coltina di coltina
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Sanguina da tutte le sue parti il loro corpo

Testo

1 Sanguina da tutte le sue parti il loro corpo,
2 si decimano le loro bande proditoriamente,
3 si scuoiano gli uni agli altri la pelle dalla fronte,
4 si strappano l'immagine dell'uomo
5 dalle loro opposte facce vicendevolmente

6 a gara derubano della loro persona gli incolpevoli,
7 a gara li umiliano e li vendono
8 o all'alba si ritrovano il loro sangue sotto le unghie -

9 e voi che alzate gli occhi su di loro
10 e subito li chiudete bene e forte col sigillo delle dita
11 timorosi di conoscerli, spaventati di ravvisarvi,
12 non è questo, lo so, che volete sentirvi dire
13 eppure non c'è nulla a cui più appassionatamente pensi -
14 parla alto, parla distintamente sotto la grande cupola
15 di sordità la mia ben poca anima
16 ancora viva tra le sue rovine. E voi? Muti.

Parafrasi
Il loro corpo sanguina da ogni parte, si uccidono fra di loro a tradimento, si strappano la pelle dalla faccia vicendevolmente, si strappano l’immagine stessa dell’essere umano; fanno a gara ad uccidere gli innocenti, ad umiliarli e a venderli oppure, all’alba, si trovano sotto le unghie il loro sangue.
-E voi, che li guardate e subito vi coprite gli occhi con le mani perché avete paura di riconoscerli, di vedervi riflessi in loro, non volete sentirvi dire quel che sto per dirvi, lo so, eppure non c’è nient’altro a cui io pensi con così tanta forza- grida la mia anima, parla chiaramente sotto la campana fatta di sordità la mia piccola coscienza che ancora vive nonostante sia in mezzo alle rovine. E voi? State muti.

Analisi retorica
La poesia è composta da tre strofe, di diversa lunghezza (cinquina, terzina, ottava), i versi sono liberi e sciolti (cioè non c’è uno schema di rime riconoscibile); solo in un caso si registra una rima (vv. 2 e 4).
-Anafora: vv. 2-3-4 (“si”); vv. 6-7
-Climax: vv. 2-3-4 (“si decimano, si scuoiano, si strappano”) e vv. 6-7 (“derubano, umiliano, vendono”)
-Metonimia: il concreto per l’astratto v. 6 (persona per anima o vita)
-Metafora: v 10 (“il sigillo delle dita”); vv. 14-15 (“cupola di sordità”); v. 16 (“le sue rovine”)
-Parallelismo: v.11 (“timorosi di conoscerli, spaventati di ravvisarvi”)
-Enjambement: vv. 14-15-16
-Allitterazione: v. 16 (in V e R)
Il lessico è carico di termini forti e cruenti, i verbi e gli avverbi sottolineano l’inumanità, l’efferatezza dei comportamenti, la mancanza di rispetto e di coraggio nell’affrontarsi (“proditoriamente”) e nello stesso tempo la diffusa bestialità che coinvolge tutti (“gli uni agli altri “, “vicendevolmente”)

La poesia ha una forte presenza di pronomi personali e aggettivi possessivi (soprattutto del pronome possessivo di terza persona plurale) che insistono nell’attribuire la”proprietà” di ciò che viene descritto ( “il loro corpo” v. 1; “le loro bande” v. 2; “dalle loro opposte facce” v. 5; “della loro persona” v. 6; “il loro sangue” v. 8; “su di loro” v.9), quasi ci fosse bisogno di sottolineare in continuazione “chi fa cosa a chi”.

Commento
La poesia è tratta da “Tutte le poesie” del 1996 e descrive la bestialità con cui gli uomini sono capaci di ferirsi, uccidersi e privare un loro simile persino dell’essenza dell’umanità. I “cattivi” vengono descritti come bestie che cacciano di notte o come sanguinari esseri primitivi che si fanno forza nel branco (“le loro bande”) e attaccano gli avversari senza nemmeno riconoscere la comune appartenenza alla famiglia umana (“si strappano l'immagine dell'uomo / dalle loro opposte facce vicendevolmente”). Da questa ferinità non vengono risparmiati neppure gli innocenti che fanno la fine delle vittime sacrificali, vengono uccisi, venduti, umiliati, pestati.
Gli altri, quelli “buoni” vedono le azioni violente commesse intorno a loro, ma preferiscono tapparsi gli occhi e fare finta di nulla perché temono di riconoscere i colpevoli di tanta cattiveria, o peggio, temono di riconoscere negli occhi di questi “mostri” qualcosa che anche loro provano: una rabbia occasionale, una reazione brusca, un desiderio di vendetta…..Se riconoscessero che anche loro provano gli stessi impulsi dei “cattivi” non potrebbero più etichettarli come bestie crudeli, ma dovrebbero prendere in considerazione che anche questi crudeli assassini sono uomini e che tutti (in quanto esseri umani che provocano gli stessi impulsi) sono “ a rischio” di trasformarsi in bestie.

Il meccanismo è molto sottile e molto vero: ognuno di noi, di fronte ad un’azione crudele ed efferata tende a etichettare il responsabile come un mostro, un pazzo, un diverso, per poter intimamente gioire di essere diverso e sentirsi soddisfatto di essere migliore di lui. Questo meccanismo funziona solo se l’altro è percepito come assolutamente diverso da sé, altrimenti scatterebbe un’identificazione pericolosa, che prevederebbe la compassione, l’ascolto, la comprensione.
I “buoni", come bravi farisei, ci tengono a mostrarsi come diversi, come estranei a certi meccanismi e rimangono muti, come se la questione non li interessasse.
Proprio contro questa indifferenza si scaglia con forza l’autore che interpella tutti (usando il "voi") e mette ciascuno di fronte alla propria responsabilità. Non basta fare come le scimmiette “non vedo, non sento, non parlo” per risolvere il problema, la soluzione, secondo Luzi, sta invece nel denunciare ad alta voce ciò che accade, nel gridare con forza e distintamente anche di fronte a chi non vuole stare ad ascoltare.
La morale è come una città bombardata, in rovina, la responsabilità personale e collettiva è svanita perché ognuno vive sotto una campana di vetro che lo isola da ogni contatto con l’esterno e rende sordi alle richieste di giustizia.
La poesia di Luzi è un attacco forte e appassionato contro chi si sente responsabile solo di ciò che accade “nel proprio orticello”, che non vuole prendersi responsabilità, che ha abdicato al suo compito di cittadino attivo, onesto e attento. La poesia ha ormai 15 anni, ma è ancora attualissima e invita a non chiudere gli occhi di fronte ai molti e crudeli massacri nel mondo, alle guerre ingiuste e fratricide, alle torture e ai soprusi che colpiscono gli uomini in ogni parte del mondo.

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