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Autori Vari - Da Buzzati a Don Chisciotte

Dino Buzzati, nasce a Belluno nel 1906 e muore nel 1972. Vive a Milano e si laurea in Legge, diventa giornalista dei più importanti quotidiani del nord Italia. La sua attività letteraria inizia nel 1933 con la pubblicazione del romanzo “Barnabo delle montagne”. Il maggior successo letterario lo raggiunge nel 1940 con la pubblicazione : “Il deserto dei tartari”. Trascorre il periodo della guerra in marina come inviato speciale: Buzzati è anche scrittore di testi teatrali il più famoso è “Un caso clinico” . Si dedica anche alla pittura.

Luigi Pirandello
nasce nel 1867 e muore a Roma nel 1936; è senza dubbio il più grande drammaturgo italiano del Novecento ma anche un importante scrittore di narrativa. Nasce in Sicilia a Agrigento da una famiglia benestante. Studia all’università di Palermo e di Roma, ma termina i suoi studi a Bonn in Germania laureandosi in Lettere. Inizialmente lavora all’università di Bonn e contemporaneamente inizia la sua attività di scrittore. “L’esclusa” è il suo primo romanzo che viene pubblicato nel 1901, nel 1904 pubblica “ Il fu Mattia Pascal”.

La vita dello scrittore dal 1910 è dolorosamente scossa dalla malattia mentale della moglie che terminerà in un’incurabile follia. Pirandello inizia a scrivere anche per il teatro e conosce i più famosi attori di quel periodo. Tra le più famose e importanti commedie ricordiamo “Sei personaggi in cerca d’ autore”, “Enrico IV”.
Nel 1926 pubblica il suo ultimo romanzo “Uno, nessuno e centomila”. Nel 1934 riceve il premio Nobel per la letteratura.

Ernest Hemingway, nasce a Oak Park, presso Chicago nel 1899, da una famiglia benestante: La ,figura che esercita la maggior influenza sulla sua infanzia e adolescenza è il padre, medico e amante della pesca e della caccia .Terminati gli studi superiori non si laurea ma decide di lavorare come redattore a un giornale di Kansas City. Viaggia molto in Africa e in Europa, attraverso luoghi che faranno da sfondo ai suoi romanzi e racconti. Il suo primo romanzo importante è “Addio alle armi” pubblicato nel 1927 e ambientato in Italia, dove aveva prestato servizio volontario nella Croce Rossa americana, come autista di ambulanze sul fronte del Piave, durante la Prima guerra mondiale. Durante la Seconda guerra mondiale fa il corrispondente da vari fronti europei.
“Il vecchio e il mare” è l’ultimo grande successo, viene pubblicato nel 1952 e nel 1954 riceve il premio Nobel per la letteratura. Successivamente inizia un deperimento sia fisico che psichico fino al suicidio nel 1961.

Antonio Tabucchi, nasce a Pisa nel 1943, insegna Letteratura portoghese all’Università di Genova, profondo conoscitore dell’opera del poeta portoghese Fernando Pessoa, che ha tradotto in italiano e sulla quale ha scritto vari saggi. Ha iniziato come narratore di alcuni romanzi (“Il piccolo naviglio” del 1978), successivamente scrive racconti; nel 1985 pubblica “Piccoli equivoci senza importanza” una serie di racconti imperniati sull’equivoco. Ha scritto anche un giallo “Il filo dell’orizzonte” e due monologhi per il teatro. Nel 2001 ha pubblicato “Si sta facendo sempre più tardi” racconti in forma epistolare.

Giovanni Verga, nasce a Catania nel 1840, da una famiglia aristocratica e di tradizioni liberali.
Si iscrive alla facoltà di Legge di Catania , poi entra nella Guardia Nazionale istituita dopo l’arrivo di Garibaldi. Abbandona gli studi e inizia a scrivere alcuni romanzi di argomento patriottico.
Non contento dell’ambiente provinciale si trasferisce prima a Firenze e poi a Milano e, tra il 1866 e il 1875 pubblica una serie di romanzi tra cui “Storia di una capinera”. Nel 1874 pubblica “Nedda” storia di una raccoglitrice di olive, Verga sceglie l’ambientazione siciliana e l’attenzione alle vicende degli umili che contraddistinguerà la sua maggiore produzione. Pubblica molte novelle tra cui le “Novelle rusticane” pubblicate nel 1883. Pubblica anche molti romanzi tra cui “I Malavoglia” del 1881 e “Mastro don Gesualdo” del 1889 ; questi due romanzi dovevano essere i primi di un ciclo intitolato “I vinti”,Verga non completerà il ciclo,anzi dopo il ritorno a Catania nel 1893 scriverà sempre meno, chiudendosi infine in un totale silenzio. Verga è anche autore di teatro, alcune delle opere sono “Cavalleria rusticana” rappresentata per la prima volta a Torino nel 1884 con grande successo, segna la nascita del teatro verista in Italia. Verga muore nel 1922 a Catania.


