Sintesi il Teatro di Carlo Emilio Gadda e lo straniamento


Il protagonista assiste alla rappresentazione di un melodramma. Scene di massa, effetti speciali, fumi e luci, grande impiego di macchine teatrali, una folta orchestra non riescono a impressionarlo né tantomeno a conquistarlo.
Resta psicologicamente estraneo allo spettacolo e lo descrive come se fosse un evento lontano e indecifrabile. È un modo per denunciare la scadente qualità del testo, delle musiche e dell’allestimento. In realtà l’io narrante non riesce a condividere il conformistico entusiasmo degli altri agiati spettatori (distinti signori, signore ingioiellate) per uno spettacolo mal recitato, per una trama improbabile e noiosa, per le dozzinali scenografie e i costumi di scarso valore. Tanto che finirà perfino per addormentarsi.
Lo stile è quello tipico di Gadda, contraddistinto dall’invenzione linguistica, dalla parodia, dal gioco delle assonanze, dalla deformazione caricaturale, che un critico ha definito “disarmonia prestabilita”: il mondo, secondo Gadda, non è certo un insieme di perfetti orologi che battono all’unisono.
Il comportamento umano visto con gli occhi di un cane provoca un effetto di straniamento. Straniamento è presente nella descrizione di un’opera lirica nel racconto di Gadda (il Teatro). Ma cosa significa “straniamento”?
Osservare una situazione attraverso gli occhi di qualcuno cui risulta del tutto nuova e sconosciuta può far apparire anche la realtà più normale come lontana, buffa, assurda, minacciosa o estranea. La realtà comune e usuale assume così un aspetto inedito come se fosse guardata per la prima volta. Quando uno scrittore ricorre a questa tecnica si parla di straniamento.
Nell’artificio dello straniamento, ad esempio, il personaggio (o, per lui, la voce narrante) non riconosce la realtà, le vede come estranea, fonte di sorpresa e di curiosità, o la vede diversamente da come tutti sono abituati a vederla. Se la affronta per la prima volta, ad esempio, sente il bisogno di descriverla accuratamente e di farne un oggetto di studio. Gli manca però la terminologia appropriata, e per descriverla deve far ricorso ad altre immagini, a paragoni con realtà a lui note, a espressioni e definizioni che possono essere approssimative o viceversa molto tecniche, ma comunque utilizzate con la circospezione e il distanziamento di chi fatica a capire e deve sforzarsi per comprendere una situazione di cui non fa parte.
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