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Se questo è un uomo, Primo Levi - Poesia

Appunto comprensivo di testo e analisi testuale della poesia che apre il romanzo autobiografico Se Questo è un uomo scritto da Primo Levi dopo l'esperienza dei campi di sterminio nazisti

E io lo dico a Skuola.net
Levi, Primo - Se questo è un uomo, poesia
Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.


Analisi
Questa è una poesia di immagini che “raccontano” la vita dei prigionieri nei campi di concentramento o nei campi di lavoro tedeschi.
L’autore, Primo Levi, era un deportato ad Auschwitz che sopravvisse perché era stato mandato in un campo di lavoro. Egli con questa opera voleva “condannare” gli uomini che erano a casa perché non avevano impedito il massacro degli ebrei.
Questa poesia è formata da: una quartina, due cinquine, una sestina e infine una terzina.
Il linguaggio è semplice e comprensibile, lo stile semplice, netto e chiaro.
Ci sono delle anafore: voi, che, senza, considerate, meditate.
Ogni strofa ha un significato particolare: la prima si riferisce alle persone che non sono ebree e che non si trovavano nei campi di sterminio, la seconda è riferita agli uomini ebrei all’interno del campo e con pochi versi Levi racconta la loro sofferenza e la loro angoscia, la terza è riferita alle donne ebree che hanno perso la loro identità e anche la possibilità di procreare; a causa della crudeltà dei tedeschi, la quarta è una testimonianza su ciò che era accaduto realmente e infine la quinta strofa è come una maledizione per i figli dei “non ebrei”.
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