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Ed è subito sera di Quasimodo

Ed è subito sera è una poesia scritta da Salvatore Quasimodo, poeta siciliano appartenente al movimento letterario dell'ermetismo. La lirica fa parte della celebre raccolta poetica dello scrittore siciliano Acqua e terre che è stata pubblicata nel 1930. In questo breve componimento poetico, Quasimodo descrive tre momenti importanti per la vita: la solitudine e l'incomunicabilità e infine l'alternarsi tra i sentimenti di gioia e dolore e infine la precarietà della vita. Uno dei temi principali di questa breve lirica poetica è la brevità della vita che l'uomo vede scorrere inesorabilmente e in modo molto veloce, la quale ricorre un po' in tutti i versi.

Indice

Ed è subito sera di Quasimodo - Versione alternativa 1

Ed è subito sera, analisi - Versione alternativa 2
Ed è subito sera, descrizione - Versione alternativa 3
Ed è subito sera, commento - Versione alternativa 4
Ed è subito sera, riassunto - Versione alternativa 5
Ed è subito sera, metrica - Versione alternativa 6
Ed è subito sera, spiegazione - Versione alternativa 7
Ed è subito sera, parafrasi - Versione alternativa 8
Ed è subito sera, temi - Versione alternativa 9
Ed è subito sera, sintesi - Versione alternativa 10

Ed è subito sera di Quasimodo

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

Ed è subito sera, Parafrasi: Ognuno si trova in questa terra in condizione di solitudine, trasportato dal mistero della vita così velocemente che subito sopraggiunge la morte.

Ed è subito sera, Analisi: La lirica Ed è subito sera è composta in versi liberi ed è tutta una grande metafora. Frequente è l'allitterazione della S; il linguaggio è molto semplice.

Ed è subito sera, Commento: La lirica Ed è subito sera, in forma epigrammatica, tratta il tema della solitudine esistenziale dell'uomo. Di grande suggestione è l'uso del verbo "trafiggere" che crea quell'idea di fugace dolore che è la vita. Come in Foscolo, anche in Quasimodo, la sera è morte e la vita, sebbene bella, è indice di sofferenza; l'uomo pur illudendosi di essere al centro del mondo, in realtà è destinato ad un fugace e limitato periodo d'esistenza terrena. Il raggio di sole è questa esistenza; ci illumina, ci regala gioie e ci trafigge con dolori e sofferenze, finché quasi d'improvviso la "sera" giunge e pone fine a tutto. In "Ed è subito sera" si esprime tutto il linguaggio della lirica pura, secondo la concezione ermetica, che si unisce all'evocazione degli elementi naturali.
In soli tre versi Quasimodo riassume il messaggio che, ad esempio, Foscolo ha racchiuso in un intero sonetto.
La sera è il momento prediletto, pone pace, èone morte; è metafora della fine, che conclude una lirica già velata di tristezza, malinconia e cupa atmosfera.

Il singolare "ognuno" e la poesia in terza persona servono per rendere universale la riflessione dell'autore e soprattutto a renderla eterna; quell'"ognuno" non ha dimensione spaziale né temporale, è l'uomo che da sempre e per sempre sarà "solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sol" e sarà "subito sera".

Ed è subito sera, analisi

da Acque e terre

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

Nella sua essenziale brevità, la lirica Ed è subito sera ben esemplifica le intenzioni e i risultati della ricerca ermetica: la b]concisione estrema dell’espressione, il significato profondo della parola e il suo rapporto di intensa collaborazione analogica.

Il primo verso di Ed è subito sera esprime la solitudine dell’uomo, che tuttavia si trova al centro della vita, di tutte le cose (“sul cuor della terra”). Tale contraddizione si riflette nel verbo, “trafitto”, del secondo verso, il cui senso è ambivalente: il raggio di sole che trafigge l’uomo è simbolo di luce e di calore, quindi della stessa vita, ma l’essere trafitto implica il significato di “ferito”, trasformando il raggio in una specie di dardo letale. Il verso conclusivo di Ed è subito sera di Salvatore Quasimodo, congiungendosi logicamente ai precedenti, fa prevalere quest’ultima spiegazione sulla prima: Ed è subito sera è una riflessione sulla condizione umana in cui sono condensati i motivi di una desolata solitudine, della precarietà della vita e dello sfiorire delle illusioni, dell’infinito e della morte, come segno del segreto dell’esistenza, dell’insondabile rapporto fra l’uomo e le cose.

