Diamant di Diamant
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La Stella di Natale
di Boris Pasternak

C’era l’inverno.
Soffiava il vento dalla steppa.
E freddo aveva il neonato nella tana
sul pendio del colle.
L’alito del bue lo riscaldava.
Animali domestici
stavano nella grotta,
sulla culla vagava un tiepido vapore.
La notte di gelo somigliava a una fiaba
e, dalla nevosa catena dei monti,
nella tormenta, qualcuno
per tutto il tempo scese invisibile tra loro.
Per quella stessa strada, per quegli stessi luoghi,
alcuni angeli andavano in mezzo alla folla.
L'incorporeità li rendeva invisibili,
ma a ogni passo lasciavano l'impronta d'un piede.
Una folla di popolo si raccoglieva presso la rupe.
Albeggiava. Si delineavano i tronchi dei cedri.
“E voi chi siete?” domandò Maria.
“Noi stirpe di pastori e messaggeri del cielo,

siamo accorsi a cantar lode a voi due”.
“Non si può tutti insieme, aspettate alla porta”.
Nella foschia di cenere, che precede il mattino,
battevano i piedi mulattieri e allevatori.
Gli appiedati imprecavano contro quelli a cavallo;
e accanto al tronco cavo dell'abbeverata
mugliavano i cammelli, scalciavano gli asini.
Albeggiava. Dalla volta celeste l'alba spazzava,
come granelli di cenere, le ultime stelle.
E della innumerevole folla solo i Magi
Maria lasciò entrare nella cavità della roccia.
Lui dormiva, tutto splendente, in una culla di quercia,
come un raggio di luna dentro il cavo di un tronco.
Invece di pelli di pecora
le labbra di un asino e le nari di un bue.
Ad un tratto qualcuno, un po’ a sinistra nell’oscurità,
con la mano scansò dalla culla uno dei Magi
e quello si voltò. Dalla soglia la Vergine Maria
guardava come un ospite la stella di Natale.


Spiegazione

In questa poesia Pasternak vuole guidarci nella scena della nascita del Bambino Gesù. Il paesaggio, come si nota già tra i primi versi, non è quello tipico della Palestina, ma della Russia, patria di Pasternak. Il paesaggio si presenta, come da tradizione, freddo essendo celebrata a Dicembre. La nascita di Gesù viene festeggiata a dicembre in coincidenza di un’antica festa pagana, la festa della luce. Per questo, la tradizione e, di conseguenza Pasternak, immagina la scena ambientata in pieno inverno. La descrizione dell’ambiente è molto curata e ci fa capire perfettamente l’idealizzazione del Pasternak. Gli aggettivi arricchiscono molto questa poesia.

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