Il Verismo

Il Verismo è un movimento letterario che si diffonde in Italia negli ultimi decenni dell’600 e nei primi anni del 900.
Il termine verismo deriva dalla parola vero.
Il 1948 è stato l’anno delle rivoluzioni, l’anno in cui le forze democratiche progressiste di tutta l’Europa hanno lottato contro i governi autoritari: in seguito ,al fallimento di quei moti ovunque si assiste ad un rafforzamento nei gruppi borghesi più conservatori. Negli ultimi decenni del secolo trionfa la borghesia industriale che consolida sempre più il suo potere economico, con la fiducia di un’espansione senza limite e la fede di un progresso continuo della tecnica. Questa è anche l’epoca in cui si sviluppa la questione sociale: le masse dei lavoratori prendono coscienza dei loro diritti e delle disuguaglianze sociali e cercano i modi per lottare contro il capitalismo: a Londra nel 1864 si costituisce la prima internazionale socialista associazione dei lavoratori di tutto il mondo.
Il verismo ha le sue radici nel positivismo e nel naturalismo. Il primo è un movimento filosofico e si afferma che la ricerca della verità deve essere condotta con il metodo scientifico-sperimentale e che occorre perciò rifiutare tutte le idee astratte che non possono essere verificate con l’esperienza. Il naturalismo è una corrente letteraria francese. Gli scrittori naturalisti applicano al romanzo i principi del positivismo: il romanzo deve essere un documento oggettivo della realtà, perciò il romanziere deve rappresentare con rigore scientifico tutte le classi sociali; la narrazione deve essere condotta in modo distaccato, teso a mettere in rilievo i fatti e a descrivere il reale con la maggior realtà possibile.
Il verismo deriva, come ho già detto, dal naturalismo francese ma presenta anche dei caratteri diversi e originali come il regionalismo, il pessimismo, l’impersonalità e il linguaggio. Il verismo si sviluppa a Milano.
Le opere veriste rappresentano soprattutto le realtà sociali dell’Italia centrale, meridionale e insulare. I maggiori esponenti del verismo sono: Capuana, Verga, Serao e Deledda.

La fabula e l’intreccio
La fabula indica la ricostruzione degli avvenimenti di un racconto in ordine logico-cronologico;si dice “ricostruzione” raramente il racconto presenta i fatti in ordine cronologico: infatti il più delle volte è frequente una diversa disposizione dei contenuti, ad esempio un inizio nel bel mezzo dell’azione è un espediente grazie al quale l’autore riesce a catturare l’attenzione del lettore. L’intreccio indica l’insieme dei contenuti nell’ordine in cui il narratore li ha disposti.

Le sequenze
Per riconoscere la fabula è indispensabile individuare nel racconto i nuclei narrativi, cioè quegli elementi determinanti nella storia; è indispensabile dividere il testo in sequenze che devono essere segmenti dotati di una loro autonomia, perché caratterizzati da una precisa collocazione di tempo, luogo, oppure dall’entrata in scena di un nuovo personaggio.

Le sequenze possono essere: narrative cioè sono narrati dei fatti; descrittive cioè che permettono al lettore di vedere, nella descrizione, ciò che è raccontato, riflessive cioè che aiutano ad interpretare il senso del racconto e dialogiche cioè mettono il lettore a diretto contatto con i personaggi e con i loro pensieri e aspirazioni.

Lo Spannung
Ogni racconto ha una strutturazione interna che si può schematizzare in: situazione iniziale; esordio cioè qualcosa che determina un cambiamento nella situazione iniziale; Spannung cioè momento di massima tensione, in cui sembra che la situazione debba precipitare; scioglimento è il ritorno alla situazione iniziale o lo stabilirsi di una nuova situazione, che non è detto che sia sempre positiva.

Il sistema dei personaggi
Nell’architettura della fabula, la parte più importante è quella dei personaggi e delle loro reciproche relazioni, indicate con l’espressione sistema dei personaggi. Ogni racconto è la storia di un personaggio che vuole realizzare un suo desiderio , una sua aspirazione o ambizione: si parla di oggetto del desiderio per descrivere ciò che muove l’eroe o il protagonista a certe azioni per arrivare al suo obbiettivo; quindi spesso il protagonista si trova di fronte un personaggio contrapposto cioè un antagonista, un nemico contro cui combattere. Questo schema è valido solo per certi tipi di narrativa, come la fiaba, dove è facile individuare l’eroe che lotta contro il nemico; è possibile anche vederla negli altri racconti se consideriamo il fatto che l’antagonista, oltre che esterno, può essere anche interno.