Ed è subito sera, descrizione

E’ una lirica che fa parte della raccolta “Ed è subito sera” e che, nella sua brevità, esemplifica le intenzioni e i risultati della ricerca ermetica: la concisione estrema dell’espressione; il significato profondo della parola, che, nella sua rarefatta concentrazione, entra in rapporti di intesa collaborazione analogica; la problematica interiore ed esistenziale, di cui il testo si fa portatore.
Il primo verso esprime la solitudine dell’uomo, che pure si trova sul cuor della terra, nel cuore e quindi al centro delle cose.
Da questi elementi sprigiona una contraddizione che si ripercuote su “trafitto”, il cui significato racchiude in sé una profonda ambivalenza: il “raggio di sole” che colpisce l’uomo è simbolo di luce e di calore, e quindi della stessa vita; tra “trafitto” amplifica soprattutto il significato di “ferito”, trasformando il “raggio” in una specie di dardo, portatore di morte. È questa l’impressione destinata a prevalere dopo la lettura dell’ultimo verso, che registra l’improvviso sopraggiungere della sera, ossia della fine.
Nel brevissimo giro del discorso poetico sono condensati i motivi di una desolata solitudine, della precarietà della vita e dello sfiorire delle illusioni, dell’infinito e della morte, come segno del segreto dell’esistenza, dell’insondabile rapporto tra l’uomo e le cose. Ogni prospettiva di tipo naturalistico è abolita: al dilatarsi dello spazio corrisponde la contrazione del tempo, il precipitare che lo riduce alla frazione di un attimo. È evidente l’influsso della lezione ungarettiana e non c’è dubbio che il precedente più diretto di questi versi è costituito dalla poesia di Ungaretti: “Mattino”.

Ma al tentativo di cogliere un frammento di verità attraverso una folgorante illuminazione, Quasimodo sostituisce qui una sintetica riflessione sulla condizione umana, offrendone per così dire una definizione poetico-filosofica.

Ed è subito sera, commento

Forma metrica: la poesia è composta da da solo tre versi.
Spiegazione di Ed è subito sera: Ed è subito sera, fa parte della raccolta omonima, pubblicata nel 1942. Affronta la tematica, su cui si è incentrata anche la poetica leopardiana e montaliana, della brevità delle illusioni e della solitudine dell’uomo .
Nel primo verso si dichiara la solitudine dell’uomo, si dice che l’uomo è tragicamente solo, anche se vive con pienezza la propria vita, anche se è convinto di essere al centro del mondo, anche se sta al centro delle cose terrene e intreccia quindi delle relazioni con gli altri.
Nel secondo verso si descrive la contraddizione fra vita e morte, che segna l’esistenza di tutti gli uomini. La vita è come un raggio di sole : dà un filo di calore e di speranza ma nello stesso tempo ferisce l’uomo come una spada o una freccia che, dopo averlo trapassato (trafitto) , lo tenga inchiodato alla terra . Il raggio di sole è simbolo di vita e di felicità, quindi arriva all’uomo come dono benefico , ma poi si trasforma in un’arma e diventa motivo di sofferenza.
Nel terzo verso si dice che tutto finisce in un attimo. Subito arriva la sera, simbolo di morte.
In solo tre versi Quasimodo riesce a esprimere poeticamente le sue riflessioni sulla condizione umana. Con le metafore del cuore della terra, del raggio di sole e della sera riesce a concentrare le sue riflessioni sulla condizione umana : Con le metafore del cuore della terra, del raggio di sole e della sra riesce a concentrare molti significati in poche parole, e a tradurre le idee in immagini suggestive, come quella dell’uomo trafitto dalla luce, destinate a rimanere nella memoria di ciascuno di noi.
Quasimodo esprime, la condizione esistenziale universale della solitudine dell’uomo e della precarietà della vita, e lo esprime in maniera estremamente concisa come una "sentenza", una "massima" che con poche, significative parole sintetizza una amara verità eterna.
Vi sono numerose allitterazioni (sta solo sul…sole…subito sera; della terra trafitto da un raggio di sole) e una assonanza (della terra).

Ed è subito sera, riassunto

Ognuno si trova solo al centro della terra,
trafitto da un raggio di sole:
e subito arriva la morte.

Commento: E' questa la lirica cha dà il titolo alla raccolta pubblicata nel 1942. In questi versi il poeta siciliano Salvatore Quasimodo esprime la sua concezione dell'esistenza, al tempo stesso troppo dolorosa e troppo breve, ma si pone anche come autorevole esponente della corrente ermetica poichè l'essenzialita e l'intesità del suo linguaggio sono tali che ogni singola parola sia carica di significati e di suggestioni.

Ed è subito sera, metrica

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.

METRICA DELLA POESIA

Ognu/no s/ta so/lo su/l cu/or del/la ter/ra

tra/fit/to da/ un/ rag/gio di/ so/le:

ed/ è/ su/bi/to se/ra.

