Ominide 2630 punti

Autore:
Primo Levi è nato a Torino nel 1919, ma durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1944, viene deportato nel campo di sterminio di Auschwitz. La sua orribile esperienza viene raccontata in diverse opere, ma è in “Se questo è un uomo” che si comprende a pieno la tragicità degli eventi.
Primo Levi lavorò come chimico, affiancando al mestiere la sua passione per la scrittura.
Dopo “Se questo è un uomo” pubblica “La tregua”, in cui racconta il viaggio del suo ritorno a casa da Auschwitz.
Nell’anno del suo pensionamento (1975) pubblica una raccolta di racconti intitolata “Il sistema periodico”e nel ’78 “La chiave a stella”.
La sua produzione letteraria si chiude con due opere che affrontano ancora una volta la Seconda Guerra Mondiale e l’Olocausto: si tratta di “Se non ora, quando?”e di “I sommersi e i salvati”.

Primo Levi fu trovato morto nel 1987, in fondo alle scale di casa sua: qualcuno parla di suicidio, altri di una caduta accidentale.

Trama:
“La Tregua” è introdotto da una poesia, ripresa anche nell’ultima parte del racconto, che ha molta importanza nel contesto dell'opera e che può essere considerata un elemento di congiunzione con l’altro importante libro di Levi, “Se questo è un uomo”, infatti “La Tregua” è il seguito di quest’ultimo e una sorta di diario in cui lo scrittore racconta in maniera del tutto naturale e realistica la riconquistata libertà dopo essere rimasto per più di un anno nel Lager nazista di Auschwitz.
La vicenda si apre con la ritirata da parte dei nazisti dal campo di sterminio, dove Levi era stato prigioniero, a causa della spinta offensiva delle Armate Rosse.
La guerra intanto continuava su tutti i fronti e all’arrivo dei russi gli ex prigionieri vennero smistati in vari campi di accoglienza nell'attesa di rimpatriare.
Primo Levi salì con altre persone su un treno che doveva portarli verso est, ma per un errore il treno percorse una tratta differente che li portò verso ovest. Qui conobbe Mordo Nahum, un greco ebreo di Salonicco dai saldi e contestabili principi morali.
Dopo diverse ore di viaggio il treno si fermò per un guasto e così i due si avviarono a piedi in cerca di una sistemazione, arrivando a Cracovia dove riuscirono, con difficoltà, ad essere accolti in una caserma di militari italiani per una notte. Il mattino seguente i due uscirono dalla caserma e si avviarono al mercato per cercare di vendere una camicia dal cui ricavato avrebbero acquistato da mangiare.

Successivamente si rimisero in marcia verso Katowice dove si trovavano alcuni centri di raccolta, tra i quali uno italiano e uno greco: qui i due si separarono. In questo centro Levi ritrovò alcuni suoi compagni del campo di Auschwitz (in particolare Cesare), e grazie alla sua laurea in chimica riuscì a trovare un impiego in infermeria.
Trascorso un po’ di tempo finalmente arrivò la notizia che la guerra era finita e Levi racconta l'euforia generale che segnò la fine della guerra e lo spettacolo teatrale che i sovietici allestirono per festeggiare la vittoria dell’Armata Rossa sui nazisti. Proprio in quei giorni però Primo si ammala di pleurite (una malattia polmonare), ma in breve tempo viene guarito dal dottor Gottlieb. Rimessosi quindi in sesto, insieme ad altri italiani, si mise in viaggio per raggiungere Odessa, dopo sei giorni in treno però, dovettero fermarsi a Zmerinka, a causa di un interruzione della ferrovia. Qua si fermò per qualche giorno, fino a quando non riuscì ad aggregarsi a un convoglio di funzionari della Legazione Italiana di Bucarest, con i quali arrivò a Sluzk, una cittadina dell’attuale Bielorussia, dove accampandosi con delle reclute incontrò l’amico Mordo Nahum.
Passati altri dieci giorni ripartì a piedi per Staryje Doroghi dove trovò rifugio per circa due mesi nell'edificio della Casa Rossa. Infine rimessosi in viaggio, il 19 ottobre 1945, dopo circa un mese, avendo percorso mezza Europa, Levi rientrò a Torino dove ritrovò tutti i suoi familiari e amici sani e salvi.

Commento:
La poesia con cui inizia “La Tregua” racchiude tutti i temi e gli stati d’animo che in seguito traspaiono nel romanzo, in particolare le paure che i nazisti avevano trasmesso ai prigionieri ebrei, paure che non possono essere dimenticate e che vivranno per sempre in chi le ha vissute, ma anche la pace che è stata finalmente trovata dagli stessi prigionieri che dopo la fine della guerra sono tornati dai propri familiari.

Il linguaggio della poesia è alto e sostenuto costruito su una sintassi semplice e chiara. Inoltre la poesia ha alcune figure retoriche come l’anafora e l’allitterazione.

“La Tregua” essendo il seguito di “Se questo è un uomo” presenta alcuni elementi di continuità con quest’ultimo ma anche elementi totalmente differenti.
Ciò che si può trovare di simile nei due racconti è il linguaggio, chiaro, preciso e lineare, e il lessico, colto ed ampio; ciò che è diverso invece è palesemente il contenuto che, nel primo libro, si basa soprattutto sulle condizioni di vita monotone e dure dei prigionieri che nei lager sono costretti a sottostare alle regole e alle aberrazioni dei crudeli nazisti, mentre nel secondo libro si basa sulla libertà ritrovata e sulla speranza in un futuro positivo pieno di felicità.

La storia è raccontata da un punto di vista interno, infatti il protagonista del romanzo è lo stesso Primo Levi che racconta le proprie esperienze utilizzando un lessico efficace e raffinato ma nello stesso tempo quotidiano e semplice, periodi brevi e incisivi e, per ottenere un effetto realistico, alcune espressioni straniere, che sottolineano la diversità delle culture europee.

Commento personale:
La lettura di quest’opera oltre ad essere stata semplice e scorrevole, è stata per me molto interessante in quanto Levi voleva far conoscere nei minimi dettagli gli umori e gli stati d'animo di tutti coloro che hanno vissuto la Seconda Guerra Mondiale poiché è un periodo che non può essere dimenticato e, anche se così non è stato, può fare in modo che tutto ciò non si ripeta.

Registrati via email