Böll Heinrich nacque a Colonia il 1917, da una famiglia cattolica appartenente alla piccola borghesia. Appena iniziò l’università, nel 1939 venne richiamato alle armi e combatté fino al 1945, quando venne fatto prigioniero dagli americani. Durante la guerra riportò quattro ferite. Finita la guerra si stabilì a Colonia e nel 1949 pubblicò il suo primo lavoro: il lungo racconto “Il treno era in orario” e nel 1950 la raccolta “Viandante, se giungi a spa…” . L’argomento centrale di questi racconti è la guerra, mentre le sue successive opere narrative mettono in evidenza le difficoltà del dopoguerra, ad esempio con il romanzo “E non disse nemmeno una parola” del 1953. Con l’importanza che ebbero le sue opere letterarie in Germania e all’estero, Böll divenne anche personaggio pubblico: denunciò le ideologie naziste, solo apparentemente superate, nella vita sociale tedesca del dopoguerra, polemizza la Chiesa cattolica nonostante si sentisse sempre legato, non fu d’accordo con il “miracolo economico” e prese posizione contro gli armamenti nucleari, sostenendo le tesi ecologiche. Il romanzo ”Foto di gruppo con signora” del 1971 vinse il premio Nobel per la letteratura nel 1972 e tra le opere più note ricordiamo anche i romanzi “Le opinioni di un clown” del 1963 e “L’onore perduto di Katharina Blum” del 1974.
Böll morì nel 1985.

Poe Edgar Allan nacque a Boston nel 1809. Figlio di genitori girovaghi, rimase orfano in tenera età e fu allevato da un ricco mercante della Virginia, che lo portò con sé in Inghilterra, dove iniziò gli studi, che proseguì poi negli Stati Uniti. Nel 1827, per aver contratto pesanti debiti di gioco, fu costretto dal tutore ad abbandonare gli studi e decise allora di entrare all’Accademia Militare di West Point, dalla quale tuttavia fu espulso, dopo pochi mesi, per cattiva condotta e in seguito a questo nuovo episodio fu ripudiato definitivamente dal tutore. Si trasferì, allora, a Baltimora e sposò la cugina Virginia Clemm, appena quattordicenne, Si guadagnò da vivere scrivendo e collaborando con vari periodici. Le raccolte di versi furono le prime sue opere pubblicate a cui seguirono i “Racconti del grottesco e dell’arabesco” nel 1845, nello stesso periodo pubblicò anche la poesia “Il corvo” con la quale raggiunse la celebrità. Dopo la lunga malattia e poi la morte, nel 1847, della moglie Virginia, Poe inizia una vita irregolare. Morì nel 1849 a Baltimora, alla sua scomparsa prematura contribuirono con tutta probabilità l’abuso di alcol e droghe.
La descrizione di un misterioso viaggio verso il Polo Sud, “Le avventure di Gordon Pym” , fu il solo romanzo, tra l’altro incompiuto, lasciato da Poe.
Venne conosciuto in Europa grazie al poeta francese Charles Baudelaire, che tradusse i suoi scritti e lo presentò all’attenzione dei lettori.

Jelloun Tahar Ben nasce a Fez, in Marocco, nel 1944. Studia a Rabat e poi si trasferisce a Parigi per frequentare un dottorato di psicologia sociale sulla condizione degli immigrati maghrebini in Francia. Questo studio gli ispira il suo primo romanzo, il saggio “Le pareti della solitudine”. In Francia pubblica molte opere narrative, ma la più importane e che gli fa ottenere il Premio Goncourt è “La notte fatale” .
“Creatura di sabbia” pubblicato nel 1987, “A occhi bassi” del 1993, “Corrott” del 1994, “Nadia” del 1996, sono alcuni romanzi che sono stati tradotti in italiano.
Il tema principale trattato dall’autore è la condizione della donna sia nella società islamica che in quella occidentale. Jelloun è anche autore di saggi, di poesie e di opere di teatro.

Mahfuz Naghib nasce nel 1912 al Cairo. E’ uno dei maggiori scrittori contemporanei, perché è: saggista, narratore, sceneggiatore cinematografico e giornalista. Nel 1988 ha ottenuto il premio Nobel. I suoi romanzi descrivono i vicoli e i quartieri del Cairo, del mondo dell’Egitto, ma soprattutto raccontano le storie di famiglie durante il periodo che va dall’indipendenza del Paese fino ai giorni nostri. Diversi i suoi scritti che sono stati tradotti in italiano, tra i più importanti c’è la trilogia da “Tra i due palazzi”, “Il palazzo del desiderio” e “La via dello zucchero” .
La sua prosa ricorda i grandi modelli di Balzac e Dickens.

Achebe Chinua nasce in Nigeria nel 1930 da una famiglia nigeriana convertita al cristianesimo. Nel 1954 si laurea in letteratura. Nel 1958 pubblica il suo primo romanzo che viene tradotto in italiano con il titolo “Il crollo”. Tratta i problemi fra le varie culture nell’africa colonizzata. I suoi libri sono scritti in lingua inglese per poter rappresentare meglio il popolo africano. Ha scritto anche poesie e racconti. Ora vive negli Stati Uniti ed insegna all’Università.