Ed è subito sera, spiegazione

‘’Ed è subito sera’’ è una poesia del 1942 scritta da Salvatore Quasimodo, noto poeta italiano del ‘900.
La poesia è formata da tre versi liberi, frutto di un lungo lavoro di sintesi ed esclusione, che rappresentano la parte conclusiva della lirica ‘‘Solitudini’’, che è lunga più di venti versi.
In questa lirica Quasimodo riflette sulla condizione umana e le da una definizione attraverso una riflessione arguta e pungente. Nella perfezione stilistica e nella raffinatezza si può avvertire l’influenza dei classici greci e latini, ma per la concisione e concentrazione delle parole e per la profondità e centralità dei temi esistenziali la poesia si può definire appartenente alla scuola ermetica, della quale Quasimodo è stato uno dei massimi esponenti. La lirica intende esprimere il significato della vita di ogni uomo sulla qual incombe minacciosa la morte.
La tematica che emerge nel primo verso è la solitudine che ognuno prova a causa dell’impossibilità di comunicare come si vorrebbe, nonostante sia circondato di gente; successivamente Quasimodo introduce le illusioni e la ricerca di una felicità spesso apparente rappresentate dal raggio di sole che anziché evocare vitalità, è simbolo di dolore. La morte evocata nella sera chiude il componimento rendendo la lirica non solo testimone di solitudine, ma anche di fugacità e brevità di ciò che ci circonda.

Ed è subito sera, parafrasi

Parafrasi: Ognuno pur vivendo tra gli uomini, è comunque solo perché la durata, della felicità umana è come un, raggio di sole spento subito dall’arrivo, della morte.
-Tutta la lirica poggia sull’ultimo verso
-la poesia di Quasimodo è composta da versi sciolti e il concetto espresso è la malinconia
-Differentemente dalla poesia di Quasimodo:
-la poesia di leopardi è composta da versi sciolti e il concetto espresso è il pessimismo
-la poesia di Ungaretti è composta da versi sciolti e scorrevoli e il concetto espresso è l'esperienza dolorosa della guerra
-la poesia di Montale è composta da un linguaggio complesso e tecnico e il concetto espresso è l'angoscia esistenziale
-questa lirica è totalmente concentrata ad essere simile a un epigramma, cioè un breve componimento poetico, consistente in un solo pensiero arguto e mordace
-questa lirica avvicina Quasimodo ad Ungaretti per l’esperienza dolorosa della guerra; a Montale per l’angoscia esistenziale
-Il primo Quasimodo si dedicava ad una perfetta resa delle antiche voci poetiche in un linguaggio moderno, luminoso e fresco, in un incontro che ripropone alla sensibilità contemporanea la lirica classica, successivamente, come notiamo in questa lirica le forme ermetiche compaiono ormai completamente aperte a un canto spiegato di contemplazione della natura e di accurata meditazione umana.

Ed è subito sera, temi

Il componimento è un brevissima illuminazione lirica che racchiude in pochi, famosissimi versi, il senso della condizione umana.

Metro : versi liberi :il primo è di dodici sillabe, il secondo è un novenario, il terzo un settenario. Il componimento è inserito della prima raccolta “ Acque e terre” .Il tema affrontato è quello della solitudine dell’uomo, solo nonostante l’illusione di essere “ sul cuor della terra” di dominare il mondo e l’universo, un’illusione rafforzata dal “raggio di sole” che lo colpisce nascondendogli la verità della sua condizione; ma è un attimo, ”ed è subito sera”.

Come è tipico della poesia ermetica la situazione descritta è del tutto interiore e esistenziale. Il componimento, nella sua essenziale brevità, esemplifica le intenzioni e i risultati della ricerca ermetica anche dal punto di vista formale: l’espressione è segnata da significato profondo di ognuna delle parole utilizzate le quali istituiscono tra loro rapporti di intensa collaborazione analogica ovvero un legame complesso di significati e significanti nel quale risiede il senso ultimo della poesia. Si riflette ad esempio su due parole, cuor e trafitto : cuor richiama alla mente qualcosa di vivo , di pulsante, e ha un’accezione positiva mentre trafitto ha un’accezione negativa. La misura decrescente dei versi suggerisce il rapido precipitare della situazione. Questa poesia in origine costituiva la strofa finale della poesia “Solitudini”.

