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Cesare Pavese

Scrittore italiano. Nato in una famiglia piccolo-borghese di estrazione contadina, rimase orfano del padre all'età di sei anni. Lasciata la campagna dove era nato e dalla quale si sentì sempre attratto, si trasferì a Torino dove iniziò il suo corso di studi. Frequentò il liceo Massimo D'Azeglio; qui ebbe come insegnante Augusto Monti, che lo introdusse nell'ambiente degli intellettuali torinesi (N. Bobbio, V. Foa, G. Einaudi, G.C. Argan, L. Geymonat, L. Ginzburg) che ruotava intorno ad A. Gramsci e P. Gobetti. Nel 1930 si laureò in Lettere con una tesi sul poeta Walt Whitman, inaugurando quella che sarebbe stata la sua attività di traduttore di autori americani. Iniziata la collaborazione alla rivista "Cultura", venne arrestato insieme ad altri intellettuali antifascisti e mandato al confino a Brancaleone Calabro (1935-36). Qui cominciò la stesura del diario Il mestiere di vivere, pubblicato postumo nel 1952, importante per conoscere la vicenda umana e intellettuale dello scrittore. Il ritorno a Torino nel 1936 coincise con l'inizio di una grave crisi affettiva destinata a rimanere irrisolta. Nello stesso anno pubblicò la prima raccolta di versi, Lavorare stanca: ignorata dalla critica, essa costituiva un esempio di lavoro poetico estraneo alla corrente, allora imperante, dell'Ermetismo e lontano dal gusto predominante del frammentismo. Il libro introduceva in Italia lo stile narrativo dei grandi modelli americani, dei quali P. era profondo e appassionato studioso (nel frattempo aveva infatti pubblicato la sua fondamentale traduzione del Moby Dick di H. Melville). La "poesia-racconto", il "verso-frase" di P. sono gli strumenti espressivi di temi completamente nuovi: l'epica avventurosa, il mito dei paesi lontani, il rapporto fra l'individualità umana e la forza della natura. Queste suggestioni trovarono presto un riscontro nell'interesse scientifico per il problema del mito, che avrebbe improntato gran parte della successiva attività editoriale di P. Divenuto uno dei principali collaboratori della casa editrice Einaudi, tradusse J. Dos Passos, D. Defoe, Ch. Dickens, G. Stein, ma continuò a dedicarsi alla letteratura, scrivendo alcuni racconti e la prima stesura de Il carcere e di Paesi tuoi, romanzo con il quale esordì nel campo della narrativa nel 1941, ancora nel solco di un crudo verismo di matrice americana. Nel 1942 pubblicò La spiaggia, romanzo incentrato sul tema della solitudine e dove al realismo si accostò la nota simbolica. Alla caduta del regime fascista, P. si trasferì con la famiglia della sorella a Serralunga, un paesino del Monferrato. Alla fine della guerra si iscrisse al PCI, cercando anche nella militanza politica, come nell'esperienza sentimentale, di superare il senso di solitudine sentita come incapacità di vivere, di instaurare un dialogo con l'altro. Nel 1947, dopo il trasferimento a Roma e la pubblicazione di Feria d'agosto, apparvero Dialoghi con Leucò e Il compagno, vincitore del premio Strega; nel 1949 uscì Prima che il gallo canti, che conteneva i due romanzi brevi Il carcere e La casa in collina, nei quali accanto al ricorrente contrasto città-campagna compaiono le riflessioni dello scrittore sulla guerra. Il 1949 è l'anno de La bella estate, comprendente i tre racconti La bella estate, Il diavolo sulle colline, Tra donne sole, dove il mito del ritorno all'infanzia, alle colline, al mare è visto come salvezza dalla banalità, dalla non autenticità della vita cittadina. Nel 1950 visse un'intensa storia sentimentale con l'attrice americana Constance Dowling e pubblicò La luna e i falò, romanzo nel quale neanche i mitici luoghi dell'infanzia risultano più in grado di offrire un'alternativa alla condizione di solitudine. Una nuova delusione sentimentale, rafforzando il pessimismo di P., costituì infine l'occasione che lo decise al suicidio. Postumi uscirono: la raccolta di poesie Verrà la morte e avrà i tuoi occhi (1951); La letteratura americana e altri saggi (1951); i racconti di Notte di festa (1953); il romanzo Fuoco grande (1959), scritto insieme con Bianca Garufi; due volumi di Lettere (1966); il romanzo giovanile Ciau Masino (1968). Nell'opera di P., scrittore fra i più amati del dopoguerra, si fondono suggestioni molteplici, dal mito della libertà (incarnato soprattutto dal popolo americano) alla rievocazione nostalgica dell'infanzia e della propria terra d'origine, grande motivo ispiratore dei romanzi e dei versi dello scrittore. In particolare, l'infanzia è vissuta come esperienza determinante, alla quale sempre si deve ritornare nello sforzo di conquistare la propria identità. Altro motivo dominante è quello della solitudine, che P., come i suoi personaggi, tenta di superare attraverso l'amore, che tuttavia non conosce altri esiti se non quello di una sconfitta: l'unica soluzione possibile alla condizione di solitudine è quella della maturità, intesa non solo come punto limite di ogni possibile esperienza, ma come una necessità e una vocazione d'assoluto e pertanto, come tale, inappagabile (Santo Stefano Belbo, Cuneo 1908 - Torino 1950)

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