Allende Isabel
nasce a Lima, in Perù, nel 1942. E’ vissuta, per molto tempo, in Cile dove ha svolto l’attività di giornalista, si è trasferita poi in Venezuela ed ora vive negli Stati Uniti. E’ uno degli scrittori sudamericani più letti nel nostro paese. E’ nipote di Salvator Allende, presidente che, nel 1973, morì per un colpo di stato militare. Le donne sono le principali protagoniste delle sue storie, ma i suoi romanzi trattano anche di vicende politiche e di descrizioni di vita delle genti sudamericane. E’ diventata famosa con il romanzo pubblicato nel 1982 “La casa degli spiriti”; ha pubblicato molti libri, i più recenti sono: “La figlia della fortuna” del 1999 e “Ritratto di seppia” del 2001.

Bèdier Joseph
nasce nel 1864 e muore nel 1938. Filologo francese, si può definire, in qualche modo, l’autore del Romanzo di Tristano e Isotta perché a lui appartiene la stesura della storia, ma, l’invenzione, risale al Medioevo. La leggenda di Tristano, nata nelle zone celtiche, è stata tramandata oralmente e, viene ripresa successivamente da vari autori, che nella seconda metà del XII secolo la rielaborarono in lingua francese. Nel XIII secolo, Goffredo di Strasburgo la traduce in lingua tedesca e ne fa una propria versione e qualche anno dopo, la stessa, è narrata in una saga in lingua norvegese antica. Sia in Italia che in Francia, questa appassionante vicenda, viene ripresa e scritta in prosa anziché in poesia.
Bèdier ha saputo, ispirandosi a fonti medioevali e unendole, dare una completezza alla narrazione, perché ha inserito particolari che gli autori precedenti avevano tralasciato, cercando, comunque, di mantenere, nella sua prosa fluida e vivace, quel sapore del racconto orale, che caratterizza il Medioevo.

Miguel de Cervantes
nasce nel 1547 e muore nel 1616, scrittore spagnolo, quarto di sette figli di un modesto chirurgo, ebbe una vita avventurosa e travagliata. Trascorse la sua infanzia e adolescenza tra Siviglia, Valladolid e Madrid, dove completa i suoi studi letterari. Per sfuggire alle conseguenze di un duello nel quale aveva ucciso un uomo, si trasferisce in Italia. Gira le principali città italiane al seguito del futuro cardinale Acquaviva e nel 1571 decide di intraprendere la carriera militare.
Ferito nella battaglia di Lepanto, perde l’uso della mano sinistra, però continua ugualmente a combattere ancora altre battaglie. S’imbarca, successivamente, alla volta della Spagna e nel 1575, i pirati barbareschi, assaltano la nave su cui egli viaggiava e lo fanno prigioniero. Rimane cinque duri anni rinchiuso in un carcere di Algeri, cercando di fuggire ben quattro volte. Grazie al pagamento di un riscatto, nel 1580, ritorna in Spagna. Per difficoltà economiche è costretto ad accettare il modesto impiego, come commissario di vettovagliamento, sulla nave con la quale aveva combattuto precedentemente con valore e senza risparmio di energie. Ha una figlia da una giovane attrice, ma successivamente si sposa con una donna molto più giovane di lui e di condizioni più agiate. Nonostante ciò non finiscono le difficoltà, che lo portano di nuovo in carcere a Siviglia. Proprio lì, nel 1602, nasce l’idea del “Don Chisciotte” che verrà pubblicato e avrà subito un gran successo nel 1605.
Negli ultimi anni della sua vita, ancora di stenti e difficoltà, Cervantes pubblica molti scritti composti anche in precedenza: “Viaggio del Parnaso”, le “Novelle Esemplari”, la seconda parte del “Don Chisciotte” e le “Otto commedie e intermezzi”:
L’ultimo romanzo “Persile e Sigismonda” uscirà postumo nel 1617.

Il romanzo nel Medioevo

Nel nord della Francia, nella seconda metà del XII secolo, si afferma una nuova forma letteraria: il “roman”. Inizialmente questa parola veniva usata per indicare la lingua volgare al posto di quella latina. Ben presto diventa una lingua detta “romanza”, utilizzata nelle corti feudali della Francia del Nord, dove veniva recitato il romanzo medioevale di fronte a dame e cavalieri.
L’origine nell’ambito della corte, definita “civiltà cortese”, influenza fortemente il romanzo medioevale.
L’amore e l’avventura del protagonista sono gli argomenti trattati dal romanzo medioevale: il cavaliere, per essere degno dell’amore della dama, affonda una serie di prove attraverso le quali egli dimostra il suo coraggio e il suo valore.
L’amore domina anche nel romanzo artesiano: antiche leggende celtiche su Artù, eroe bretone che combatte contro gli invasori sassoni.
Dall’Inghilterra, la leggenda di Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda, passa in Francia. Gli amori, di Lancillotto per Ginevra, di Tristano per Isotta e la ricerca del Graal da parte di Perceval, sono storie che sono diventate più popolari tra tutte quelle narrate in quel periodo, perché attraverso vicende fantastiche esprimono valori e stile di vita della corte. Il romanzo medioevale, pur essendo un racconto con situazioni molto poco verosimili, ha ispirato comunque il romanzo moderno.

