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Faccia da norcino

Il racconto prende il nome dal modo in cui il protagonista viene chiamato dai suoi amici, e non solo, per il suo aspetto fisico. Egli è un uomo benestante che grazie al successo nel lavoro si può permettere svariati lussi, tra cui la macchina tanto desiderata. Col il passare del tempo, però, si accorge di sentire la mancanza di una donna. Comincia così a frequentare luoghi dove sapeva di poter trovare delle ragazze con le quali poteva “rompere il ghiaccio” offrendo un passaggio in macchina. Ma ogni suo tentativo fallisce, vendendo cacciato in malo modo dalle ragazze da lui scelte, sentendosi anche chiamare “faccia da norcino” da chi però non conosceva il suo soprannome. Un giorno, dopo l’arrivo dell’autunno, si trovò davanti una ragazza che gli rispose in modo completamente diverso rispetto alle altre; infatti ella fu ben disposta a farsi dare un passaggio, proponendo addirittura di andare a mangiare insieme fuori Roma, a Fiumicino. Durante tutto il viaggio in macchina Gina, la ragazza conosciuta dal protagonista, lo asseconda sulla sua idea di donna che completa la vita dell’uomo che si dedica al lavoro. Arrivati nei pressi di un bosco Gina convince il protagonista a scendere dalla macchina per raccoglierle dei ciclamini, spingendolo sempre più all’interno del bosco. Ad un tratto l’uomo si accorge che un’altra macchina, che già aveva notato prima lungo la strada, si affianca alla sua. Un uomo scende scappando via con Gina e la sua macchina. Il protagonista si ritrova a dover camminare per cinque chilometri per tornare a casa. Una settimana dopo incontra di nuovo la ragazza che esce da un negozio, facendola arrestare. Lei risponde di non conoscerlo e di non aver mai visto quella faccia da norcino. L’uomo sentendosi nuovamente dire quelle parole decide di farsi crescere due lunghi baffi, ma ancora non ha trovato una ragazza.

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