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NOME NON HA di Sibilla Aleramo

Nome non ha,
amore non voglio chiamarlo questo che provo per te,
non voglio che tu irrida al cuor mio
com'altri a' miei canti, ma, guarda,
se amore non è pur vero è
che di tutto quanto al mondo vive nulla m'importa come di te,
de' tuoi occhi de' tuoi occhi donde sì rado mi sorridi,
della tua sorte che non m'affidi,
del bene che mi vuoi e non dici, oh poco e povero, sia,
ma nulla al mondo più caro m'è,
e anch'esso ,e anch'esso quel tuo bene
nome non ha....

Parafrasi
Non ha un nome e non voglio chiamare amore quello che provo per te; non voglio che tu ti prenda gioco di me come fanno gli altri con le mie poesie, ma guarda, se anche non è amore, almeno sono sicura che, fra tutte le cose che ci sono al mondo,di nessuna mi importa come di te. Mi importa dei tuoi occhi, che mi rivolgono solo raramente un sorriso, del tuo destino che non mi affidi, del sentimento che provi per me e non mi dici. Anche se questo sentimento è piccolo e povero non c’è comunque niente al mondo che sia per me più importante. E anche quello che tu provi per me non ha un nome.

Analisi stilistica
La struttura della lirica è circolare: il primo verso si ripete nell’ultimo e chiude, non solo metaforicamente, il cerchio fra i due amanti. I versi 3 e 4 contrappongono la persona dell’amato (v. 3…per te) a quella del resto del mondo (v.4 …com’altri), isolando al figura dell’uomo tanto importante nella vita di Sibilla.
Una delle figure retoriche più presenti è quella dell’enjambement (3 e 4, 5 e 6, 11-12) che rende scorrevole e fluente il testo e mette in evidenza alcuni termini chiave della lirica: cuor mio (v. 3), vero è (v. 5), tuo bene (v. 11). Molto presenti anche le anastrofi e da segnalare una anadiplosi al verso 7.

Commento
La lirica, scritta nel 1929, fa parte della raccolta “Poesie”. La poetessa, che ha da poco terminato una storia d’amore con Julius Evola, in questa lirica si rivolge direttamente al proprio amato e, in un altalenarsi di dolcezza e realismo, gli esprime i propri sentimenti. Il tema centrale della poesia è quello della non necessità di etichette per il sentimento che la donna prova: il primo e l’ultimo verso infatti dichiarano che il sentimento (della poetessa nell’incipit e del suo uomo nella conclusione) che essi provano non deve per forza essere definito “amore”, perché esso esiste ed è forte anche se non ne viene data una definizione. La motivazione per cui Sibilla non vuole definire questa sensazione come amore sono il timore di essere presa in giro e ferita nella propria intimità come è già capitato nella sua vita professionale (vv. 3-4), mentre per l’uomo si legge una certa ritrosia a dichiararsi in modo esplicito, forse per timidezza, forse per cinismo. Dopo la prima confessione sulla propria fragilità la poetessa passa a dichiarare che l’altro è il centro del suo universo (v. 6) e passa in rassegna le caratteristiche, fisiche e caratteriali, che la affascinano: gli occhi raramente sorridenti, le confidenze negate da parte dell’uomo (che si conferma distaccato), il sentimento stesso che li lega ma non viene mai esplicitato. Questi tre punti sembrano in realtà tre difetti (la mancanza di gioia di lui, la riservatezza sui propri pensieri, il silenzio sull’amore provato), ma la poetessa, con un “ma” che sottolinea lo stacco, conferma il proprio trasporto per il suo amato, unica sua cura. Il sentimento del compagno per lei non viene messo in discussione, ma anzi ribadito nel penultimo verso, a discapito delle parole mai dette e Sibilla, conclude con una frase sospesa (identica a quella iniziale) che ha la funzione di ribadire la identità di sentimenti dei due e, allo stesso tempo, tranquillizzare l’uomo da presunte rivendicazioni dell’amante.

La forza di questo testo sta nel messaggio che il sentimento può essere anti-convenzionale, intimo, non rivelato, non etichettato, ma ciò non lo rende meno autentico e profondo. In una società che non concepisce con liberalità le relazioni non coniugali (Siamo nel periodo di espansione e consolidamento del governo fascista e del suo modello familiare tradizionalista) Aleramo rivendica la propria scelta di una vita libera, senza costrizioni, fuori dagli schemi borghesi come avevano già dimostrato i sui tormentati amori e le sue vicende coniugali.

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