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Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo è il rappresentante dell’ermetismo italiano. Mentre Ungaretti ne è considerato il precursore per la sua sperimentazione poetica messa in atto ne “L’allegria”, Quasimodo ne è l’esponente più importante.
Salvatore Quasimodo era siciliano, nato a Modica in provincia di Ragusa nel 1901.
Egli abbandonò molto presto la Sicilia a causa del mestiere del padre che era ferroviere e si trasferì a Roma con lui; si dedicò a studi di tipo tecnico: era geometra.
Fu il cognato di Elio Vittorini, uno dei più grandi scrittori del secondo ‘900, che lo mise in contatto con una delle più importanti riviste del ‘900.
Tradusse i lirici greci, e pubblicò anche una raccolta intitolata appunto “Lirici greci”, dove si verificò l’avvicinamento del poeta alla sperimentazione poetica del ‘900, che in Italia prenderò il nome di “ermetismo”.

Come nel caso di Ungaretti, la produzione di Quasimodo è divisa in due parti.
La prima fase, degli anni ’30, coincide con la sperimentazione e con la fase dell’ermetismo.
Importanti opere di questa fase sono “Ed è subito sera” e “Alle fronde dei salici”, poesie ermetiche, oscure e incomprensibili nelle quali il poeta si rifa ai simbolisti francesi.
Questi componimenti fecero sì che venisse nominato professore di letteratura al conservatorio di Milano.
Con il tempo, però, la sua poetica cambia ed inizia così la seconda stagione (in concomitanza con la seconda guerra mondiale): nacque pertanto il “neorealismo” in cui la parola d’ordine era “impegno sociale”, dove tutti gli artisti si dedicarono a denunciare l’orrore della guerra.
Nella prima fase i temi ricorrenti sono: l’amore, la malinconia, la lontananza dalla terra natia, la dimensione del dolore esistenziale, il ricordo dell’infanzia, ecc.
La poesia era composta da pochi versi liberi e c’era il ricorso all’analogia.
Nella seconda fase il verso è più ampio, lineare, le parole sono più concrete e il tono assume un carattere retorico.
Quasimodo vinse il premio Nobel per la letteratura nel 1959 ma ci furono delle polemiche perché non era uno scrittore di professione.
Morì a Napoli nel 1968.

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