Quasimodo pone l‘accento sulla fulminea immagine di solitudine esistenziale dell’uomo, siglata da fatale e rapido sopraggiungere della morte. Il poeta riesce e condensare in tre versi tutta la tragedia della condizione umana:
• La vita è breve
• la sua luce è accecante e intensa
• a subito arriva la sera, cioè la morte
Soprattutto, il poeta insiste sulla solitudine sconsolata e senza scampo che non è soltanto dell’uomo ma di ogni creatura. L’uomo viene così escluso da un mondo di sentimenti e di valori cui è preteso nell'illusione di ritrovare frammenti di se stesso. Nel secondo verso il termine “sole” perde l’accezione positiva e si trasforma in strumento di dolore (trafitto) mentre il termine “sera” è assunto a metafora della morte. In tal modo sia il sole sia la sera diventano allegoria della perdita e della sconfitta esistenziale.

Ed è subito sera, sintesi

La brevissima lirica di Quasimodo, che compare per la prima volta nella raccolta “Erato e Apòllion” del 1936 e, successivamente, verrà utilizzata come titolo dell’omonima raccolta del 1942, è un concentrato di sensazioni e momenti esistenziali che si racchiudono nel pervasivo sentimento di solitudine che accompagna l'uomo nella sua esitenza. Ciascun essere umano nasce e si ritrova solo a dover affrontare la vita, pur circondato da altre persone, anche familiari, che però, sostiene l'autore, non rendono meno solitario il viaggio terrestre di ognuno.
Ogni uomo si trova solo, isolato, pur essendo "sul cuore della terra", con la scelta di una epressione in cui la parola "cuore" non rievoca certo il nucleo terrestre, ma piuttosto il centro dei sentimenti, delle sensazioni, che tutti immaginiamo vissute insieme a un altra persona, ponendo così il termine in assoluta contrapposizione con il pronome "ognuno" e l'aggettivo "solo".
La contrapposizione di termini continua nel secondo verso dove il raggio di sole, normalmente associato alla luce, al calore, alla positività, colpisce il protagonista in modo crudele, lo "trafigge", lo pugnala quindi, come se la luce del mondo, l'esistenza stessa, fosse lotta e sofferenza.
La luce, come una rivelazione, apre la mente dell’essere umano, ma in maniera spietata, repentina: gli fa percepire il mistero della nascita dell’uomo, della Creazione divina, ma per rammentargli insieme la piccolezza della propria fragilità, non per consolarlo.
Inoltre, pare dire l'autore nell'ultimo verso, non c'è nemmeno troppo tempo per rendersi conto della difficoltà e dello strazio dell'esistenza umana perché essa è una breve parentesi, in cui ci si ritrova subito alla vecchiaia, alla "sera".
Tutta la lirica è pervasa da un sentimento di desolazione e negatività verso la vita, o meglio da un sentimento di dolorosa coscienza della pena della vita e della piccolezza dell’uomo mortale; inizialmente questi versi erano la terzina finale di un componimento più ampio, dal titolo "Solitudini", qui sotto riportato:

Una sera: nebbia e vento
mi pensai solo: io e il buio

Né donne; e quella
che sola poteva donarmi
senza prendere che altro silenzio,
era già senza viso
come ogni cosa ch’è morta
e non si può ricomporre.

Lontana la casa, ogni casa
che ha lumi di veglia
e spole che picchiano all’alba
quadrelli di rozzi tinelli.

Da allora
ascolto canzoni di ultima volta.
Qualcuno è tornato, è partito distratto
lasciandomi occhi di bimbi stranieri,
alberi morti su prode di strade
che non m’è dato d’amare.

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.
Leggendo l’intera lirica emerge il pensiero poetico dell’autore.
1. Percezione della solitudine, acuita dall’incertezza dei contorni notturni e nebbiosi.
2. Nostalgia della figura femminile donatrice per eccellenza, la madre.
3. Coscienza dello svanire del suo ricordo
4. analogia fra madre e casa natia
5. mancanza di una casa, una qualsiasi in cui riconoscere attività e suoni familiari (tessitura e pulizia della casa)
6. mancanza di un luogo sicuro, che rende straniero e alieno ogni canzone, racconto, viso o luogo.
L’ultima terzina fu poi estrapolata perché racchiudeva il messaggio più universale e perentorio. Quasimodo infatti parte dall’occasione (una sera di nebbia) per ricordare una donna (la madre) che rammenta tutte le donne e tutte le case, trasformando in assoluto un sentimento nato come personale: la vita è dolorosa, breve e nessuno può aiutare nessuno in questo viaggio quasi "di guerra" e non è buona cosa illudersi che qualcuno o qualcosa rischiarerà o scalderà questo dolore.

Autori che hanno contribuito al presente documento: GIORGIA86, SteDV, KingDragonMan, ila2812, blakman, Cronih, LiMars, sapereaude, dreamer_melody, coltina.

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