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Alberto Moravia (1907-1990)

Alberto Pincherle, in arte Moravia, nacque a Roma nel Novembre del 1907. All’età di nove anni si ammalò di una seria tubercolosi ossea che gl’impedì di proseguire gli studi, ma lo indusse a leggere e a scoprire la sua vocazione di scrittore precoce. In polemica con il fascismo il giovane Moravia lasciò l’Italia negli anni del regime e si trasferì prima a Londra, poi a Parigi e quindi a New York, dove tenne conferenze letterarie alla Columbia University. Nel 1952 vinse il premio Strega: i suoi libri, da alcuni criticati, furono tradotti in molte lingue e alcuni divennero sceneggiature per film di successo. Nel corso della sua vita Moravia collaborò con diversi quotidiani e riviste, tra cui La Stampa e L’Espresso, si interessò al teatro e fu, in età avanzata, deputato al Parlamento europeo. Morì a Roma nel Settembre del 1990.

La passione civile e la curiosità culturale caratterizzarono l’intera attività letteraria di Moravia e lo resero scrittore sempre impegnato e teso alla razionalità. Le sue opere mostrarono fin dagli esordi una spiccata tendenza al Realismo, all’indagine delle patologie della società e delle sue classi. Ed egli fu narratore minuziosamente oggettivo delle realtà del Mondo, libero dalle tentazioni di inserire nei suoi scritti pensieri o stati d’animo estranei al contesto.

Lo stile della sua prosa è spoglio e disadorno nella terminologia, ma elaborato nella sintassi. Ogni proposizione vuole corrispondere ad una precisa osservazione, che s’incastra nel montaggio perfetto dell’opera fino a rivelarne l’intento principale.

Delle opere di Moravia si ricordano in particolare Gli indifferenti, l’acclamato romanzo d’esordio, Agostino, bandito (come altri suoi scritti) dal regime fascista, e La noia, esemplare più tardo della sua letteratura, forse più riflessivo ma ancora essenzialmente legato all’osservazione della realtà.

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