Futurismo

Nel Manifesto del Futurismo, pubblicato su “Le Figaro” il 20 febbraio 1909, Marinetti formula il suo programma di rivolta contro la cultura del passato e contro tutti gli istituti del sapere tradizionale, proponendo una concezione della vita integralmente rinnovata.
I valori su cui intende fondarsi la visione del mondo futurista sono:
- Velocità
- Dinamismo (attività che dimostra spirito di iniziativa)
- Sfrenato attivismo (tendenza a mantenersi in costante attività)
Considerati distintivi della moderna realtà industriale, che ha il suo emblema nel mito della macchina.

Il culto dell’azione violenta respinge ogni forma esistente di organizzazione politica e sindacale, così come rifiuta:
- il parlamentarismo
- il socialismo
- il femminismo
nel nome di un individualismo assoluto e gratuito, in cui è facile notare una nuova incarnazione del mito del superuomo.

Di qui l’adesione all’ideologia nazionalista e militarista, che vede la guerra come «sola igiene del mondo».

Anche l’uomo finisce per ridursi a un essere meccanico e dinamico, i futuristi disprezzano i comuni atteggiamenti spirituali e sentimentali nei confronti della donna e dell’amore.
Di qui la polemica si estende alla sensibilità romantica e decadente.
A essere rifiutata è anche la letteratura che viene considerata come espressione di una civiltà ormai superata.

Solo la velocità può contemperare in sé tutti i valori, spirituali e morali dell’uomo.

Sul piano delle soluzioni letterarie la contestazione si propone di colpire le strutture stesse della comunicazione ideologica, costituite dal linguaggio.
La letteratura si era sempre basata su un impianto concettuale; il Futurismo respinge ogni forma consueta di causalità e di consequenzialità, sostituendo, all’impianto logico del pensiero, una forma più sintetica e abbreviata, quella dell’analogia.
Un’analogia che sappia rappresentare l’ossessione lirica della materia, accostando e assimilando realtà diverse e lontanissime fra di loro (formula del sostantivo-doppio), anche attraverso l’uso della sinestesia (l'accostamento di due termini appartenenti a due piani sensoriali diversi) e dell’onomatopea (che riproduce, attraverso i suoni linguistici di una determinata lingua, il rumore o il suono associato a un oggetto o a un soggetto a cui si vuole fare riferimento).
La forma stessa della parola deve suggerire visivamente e concretamente le immagini di una dinamicità complessa.

Il rifiuto della logica tradizionale ha anche il proposito di distruggere la sintassi.
Vengono anche aboliti i tradizionali elementi di interpunzione, che scandivano i rapporti interni della frase, con lo scopo di suggerire il fluire ininterrotto delle sensazioni, la rapidità folgorante dei passaggi, il compenetrarsi “analogico” fra i diversi piani del reale.
Alla distruzione della sintassi si sostituisce la teoria delle parole in libertà, che consiste nel disporre i sostantivi a caso, come nascono.
La parola vale anche come segno concretamente visibile, destinato a sua volta a produrre impressioni acustiche o tattili.
La poetica futurista opera così una fusione o compenetrazione fra i diversi linguaggi artistico-espressivi, che perdono le caratteristiche della loro separatezza.
Evidente è il rapporto fra letteratura e pittura. Un analogo processo di trasformazioni riguarda il rapporto con lo spettacolo, in quanto la parola tende a risolversi in suono, mimica, gesto.

Questa vicenda è fittamente scandita dal rapido susseguirsi dei manifesti e di altri interventi programmatici che riguardano più specificamente le diverse esperienze artistiche:
Il manifesto dei pittori futuristi
La pittura futurista
Il manifesto dei musicisti futuristi
L’arte dei rumori
La scultura futurista
Il teatro di varietà
Il teatro futurista sintetico
La declamazione dinamica e sinottica
La pittura dei suoni, rumori e odori
L’architettura futurista
La cinematografia futurista.


Filippo Tommaso Marinetti

Nato ad Alessandria d’Egitto nel 1876, compì gli studi superiori a Parigi, laureandosi in Giurisprudenza a Genova.

Scrisse in francese le sue prime opere. Nel 1905 fondò a Milano la rivista “Poesia”. Nel 1909 scelse un prestigioso giornale parigino, “Le Figaro”, per lanciare il Manifesto del Futurismo, che costituisce l’atto ufficiale della fondazione del gruppo. Nel 1912 pubblicò il Manifesto tecnico della letteratura futurista.
Sono da segnalare le sue doti di grande organizzatore di cultura, capace di suscitare energie intellettuali utilizzando le tecniche moderne della réclame e della diffusione editoriale. Anche per merito di queste iniziative il Futurismo si diffuse capillarmente su tutta la penisola.
Dopo essere stato un acceso interventista, prese parte alla Prima guerra mondiale e fu favorevole all’avvento del Fascismo.
Morì nel 1944 a Bellagio, sotto la Repubblica di Salò, nell’ultima di quelle guerre in cui aveva ciecamente creduto.