Origini del Romanzo Moderno

Lo scrittore spagnolo Miguel de Cervantes pubblicò, in due distinte edizioni, quello che è considerato il primo grande romanzo della letteratura moderna, “Don Chisciotte della Mancia”. Vi si raccontano le avventure di un nobile decaduto di provincia che si appassiona follemente alle vicende narrate dai poemi cavallereschi, al punto da credere che siano realtà. Si aggira, improvvisandosi cavaliere errante, per le strade assolate della Spagna alla ricerca delle più stravaganti imprese avventurose, che tuttavia sono la proiezione fantastica della sua mente folle. E’ persuaso di combattere per un’immaginaria Dulcinea del Toboso, portandosi dietro Sancho Panza , scudiero modesto ma concreto. In un certo senso, proprio attraverso il contrasto fra ideale e reale, caratteristico di Don Chisciotte, il romanzo moderno cominciò a trasformarsi: dalle rarefatte atmosfere del romanzo medioevale verso il realismo nella rappresentazione dei personaggi e degli ambienti.

Racconto Fantastico

Per letteratura fantastica si intendono diversi generi narrativi che vanno dalla fiaba, al racconto del terrore e dell’orrore fino alla fantascienza. Tzvetan Todorov è l’autore che, con il saggio “ La letteratura fantastica” del 1970, offre la traccia per spiegare il significato del termine “fantastico” e distingue nettamente il fantastico dal meraviglioso Nelle fiabe si trovano elementi meravigliosi come fate, folletti e draghi; chi li legge è affascinato perchè è parte integrante del mondo fiabesco. Questo genere letterario si sviluppa, in modo particolare, alla fine dell’Ottocento e caratteristiche sono le famose “Fiabe” dei fratelli Grimm.
Secondo Todorov, anche la fantascienza fa parte del meraviglioso, ma un “meraviglioso scientifico” perché nelle premesse del racconto si trova la parte irreale, ma, poi, nello svilupparsi, tutto si concatena e si trasforma in logico e razionale.
Spesso si trovano, nel racconto fantastico, elementi reali, addirittura familiari, ma ad un certo punto, quasi improvvisamente, se ne inseriscono di estranei, come ad esempio fantasmi, diavoli e vampiri; cioè qualcosa che è diverso dal mondo la cui presenza, inizialmente, è quasi inspiegabile. E’ questa la parte razionale del racconto che viene semplicemente rappresentata, ad esempio, da un sogno fatto dal protagonista e tutto ciò provoca una situazione di tensione di incertezza o di ambiguità. Quindi, il personaggio principale passa da un momento “normale e naturale” ad uno “soprannaturale”: e questa è, contemporaneamente, la situazione di tensione e di esitazione che prova anche il lettore. Il racconto in prima persona e gli artefici per creare suspence, sono elementi particolari, che coinvolgono e producono tensione emotiva nel lettore.
Per Todorov, questa esitazione rappresenta l’elemento qualificante del fantastico.
Per Freud, invece, quegli elementi fantastici, visti in chiave psicoanalitica, possono portare il lettore a rivivere paure infantili e, quindi, essere negativi: ad esempio l’ossessione che un morto torni tra i vivi, la paura della morte oppure l’angoscia che un sosia possa privarci della nostra identità.

“Viandante se giungo a Spa...”

Riassunto del racconto:
Il protagonista del racconto è un giovane soldato tedesco, arruolato da soli tre mesi. Ferito, viene portato in un edificio nel quale è stato allestito un ospedale di fortuna. Il ferito viene fatto passare in barella attraverso scale e corridoi, fino ad essere depositato in una stanza. Lungo il tragitto si rende conto che è una scuola, ma non una qualsiasi, forse quella che frequentava lui, solo tre mesi prima. La febbre molto alta gli offuscava un po’ la memoria e la vista, ma ciò comunque non gli impediva di osservare immagini famigliari come gli arredi, i quadri, i busti passati in rassegna con analitica precisione. Nonostante ciò il giovane non è sicuro di trovarsi proprio nella sua scuola ma alla fine tre particolari lo persuadono che non era solo illusione ottica data dalla febbre. Con la scritta “Evviva il Togo” che decorava il casco di banane raffigurato nel quadro dedicato a quel paese, scarabocchiata da lui stesso, comincia a pensare di trovarsi a casa, ma non è molto sicuro. Anche l’impronta sulla parete dove è stato rimosso il crocefisso, nell’aula di disegno sembra persuaderlo. L’unica prova inequivocabile è quella frase sul retro della lavagna, scritta ai tempi della vita spensierata di scolaro, tracciata maldestramente a caratteri troppo grandi, e perciò rimasta incompleta: Viandante, se giungi a Spa…
Spa… sta per Sparta. Ora il giovane è sicuro di trovarsi nella sua vecchia scuola e subito dopo ha la terribile rivelazione di quanto grave sia il suo stato: non ha una semplice ferita, ma un’ orrenda mutilazione. Si rende conto, inoltre, che il vigile del fuoco vicino a lui è il vecchio bidello Birgeler.

