Marino Moretti

Nato a Cesenatico (Forlì) nel 1885, non condusse a termine gli studi. A Firenze divenne amico di Palazzeschi (con il quale studiò anche recitazione), entrando poi in contatto con altri crepuscolari (Gozzano, Corazzini, Govoni, Gianelli). Dopo essere stato tra i firmatari del manifesto antifascista di Benedetto Croce, trascorse un'esistenza schiva e appartata, collaborando intensamente al "Corriere della Sera".
La sua attività iniziale è rivolta alla poesia. Nella prima raccolta, Fraternità (1905), dedicata al fratello morto e alla madre viva e piangente, l'atmosfera dominante è quella pascoliana: al centro sono gli affetti domestici, il legame condizionante con la madre, la contrapposizione fra la casa-nido è il mondo. Dopo i poemetto della Serenata delle zanzare (1908), le Poesie scritte col lapis (1910) introducono gli ambienti e le figure tipiche del crepuscolarismo morettiano: signorine appassite è chiusi ambienti di provincia; il grigiore e la noia quotidiana, segno di un'ansia e di una insoddisfazione represse; i cani randagi e gli organetti di Barberia; il senso dell'inutilità della vita, a cui corrisponde un linguaggio montoni e uniforme, basato sulle ripetizioni e sulle riprese; il mondo infantile, regressivo, dei banchi e dei compagni di scuola. Non mancano tuttavia momenti ironici, con toni di più risentita a graffiante cattiveria.

La situazione di fondo non muta nelle Poesie di tutti i giorni (1911), che ribadiscono lo stretto rapporto fra infanzia e dimensione del quotidiano. Non a caso il libro si apre con l'Ode al lapis; contiene una sorta di itinerario nei luoghi in cui si consuma la noia cittadina; ripropone il motivo delle beghine (Beghinaggio) e torna sulla raffigurazione di luoghi chiusi (La farmacia), sottratti al trascorrere del tempo.
Il giardino dei frutti (1916) conclude il discorso poetico sin qui condotto da Moretti, accentuando le componenti critiche. Nelle poesie scolastiche prevalgono gli aspetti di una insofferenza corrosiva, mentre non mancano momenti di confessione persino brutale , psicoanaliticamente lucida e penetrante. Nel medesimo anno avviene l'esordio di Moretti come romanziere, con Il sole del sabato, cui seguiranno, tra gli altri, Guenda (1918), La voce di Dio (1920), L'Andreana (1935), I coniugi Allori (1946), La camera degli sposi (1958). Ambientate in un mondo piccolo-borghese, queste opere ne riflettono l'ideologia dominante, ma ne colgono anche la crudeltà e le storture. Ancora più numerose, tra il 1907 e il 1956, le raccolte delle novelle. Da segnalare, infine, i libri di memorie, che, dalle iniziali rievocazioni patetico-sentimentali, giungeranno poi a esiti più anticonformistici e insofferenti: Mia madre (1923), Via Laura (1931), Scrivere non è necessario (1937), I grilli di Pazzo Pazzi (1951). È morto a Cesenatico nel 1979.

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