Mito 2715 punti

Dino Campana

Nasce a Marradi (Faenza) nel 1885. Si iscrive alla Facoltà di chimica all'università di Bologna nel 1903, poi passa all'università di Firenze e nuovamente a Bologna, ma non terminerà mai gli studi. Inizia lo squilibrio mentale. Vagabonda in Svizzera e in Francia, tornato in Italia è rinchiuso per qualche tempo nel manicomio di Imola. Torna a iscriversi all'università, ma poi parte per un viaggio in Argentina e Uruguay. Nel 1909 è nel manicomio di Firenze, quindi durante un successivo viaggio in Belgio è internato a Tournay.
Rimpatriato viaggia in Italia e viene arrestato e rinviato alla cittadina natale. Tra il 1912 e il 1913 pubblica i suoi primi componimenti su rivista. Nel 1913 incontra Papini e Soffici e consegna loro il manoscritto del Giorno più lungo, prima stesura dei Canti orfici, per la pubblicazione su Lacerba. Soffici però smarrisce il manoscritto e Campana riscrive a memoria il testo, che verrà pubblicato col nuovo titolo a spese del poeta. Qualche componimento compare anche su Lacerba. Scoppiata la guerra, si presenta come volontario, ma viene riformato.

Nel 1916 ha una relazione con Sibilla Aleramo. Viene più volte arrestato per vagabondaggio e squilibrio mentale, finché nel 1918 viene definitivamente internato nel manicomio di Castel Pulci, dove morirà nel 1932.
Da molti è considerato il poeta visionario italiano per eccellenza, da altri ridimensionato a semplice poeta visivo (Contini), Dino Campana è un poeta molto discusso e suggestivo. Nell'ambito della linea "vociava" rappresenta una sintesi originale di simbolismo ed espressionismo.
L'ansia di liberazione e realizzazione esistenziale spesso si esplica in lui nella rappresentazione del viaggio e del vagabondaggio, ritrovati nel repertorio della memoria personale e mitizzati o semplicemente fantasticati.
La ripresa circolare di termini e sintagmi identici costituisce un limite dello stile campaniano. Drasticamente il Contini insinua, in un suo saggio del 1937, che Campana proprio non abbia stile.
Viceversa per Turchetta gli aspetti formali della sua poesia «consentono a Campana d'instaurare continuamente ulteriori parallelismi ed equivalenze fra oggetti di per se non comparabili, per esempio mediante una parziale sovrapposizione dei suoni che costituiscono parole diverse [...], che si ritrovano assimilate anche semanticamente. Sulla base così di un esasperato principio di ripetizione-variazione, i Canti orfici funzionano come una specie di multidimensionale scatola cinese semantica, in cui alcune scelte fondamentali tendono a polverizzarsi e rifrangersi a tutti i livelli del testo, intersecandosi in varie direzioni, e accrescendo in progressione geometrica il proprio potenziale di senso. Questo è anche il motivo per cui l'uso costante della ripetizione non crea, come sembrerebbe ovvio, ridondanza e monotonia, bensì contribuisce alla difficoltà e alla complessità dei testo. É qui peraltro che si compie il superamento dell'avanguardia perseguito da Campana, poiché la sua esasperata messa in opera di procedimenti retorici iterativi risulta di fatto molto più profondamente trasgressiva del semplice rifiuto della letterarietà. Ma soprattutto importa che, dispiegando e insieme controllando con i mezzi dello stile la sua insostenibile coazione a ripetere, egli abbia saputo render conto delle tensioni di un'epoca oltre che delle sue proprie, e insieme abbia dato voce, con straordinaria radicalità, ad una violenza psichica e biologica di solito senza nome e senza parola, e che fa parte in qualche misura di tutti noi».
Le ripetizioni possono apparire come un impoverimento del testo e come un suo arricchimento.
Oggi, però, è superata la querelle sul rapporto letteratura/vita in Campana. Campana era parso, ad alcuni, un autore preletterario, oggi vari studiosi sottolineano la complessa stratificazione dei riferimenti culturali presenti nell'opera del poeta.

Registrati via email