Italo Svevo - La Coscienza di Zeno

Il terzo romanzo di Svevo appare ben 25 anni dopo il precedente, nel 1923. Erano stati, quelli, anni non solo cruciali nell’evoluzione interiore dello scrittore, ma anche densi di trasformazioni radicali nell’assetto materiale della società europea, nelle concezioni del mondo.
In mezzo si era verificato il cataclisma della Prima guerra mondiale, si era assistito all’imporsi di correnti filosofiche che superavano definitivamente il Positivismo, all’esplodere delle avanguardie letterarie e artistiche, della psicoanalisi. Il romanzo di Svevo non poteva non risentire di questa diversa atmosfera.

Svevo abbandona il modulo ottocentesco (del romanzo narrato da una voce anonima ed esterna al piano della vicenda) e adotta soluzioni nuove.

La Coscienza è costituita da un memoriale che il protagonista Zeno Cosini scrive su invito del suo psicoanalista, dottor S., a scopo terapeutico.
Lo scrittore finge che il manoscritto di Zeno venga pubblicato dal dottor S. stesso, per vendicarsi del paziente, che si è sottratto alla cura frodando il medico (tutto ciò viene spiegato dal dottore in prefazione). Al testo memoriale si aggiunge una sorta di diario di Zeno, in cui questi spiega il suo abbandono della terapia e si dichiara sicuro della propria guarigione in coincidenza con i successi commerciali ottenuti durante la guerra.
Il romanzo è dunque narrato dal protagonista stesso, dietro la finzione narrativa dell’autobiografia e del diario, pertanto ha un impianto autodiegetico (il narratore riporta fatti inerenti a sé stesso).

Nuovo e originale, nell’impianto narrativo, è il particolare trattamento del tempo, quello che Svevo chiama tempo misto.
Il racconto non presenta gli eventi nella loro successione cronologica lineare ma in un tempo tutto soggettivo, che mescola piani e distanze, in cui il passato riaffiora continuamente e si intreccia con infiniti fili al presente in un movimento incessante.
Di qui la struttura particolare del racconto, che si spezza in tanti momenti distinti.
La ricostruzione del proprio passato operata da Zeno si raggruppa intorno ad alcuni temi fondamentali, a ciascuno dei quali è dedicato un capitolo. Eventi contemporanei possono così essere distribuiti in più capitoli successivi, e singoli capitoli possono abbracciare ampi segmenti della vita di Zeno. La narrazione va continuamente avanti e indietro nel tempo, seguendo la memoria del protagonista che si sforza di ricostruire il proprio passato.

Dopo la prefazione del dottor S. ed un preambolo in cui Zeno racconta i propri tentativi di risalire alla prima infanzia, gli argomenti dei vari capitoli sono:
Il vizio del fumo e i vani sforzi per liberarsene
La morte del padre
La storia del proprio matrimonio
Il rapporto con la moglie e la giovane amante
La storia dell’associazione commerciale con il cognato
Alla fine si colloca il capitolo Psico-analisi, in cui Zeno sfoga il proprio livore contro lo psicoanalista e racconta la propria presunta guarigione.


Pirandello

Il tema fondamentale per Pirandello è l’identità.
La vita è un flusso incessante, che la rende in costante movimento ed evoluzione. Gli esseri umani si bloccano in una forma che è ciò che il mondo pensa di loro.
C’è qualcuno che cerca di liberarsi dalla forma senza nessun risultato.

La famiglia è una trappola, è un luogo in cui le persone si aspettano qualcosa da noi.

Pirandello parla spesso di “maschera”: il contrasto tra forma e vita se non trova sfogo può portare alla follia. Il modo per non arrivare a tanto è quello di concedersi attimi di follia.

Nel romanzo “Uno, nessuno, centomila” il protagonista è Vitangelo Moscarda. Un giorno all’improvviso davanti allo specchio si accorge di avere il naso storto, chiede alla moglie se ne fosse al corrente e lei conferma. Di qui parte una riflessione che dice: io ho un’immagine di me stesso , ma ogni altra persona avrà un’immagine di me. Qual è la vera persona? Nessuna delle immagini che abbiamo è vera!

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