coltina di coltina
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L'osteria

L'autunno affila le montagne, il vento
fa sentire le vecchie pietre d'unto,
spande dal forno un fumo di fascine
a fiotti tra le case e le topaie.
Son dietro questi vetri d'osteria
uno che un nome effimero distingue
appena, guardo. La mattina scorre,
invade a grado a grado l'antro. L'oste
numera, scrive giovedì sul marmo,
la donna armeggia intorno al fuoco, sbircia,
verso la porta se entra l'avventore.

Seguo la luce che si sposta, il vento;
aspetto chiunque verrà qui
di fretta e siederà su queste panche.
Il bracconiere, altri non può essere,
che s'aggira per queste terre avare
dove la lepre ad un tratto lampeggia,
o il venditore ambulante se alcuno,
raro, si spinge fin quassù alle fiere
ed ai mercati dei villaggi intorno.
Altri non è da attendere. Chi viene

porta e chiede notizie, si ristora,
riparte in mezzo alla bufera, spare.

Che dura è un suono di stoviglie smosse:
guardo verso la macchia e più lontano
dove solo la pecora fa ombra,
mi reggo tra passato ed avvenire
o com'è giusto o come il cuore tollera.

Parafrasi
L‘autunno rende più affilati i monti (forse col vento, forse col fatto che gli alberi si spogliano e rivelano i fianchi ripidi), il vento porta in giro l’odore delle pietre delle macine, porta fra le vie del piccolo paese l’odore delle fascine di legna messe a bruciare nel forno.
Quando sono dentro l’osteria, dietro i suoi vetri, sono solo uno dei tanti, di cui ci si ricorda appena il nome e guardo.
La mattina passa e la luce entra lentamente dai vetri. L’oste fa i conti, scrive il giorno sul marmo, la donna cura che il fuoco non si spenga e sbircia quando vede entrare qualcuno nel locale.
Seguo la luce del sole che si sposta col passare delle ore, guardo il vento; aspetto chi entrerà qui di fretta e si siederà sulle panche. Di sicuro sarà un bracconiere che, in queste campagne deserte, insegue una lepre, oppure, raramente, sarà un venditore ambulante che è venuto fin qui per partecipare al mercato o alle fiere locali. Non c’è nessun altro che potrebbe entrare nella locanda. Chi viene porta le notizie che ha sentito e chiede notizie del posto, mangia, si riposa e riparte in mezzo alla bufera del vento, e sparisce.
L’unica cosa che non sparisce mai è il suono delle stoviglie (che vengono riempite, portate, ritirate e lavate): guardo verso le sterpaglie e più in là dove le pecore pascolano nei prati brulli e mi reggo tra il mio passato e il mio avvenire, come è giusto che sia, nell’unico modo che il mio cuore tollera di vivere.

Commento
Il protagonista è un uomo qualsiasi, uno di quelli che si rifugia nell'osteria del paese e passa lì la giornata aspettando qualche volto nuovo entrare dalla porta o guardando fuori dai vetri.
Il paese è un po' isolato, passano pochi stranieri, la stagione non è nememno delle migliori, soffia il vento d'autunno e in paese gli abitanti sono rintanati nelle proprie case come topi.
Nell'osteria lo riconoscono, ma è uno dei tanti, nessuno si sinteressa a lui ed egli può bere indistrurbato guardando il mondo che si muove. Il protagonista osserva tutto: ilproproetario e sua moglie al lavoro, le perseone che entrano, il vento che soffia furoi, la luce del giorno che entra nel locale, persino le pecore al pascolo ed intanto si ubriaca.
Solo nelle ultime due righe ci lascia intuire che l'alcool è per lui l'unico modo di sopportare la sua vita, il suo passato forse difficile e il suo futuo triste. Passsato e futuro sono come due bastoni a cui appoggiarsi per non cadere, come due amici che lo sostengono quando, ubricao, si avvia a casa, ma egli non può farci nulla, non sopporterebbe di vivere sobrio e affrontare i problemi.
In tutta la lirica emerge un senso di desolazione, di abbandono, di immobilismo e di condanna da parte della voce narrante che definisce le case del paese "topaie", le terre del paese "avare" e riflette sui pochi mercanti che si pingono "fin quassù".
Tutto sembra anonimo in questo paese, anche il protagonista stesso che però vuole essere uno dei tanti, confondersi fra la gente, coì che nessuno gli chieda qualcosa di è, costringendolo a pensare alla propria vita. Il suo dramma è nascosto in un dolore o in uns egreto che gli ha distrutto la vita e che è sopportabile solo in mezzo al nulla e all'annebbiamento dell'ubriachezza.

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