Ominide 1237 punti

Pasolini, Pier Paolo-"Il Pianto della Scavatrice"

Nel “Pianto della Scavatrice” ("Le Ceneri di Gramsci")il tema privato della malinconia si unisce al tema civile della critica all’Italia che, modernizzandosi, e quindi, allontanandosi dalle proprie radici contadine, perde la propria umanità. Il tema civile costituisce la novità della raccolta; infatti, negli anni ’50 Pasolini si scontra con la mutazione antropologica che caratterizza l’Italia attuale e la sua poesia si sposta dalla dimensione intima iniziale e passa ad essere impegnata.
Il componimento è costituito da terzine di versi liberi legati da rime, assonanze, consonanze. I frequenti enjambement dilatano i versi e conferiscono alla poesia un andamento narrativo.
Nei primi versi si afferma che non conta ciò che si è amato e conosciuto in passato, ma ciò che si ama e conosce nel presente. La scrittura poetica deve ancorarsi nel presente, e non perdersi nel ricordo di ciò che non è più, poiché vivere nel rimpianto di un amore passato provoca angoscia e impedisce all’anima di evolversi. L’io poetico confessa un proprio stato di crisi, poiché non riconosce nel mondo che prima amava e che ha animato il suo slancio poetico, e dunque, non sente più quella ragione di essere che era valida per lui in passato.

Viene descritto il paesaggio squallido, desolato, che appartiene alla periferia di Roma, attraverso cui il poeta passeggia durante la sera. Quindi vi è un parallelo tra l’afflizione dell’io poetico, che vede spenta la propria ragione d’esistere, e il degrado urbano. Ma il poeta trova sollievo nella vista dei giovani del proletariato romano, la cui gioia di vivere istintuale, innocente, inconsapevole, addolcisce la cupezza dei pensieri dell’io poetico.
Si ritrae un altro quartiere periferico di Roma all’alba. La “vampa abbandonata del sole mattutino” riprende il tema della solitudine.
Si ode un rumore vibrante proveniente da un cantiere in cui alcuni anziani operai, ritratti nell’umiltà della loro condizione, stanno lavorando faticosamente. In questo quadro spiccano gli strumenti tecnici utilizzati per costruire: la benna e la scavatrice. Questi oggetti diventano simbolo della trasformazione di una Roma che si sta ricostruendo e di un’ Italia che si sta modernizzando.
La benna e la scavatrice vengono umanizzate; quest’ultima, infatti, emette un grido “umano”. La scavatrice, e con essa, tutto il quartiere, l’intera città, e il mondo, sembrano piangere sulla fine della civiltà pre-industriale e sulla nascita della civiltà industriale. E il dolore per un cambiamento che, pur essendo per il meglio, comporta una perdita.
La luce del sole di cui, nei versi precedenti, si diceva che accecava e bruciava, diventa simbolo del futuro.
A questa visione pessimistica di una trasformazione che comporta una morte e una fine si contrappone la speranza degli operai, la cui fede marxista è simboleggiata dal colore rosso, e degli intellettuali, i quali auspicano un miglioramento della società che riguardi soprattutto le classi emarginate.
in questi ultimi versi si richiama la figura di Piero Gobetti, intellettuale antifascista morto per essere stato aggredito dai sicari fascisti.

Registrati via email