante insieme al Partito Comunista. Nella seconda metà degli anni ’70, prima che venisse rapito e ucciso, Moro stava lavorando, insieme a Berlinguer, leader del Partito Comunista, al “compromesso storico”, ovvero il tentativo di trovare linee comuni per favorire lo sviluppo dell’ Italia in senso autenticamente democratico. Il progetto è naufragato in seguito all’uccisione di Moro, compiuta nel maggio del 1978 dalle Brigate Rosse, le frange terroristiche dell’estrema sinistra al fine di ottenere concessioni da parte dello Stato. Sciascia entra a far parte della commissione di inchiesta sul caso Moro; la relazione che scrive in merito ai lavori della commissione di inchiesta viene pubblicata sotto forma di appendice del racconto-inchiesta intitolato l’ “Affaire Moro”. Muore a Palermo nel 1989.

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