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Paolo Volponi

Nasce nel 1924 e muore nel 1994, raggiunge il successo con Memoriale (1962), in cui il protagonista, un contadino divenuto operaio, rappresenta l'emblema dell'alienazione di un'intera società.
Paolo Volponi ha lavorato per vent'anni nell'industria derivandone i temi dominanti nelle sue opere; in realtà, egli esordisce come poeta con Il ramarro, L'antica moneta, Le porte dell'Appennino, in cui c'è un'adesione alla natura "appenninica", che definisce una mitica condizione di vita totale, integra, pre-industriale.
Alla poesia torna con Il silenzio campale ma la sua fama è dovuta alla sua attività di narratore.
Con Memoriale (1962) egli indaga la tematica che sarà costante nella sua produzione: il rapporto fra l'uomo e il lavoro industriale, le lacerazioni del rapporto uomo/fabbrica, il ruolo dell'industria nella società contemporanea. Con La macchina mondiale (1965) appare una tipologia umana destinata a ritornare in seguito, cioè una sorta di antagonista della civiltà contemporanea, anarchico, messianico e visionario.
In Corporale (1974) questa figura si realizza nel protagonista, il professore Girolamo Aspri: farneticante, ma lucido, nell'esame e nel rifiuto della società contemporanea, vive il dissidio fra utopistica prospettiva di rinnovamento e critica corrosiva, incarnazione del disagio di vivere e emblema di rigenerazione: la sua nevrosi fa tutt'uno con l'aspirazione alla realizzazione di un «nuovo Adamo», «vivo, vivo, vivo, diverso, diverso, diverso».
Notevole è la varietà di aspetti e di moduli della scrittura di Volponi, che non ignora le esperienze della neoavanguardia, ma si riscatta da quel sospetto di gioco intellettualistico e di manierismo che esse quasi sempre legittimano, importanti a riguardo Il sipario ducale e Le mosche del capitale, nel quale Volponi riprende per approfondirli, i temi a lui più congeniali: il ruolo dell'industria nella società attuale, l'impossibile realizzazione di una democrazia industriale.

Memoriale
Memoriale è un romanzo-confessione, in prima persona, il cui protagonista è Albino Saluggia operaio in una fabbrica piemontese, con un pesante trascorso: emigrazione, prigionia, malattia. Saluggia aspira a una vita nuova, sana, che sembra per lui incarnarsi nel lavoro in fabbrica. Ma la disumanità del lavoro stesso lo ricaccerà nella malattia (spirituale prima ancora che fisica). Si isola sempre di più, il suo rendimento sul lavoro cala; tuttavia, la fabbrica continua ad aiutarlo. Quando però la sua protesta assume connotati di pericolosità politica (Saluggia incita i cuochi della fabbrica a scioperare), la direzione non esita a licenziarlo.

Il romanzo sfugge ad ogni schematica definizione; Volponi infrange ogni stereotipo e convenzione letteraria, contaminando tipologie tematiche e registri stilistici. Sorprende continuamente il lettore; a prima vista il libro si configura come un romanzo-inchiesta di tipo sociologico. Lo scrittore rimproverava agli intellettuali di non aver analizzato criticamente la realtà dell'industria ecco che Memoriale assolve a questa funzione.
Sebbene il punto di vista resti costantemente quello "straniato" del nevrotico Saluggia, vi sono nel libro vere e proprie pagine da inchiesta tanto che può essere visto anche come romanzo-diagnosi e storia di una nevrosi: il rapporto ambivalente di Saluggia con la madre, l'orrore-attrazione per il sesso, la malattia come fuga dalle responsabilità. I due filoni tematici sono correlati, perché è proprio la nevrosi, la "diversità" di non integrato che permette la libertà di giudicare i1 mondo della fabbrica.
Volponi riteneva che la follia fosse un uso alternativo (ereticoutopistico) della ragione. Altra lettura è quella simbolica, in cui la storia di Saluggia si può leggere come metafora dell'alienazione dell'uomo moderno perseguitato da un'Autorità opprimente e mostruosa.
La natura memorialistica del romanzo comporta una divaricazione temporale tra "io narrante" e "io narrato". Il primo fa sentire sovente la sua voce (attraverso i tempi commentativi del presente e passato prossimo). Rispetto all'io narrato, il narratore ha maggiore consapevolezza critica. La scelta della follia di Saluggia come prospettiva fondamentale della narrazione comporta conseguenze sulle strutture narrative di Memoriale. E' sovvertito l'impianto di tipo naturalistico-realistico, sia per l'intreccio che per le strutture temporali e la rappresentazione stessa di personaggi ed ambienti. Interessanti sono le figure dei medici della fabbrica, che a un primo livello esemplificano i limiti dell'assistenza medica, ma che, nella visione di Saluggia, diventano oscuri persecutori, simbolo di un sistema che cerca di neutralizzare e schiacciare i puri, i ribelli, gli innocenti. La fabbrica stessa è sottratta ad ogni realistica definizione, la sua rappresentazione risente degli stati d'animo del protagonista: da luogo protettivo a luogo innaturale, ostile.
La lontananza della poetica volponiana da schemi di tipo realistico è ribadita anche sul piano espressivo: saltuariamente infatti si ha la mimesi di un linguaggio subalterno. Il linguaggio-tipo di Memoriale oscilla tra prosa lucida, saggistica, e una prosa lirica e analogica, da poeta raffinato: il lirismo scaturisce dall'ottica "altra" di Saluggia. Si comprende allora la dichiarazione dell'autore stesso: «Secondo me, quella carica di liricità che c'è nel libro, è il suo strumento critico, d'intervento sulla realtà».

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