Spiega il significato del titolo del racconto:
Viandante, se giungi a Spa…, per Spa si intende la città di Sparta e il significato dell’inizio dell’epigrafe dedicata ai morti delle Termopili, secondo quanto racconta lo storico Erodoto è: il viandante annunci agli Spartani che i soldati caduti giacciono lì, in obbedienza alle leggi della loro città. Non è giusto, secondo Böll, esaltare gli eroi della guerra, nemmeno quelli dell’antica Grecia, dimenticando le sue conseguenze sugli esseri umani. Ed è per questo motivo che nel titolo del racconto la frase rimane interrotta, come non più valida. Si può affermare ciò, perché l’autore descrive solo le conseguenze della guerra e non la varie fasi.

La Maschera della Morte Rossa

Riassunto del racconto:
Il racconto di Edgar Allan Poe è ambientato in un’epoca non ben precisata, però si capisce che è il Medioevo dalla descrizione di dame e cavalieri, abbazie fortificate. E’ un Medioevo, però, dettato dalla fantasia e dalla sensibilità dell’autore.
La Morte Rossa, pestilenza orribile, aveva già ucciso molte persone nel paese. Questo morbo iniziava con terribili dolori, improvvise vertigini, con conseguente abbondante e continua sudorazione e infine macchie rosse in tutto il corpo, soprattutto sul viso, fino al decesso. Tutto questo avviene in breve tempo all’incirca in una mezz’ora. Le persone colpite da questo morbo sono così ripugnanti che tutti scappano alla loro vista. Ma il principe di quel paese, Prospero, vedendo la situazione precipitare e volendo contrastare il morbo che dilagava in maniera spropositata, coraggiosamente, senza perdere tempo, cerca un rifugio sicuro per sé e i suoi amici. L’abbazia fortificata prescelta sembra il luogo ideale, infatti le mura sono spesse e alte e le porte di ferro. Per essere ancora più certo e tranquillo fa saldare le serrature in modo che non vi sia nessuna comunicazione con l’esterno. Nelle stanze dell’abbazia il principe organizza un ballo in maschera e la sensazione orribile della pestilenza è all’esterno mentre all’interno si è riparati dalla paura e dal dolore. A dare tensione al racconto è la settima stanza chiamata “nera” perché era tetra con vetrate di un rosso scuro e un pendolo che scandiva, inesorabilmente, le ore. Ma il morbo colpisce anche loro e il racconto termina con l’orribile descrizione della morte del principe e dei suoi amici.

Spiega il significato simbolico del racconto di Poe:
Dalla lettura del racconto di Poe si nota che la descrizione dello spazio dell’interno dell’abbazia non è una parentesi decorativa, ma è una delle parti essenziali alla costruzione del significato del racconto. Si notano, infatti le due opposizioni: “dentro e fuori” e ”illusione e realtà”. La descrizione del ballo rappresenta il desiderio dell’illusione e la maschera è la finzione; però il camuffamento non è allegro, ma è il concretizzarsi degli incubi che tormentano i personaggi all’interno dell’abbazia. La parte conclusiva del romanzo si svolge nella stanza nera dove si consuma la tragedia: la Morte Rossa entra ugualmente e prende le sembianze di una maschera, che, lentamente, occupa tutte le stanze dell’abbazia. Infatti lo spazio interno viene violato da quello esterno fino a prenderne pieno possesso. Così la forza dell’inesorabilità si è imposta allo sforzo di negare l’evidenza:

La Scuola e la Scarpa

Riassunto del racconto:
Il racconto di Tahar Ben Jelloun, si svolge in un piccolo villaggio africano a pochi chilometri dalla città principale. Non ha nome e il protagonista, che narra in prima persona, lo chiama “il nulla” perché il vento che soffia continuamente sollevando polvere, riduce questo villaggio, di forma circolare, proprio al nulla. Infatti il paesaggio è quello desertico del Sahara. In una distesa arida, dove si vedono solo piste lasciate dagli uomini e dagli animali e dove esiste solo sabbia e cielo, descrive la presenza miracolosa di un faggio centenario. Tutt’attorno a questo grande albero descrive le poche case e la moschea. Il protagonista, però, afferma che nonostante il villaggio sia piccolo e isolato, riesce ugualmente a raggiungere la città per studiare. Ma non dimentica la sua casa, anzi ne ha talmente nostalgia che, diplomatosi da maestro, vi torna per lavorare come insegnante. Il suo entusiasmo gli impedisce di capire che l’istruzione non è importante quanto le necessità primarie come il cibo e l’acqua. La storia si conclude con il discorso del vecchio saggio che cerca di portare il protagonista alla realtà della situazione, spiegandogli che i bambini sono costretti, per la povertà in cui vivono le famiglie del villaggio, a lavorare nella fabbrica di materiale sportivo, che gli occidentali avevano impiantato.

