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Il futurismo italiano

Il futurismo nasce nel 1909, anno di pubblicazione (su “Le Figaro”) a Parigi del primo manifesto del movimento a opera di Marinetti (nato ad Alessandrino d’Egitto nel 1876 da un’agiata famiglia di origine ligure, inaugurò a Trieste le prime serate futuriste che poi si spostarono di città in città per la diffusione del movimento) . Il movimento voleva concludersi solo con la morte del fondatore nel 1944 ma già dagli anni 20 il movimento appare piuttosto allentato. Il suo organo principale fu la rivista “Poesia” ,fondata a Milano da Marinetti, il quale si fece promotore di un arte nuova e più vicina alla realtà moderna.
La poetica della modernità: nuovi principi estetici che valorizzano la tecnologica e perciò elementi come macchine, treni, industrie, metropoli sottolineando la velocità e il ritmo accelerato della vita. Esaltazione dei valori dell’aggressività e della competitività (tipici del capitalismo emergente). Il futurismo rinnega l’arte del passato e ogni regola poetica prestabilita, ogni sentimentalismo ottocentesco: distruzione della sintassi (es. proposizioni, punteggiatura) a favore di “parole in libertà” e di analogie libere e sempre più ardite. Le linee essenziali della poetica futurista sono esposte nel “manifesto tecnico della letteratura futurista” del 1912 e soprattutto in quello del 1913 “distruzione della sintassi. Immaginazione senza fili. Parole in libertà”. Oltre a Marinetti, fondamentali sono Ardengo Soffici, Paolo Buzzi, Cavacchioli e solo in parte Palazzeschi e Govoni. È un movimento contraddittorio per il contrasto tra il violento spirito innovatore dei primi anni e il conformismo ideologico nel quale il movimento finì per spegnersi.

(A differenza dei futuristi russi sostenuti da una profonda cultura rivoluzionaria che li rese più consapevoli a riguardo delle loro rivendicazioni, i futuristi italiani si ritrovarono sostenitori del fascismo, da promotori di una “rinascita” a esaltati sostenitori della guerra).

“Bombardamento” di Marinetti: tratta della guerra balcanica del 1912 e descrive il bombardamento della città turca di Adrianopoli ad opera dei Bulgari. In questo testo decisiva è la disposizione delle parole sulla pagina (un po’ sfasate, non disposte in maniera tradizionale) e il loro aspetto tipografico. In questo brano si evocano suoni, sensazioni di contorno e sottofondo della guerra. Utilizza il “paraliberismo” o “parole in libertà”, tipico del futurismo italiano. Egli associa il bombardamento ad un concerto musicale in cui i rumori della guerra sembrano gli strumenti di un’orchestra (analogia) e notevole è la presenza di onomatopee (es. tam-tuuumb, pulff plaff, buuum, ciaaak).

- Palazzeschi e Govoni: tra crepuscolarismo e futurismo: Nonostante i due movimenti siano estremamente diversi, i due autori attraversarono entrambe le esperienze, attratti dalla possibilità di sperimentare moduli espressivi tanto diversi e lontani. Aderiscono al futurismo ma in occasione della prima guerra mondiale si allontanano da questo movimento perché contrari alla posizione violentemente interventista dei futuristi.
Aldo Palazzeschi: nasce a Firenze nel 1885 da una famiglia di commercianti. Collabora con riviste come “La voce” e combatté la prima guerra mondiale. Le sue raccolte più importanti furono: “i cavalli bianchi”1905, “lanterna” 1907, “poemi” 1908, “L’incendiario” 1910.
Ha in comune con i crepuscolari la scelta di toni semplici e genuini e il rifiuto del poeta-vate. Ma si distingue da Gozzano e Corazzino per una certa atmosfera gioiosa e giocosa (dimensione giocosa=caratteristica permanente di Palazzeschi) e il recupero della dimensione irrazionale, quasi infantile, della poesia. Condivide invece col futurismo, la volontà di radicale cambiamento culturale ma non in modo forte ed aggressivo. Questa volontà di rinnovamento si esprime nelle forme della trasgressione canzonata e nell’utilizzo di figure come clown e saltimbanco la cui arma più vera è appunto l’ingenuità.

“Lasciatemi divertire (canzonetta)”: dalla raccolta “L’incendiario” questa poesia mostra un evidente riferimento polemico al desiderio di evasione dei crepuscolari. Egli oppone alla poesia come fuga dalla vita e come sogno (per Gozzano), una poesia come gioco.

Egli perciò oppone alla malinconia dei crepuscolari l’esuberanza trasgressiva dei futuristi.
( in questa poesia si ha la consapevolezza della svalutazione della poesia in cui l’autore scrive per divertirsi; “oggi ormai, la poesia non vale niente quindi lasciate che io mi diverta facendo quello che voglio”).

Corrado Covoni: anche se diverso nei toni, il suo caso non fu diverso da quello di Palazzeschi. Egli fu capace di accogliere e rielaborare entrambe le esperienze e tutte le suggestioni provenienti dalle diverse correnti della poesia moderna.

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