Ominide 50 punti

Commento a "Il problema dei posteggi" di Dino Buzzati

Il racconto di Dino Buzzati "Il problema dei posteggi", comincia con una situazione iniziale di equilibrio, nella quale si racconta di come fosse semplice, una volta, andare in automobile e trovare un posteggio: "I passanti si scansavano, le biciclette procedevano ai lati, le strade erano pressoché deserte, soltanto qua e là i mucchietti verdi lasciati dai cavalli; e ci si poteva fermare a volontà ,[...] non c'era che l'imbarazzo della scelta". Questa vita così facile e tranquilla del passato, viene poi paragonata a quella contemporanea, dove si trova a stento un posto dove parcheggiare, perché "la città è fatta di cemento e ferro, tutta a spigoli duri che si innalzano a picco e dicono: qui no, qui no". Il protagonista, che in questo caso coincide con il narratore, racconta la sua mattinata-tipo, da quando si alza, beve in fretta la sua tazza di tè sperando di trovar tutti i semafori verdi, fino a quando sale in macchina e inizia quella che si potrebbe chiamare la sua "Odissea". Tutto ad un tratto intravede un posto libero, ma poi si accorge che è tutto un miraggio, perché lì, infatti, sorge il palazzo del Ministero delle Tasse ed è vietato parcheggiare. Questo evento corrisponde alla rottura dell'equilibrio, dando inizio alle peripezie del protagonista e allo Spannung. Non lontano dal suo ufficio, "avvista, ecco, un breve varco dove forse la sua utilitaria può annidarsi". Dopo una lunga e difficile serie di manovre, riesce a parcheggiare, ma proprio in quel momento gli si avvicina un inserviente facendogli notare che il parcheggio è riservato.Poco dopo gli si presenta un' occasione, a cui è costretto a rinunciare a causa della coda formatasi dietro di lui. Proprio mentre sta per avvertire l'ufficio del suo ritardo, nota uno spazio libero e vi si infila. "La pace scende in me": è con questa frase che il narratore ricostruisce una situazione di equilibrio, rotta dal vociare proveniente dalla strada e a causa della quale ricominciano le peripezie del protagonista, costretto a togliere la macchina da davanti la saracinesca che non aveva visto e avviarsi verso la periferia "oltre i sobborghi, attraverso le campagne e le brughiere, più lontano ancora...", dove finalmente abbandona la sua macchina vecchia e brutta. Si ha la ricomposizione dell'equilibrio e la conclusione, che narra con semplicità la leggerezza dell'uomo, liberatosi da quel peso più grande di lui. Ma proprio quando tutto sembra essere finito, compare un uomo in lontananza che protesta, ma il protagonista non se ne cura e continua allegramente la strada saltellando e correndo sulle sue anziane gambe.

I personaggi presenti in questo racconto sono realistici, e parlano attraverso il discorso diretto. Il protagonista, come detto precedentemente, coincide con il narratore, ed è in opposizione con tutti gli altri personaggi. L'antagonista, invece, è costituito da tutti quei personaggi che potremmo identificare con gli altri automobilisti, i camionisti inferociti, l' inserviente, i portinai e l' uomo con il berretto militare che protesta.

Il brano si svolge, a giudicare dagli spazi descritti, in una grande città, mentre la collocazione cronologica è implicita, in quanto l'autore-narratore non esplicita il momento esatto in cui si succedono gli eventi, anche se si può intuire che questa sfortunata serie di avvenimenti avviene nel corso di una giornata, che potrebbe identificarsi con la nostra.

Registrati via email