Spiega il significato simbolico del racconto di Jelloun:
Il racconto di Tahar Ben Jelloun, spiega, senza toni di polemica e senza troppe insistenze, lo sfruttamento del lavoro dei poveri e quello minorile. Infatti nell’ultima parte della storia, c’è un barlume di speranza perché alcuni bambini tornano a scuola.
Ma è solo una punta di speranza perché, questi ultimi, con molta probabilità frequentano le lezioni perché sono stati scartati dal lavoro o per qualche difetto fisico o perché le famiglie hanno raggiunto una buona condizione economica.

Tra i Due Palazzi

Riassunto del racconto:
Il romanzo di Naghib Mahfuz. è la storia di Ahmad e di sua moglie Amina ed è ambientata nei primi anni del Novecento in un paese arabo. Amina si sveglia sempre, da quando si è sposata, a mezzanotte in punto, senza sveglia, è una donna sulla quarantina d’anni e si è sposata a quattordici. La descrizione della protagonista al momento del risveglio è precisa e minuziosa. I suoi occhi fanno fatica ad aprirsi ma quell’abitudine a doversi alzare sempre alla stessa ora di notte, era diventata, ormai una cosa naturale. Doveva aspettare alzata il marito, perchè rientrando dalle sue continue scorribande notturne, voleva essere servito e riverito fino a che non si fosse addormentato. Al primo anno di matrimonio si era permessa di sollevare qualche obbiezione alle uscite notturne del marito, ma egli, prendendola per le orecchie, con voce minacciosa le dice che l’uomo è lui, che non ammetteva più nessuna interferenza sul suo comportamento e che il dovere di una moglie era quello di obbedire. Amina si rende subito conto che poteva fare e pensare qualsiasi cosa tranne provocare la collera del marito. Agli inizi del matrimonio vivevano con loro anche gli suoceri, ma morirono molto presto. Amina, ancora giovane, diviene la padrona di quella casa molto grande che le faceva paura.
L’interno della casa diventa il suo rifugio, perché è lo spazio che la società e il marito le impongono, ruolo che, comunque, lei accetta con sottomissione.

Il Sentiero dei Morti

Riassunto del racconto:
Il racconto di Chinua Achebe è la descrizione della situazione e dei conflitti tra la cultura degli africani della Nigeria e quella europea. La storia si svolge nel 1949, quando la Nigeria era ancora una colonia inglese. Obi è il protagonista ed è l’indigeno che ha saputo integrarsi con la cultura europea. Istruito ed entusiasta, accetta di prendere l’incarico nella scuola missionaria pensando di poter svolgere, come direttore, un compito molto utile. Obi, un giorno, si accorge che una vecchia, passando per un sentiero in mezzo ai campi e, attraversando il complesso scolastico, proseguiva, poi, nel bosco in direzione opposta. Chiese spiegazione ai colleghi che da anni lavoravano nella scuola e gli fu risposto che era un sentiero molto importante, anche se poco usato, che collegava l’altare del villaggio con il luogo della sepoltura.
Obi cerca in tutti i modi di sbarrare la strada affermando che non poteva permettere che la scuola diventasse una strada maestra. Un vecchio sacerdote gli fa notare che quel sentiero esisteva prima ancora che lui nascesse e prima ancora di suo padre e che l’intera vita del villaggio dipendeva da questo sentiero. Ma Obi rimane della sua idea affermando che le vecchie credenze dovevano essere sradicate per poter rinnovarsi.
Si conclude con tafferugli tra la popolazione e la scuola, dovuti allo zelo tempestivo del giovane direttore.

Una Via per il Nord

Riassunto del racconto:
Il racconto di Isabel Allende è la vicenda di due vite quella di Jesus Dionisio Picero e della nipote Claveles. E’ la storia di povertà e sofferenza, ma anche, di coraggio e generosità. L’America latina è il luogo dove la scrittrice ambienta la storia con una rappresentazione partecipe e persuasiva. In poche pagine descrive la trasformazione di un ambiente: Jesus rappresenta la tradizione, Claveles, invece la tendenza a staccarsi da essa. Nuovi modelli di vita mettono in crisi il vecchio sistema, spesso causando lacerazioni e sofferenze. Infatti nella descrizione della giovane Claveles incontriamo questo conflitto che vive in prima persona negli affetti a lei più cari: quello per il figlio sordomuto. Per assicurargli un’esistenza migliore decide di affidarlo a persone che lo possono meglio accudire, ma è una separazione dolorosa, addirittura disperazione. Infatti, il dubbio che assale Claveles, di aver venduto suo figlio è come se l’avesse destinato alla morte. Per cercare di dimenticare questo orribile pensiero, lo zio Jesus e la nipote, decidono di fare un viaggio in un luogo non precisato dell’America latina.

Il Filtro

Riassunto dell'episodio:
Questo episodio scritto da Joseph Bèdier, narra la vicenda di Tristano e Isotta e del loro folle amore. La madre di Isotta desidera che la figlia si innamori del re Marco e per questo, fa preparare una pozione magica che dovranno bere entrambe; invece, viene bevuta da Isotta e da Tristano. I due giovani, inizialmente, sono travolti da una grande passione e da una vicenda di amore fatale, ma questo forte e incontrollabile sentimento si trasforma successivamente in dolore e morte. La maga, accortasi della situazione e del male che aveva fatto, cerca di contrastare i due amanti, ma invano. Allora, disperata, pronuncia parole di premonizione, avvisando i due giovani innamorati che questo loro cammino è senza ritorno: non proveranno più gioia senza dolore. Ma Tristano, abbracciando Isotta, risponde che è pronto alla morte.

Significato e simbolo del racconto “Il filtro” di Bèdier (romanzo medioevale)
L’episodio, “Il filtro”, tratta proprio di un filtro magico che ha fatto innamorare, erroneamente, Tristano e Isotta. Il simbolo del filtro non è altro che un espediente narrativo per mettere in evidenza il concetto della “follia d’amore” che porta a dimenticare ogni altro sentimento e desiderio, pur sapendo che ciò porterà infelicità.
Tristano ha sempre considerato sacri i valori cortesi come la gentilezza d’animo che dimostra nei confronti di Isotta; si rende conto, però, di tradire anche un altro vincolo sacro, cioè la lealtà e la fedeltà verso il suo signore. Infatti, per un cavaliere, è una colpa infrangere questo sacro vincolo su cui si basa la società cavalleresca. Di qui nasce il conflitto interiore di Tristano: il tormento di infrangere regole morali e la forza trascinante della passione. Si può concludere, quindi, che la “follia d’amore” compromette totalmente se stessi, i propri valori e trascina in una volontà di annientamento e autodistruzione, tema dominante del romanzo medievale.

La Spada tra gli Amanti

Riassunto dell’episodio:
L’episodio si trova nella parte principale del romanzo di “Tristano e Isotta”.
Tristano ritorna dalla caccia tutto sudato e molto affaticato e cerca conforto tra le braccia di Isotta. La scena avviene in una capanna della foresta di Morois, dove i due protagonisti si erano nascosti, per sfuggire al re Marco, marito di Isotta. I due amanti si addormentano e Tristano mette la sua spada, senza il fodero, tra i due corpi. Un guardaboschi scopre i due giovani e, impaurito, corre al palazzo del re Marco per avvisarlo. Il re parte immediatamente per sorprendere i due amanti e ucciderli. Entra nella capanna con la spada in pugno e si arresta nel vedere che le labbra dei due giovani non si sfioravano e che fra loro c’era una nuda spada. Si ferma e, vedendo la lama nuda che separa i due corpi a garanzia e protezione della virtù, decide di non ammazzarli, perché, colpirli, sarebbe un disonore. Vuole lasciare, comunque, un segno del suo passaggio, scambiando le due spade, depositando i suoi guanti e l’anello che Isotta aveva portato, per lui, dall’Irlanda. Dopo poco Isotta lancia un grido e anche Tristano si sveglia. Con angoscia si rendono conto che il re li ha sorpresi, e, sospettando che sarebbe ritornato con rinforzi per ucciderli, decidono di fuggire da quella foresta e dirigersi verso il Galles.

La Morte di Tristano e Isotta

Riassunto dell’episodio:
Questo episodio è la conclusione del romanzo.
Nel corso di un’imboscata in Bretagna Tristano viene gravemente ferito ed esprime il desiderio di rivedere Isotta la Bionda. La moglie di Tristano si chiamava anche lei Isotta dalle Bianche Mani, la quale viene a scoprire l’amore segreto, del marito, per un’altra donna. Si sente tradita nel profondo dell’anima e, come lo ha tanto amato, così ora cerca la più crudele vendetta. Il fedele servo di Tristano naviga per raggiungere la regina, portarle il messaggio e condurla da lui. Con uno stratagemma entra alla corte, fingendosi un mercante di tessuti e fa in modo che Isotta riconosca l’anello. L’uomo riesce a raggiungere la regina e informarla che Tristano era stato ferito da una spada avvelenata e che stava per morire. Le dice, inoltre, che il cuore del suo padrone la saluta e che lei solo potrebbe dargli conforto. La regina decide di raggiungere il suo amato e portargli sollievo. S’imbarca sulla nave che la porterà da Tristano, ma, durante il viaggio, una terribile tempesta fa pensare che non possa più raggiungere il suo amore. La vela bianca esposta doveva significare la presenza dell’amata sulla nave, quella nera il contrario. Appena la moglie di Tristano vede la nave avvicinarsi con la vela bianca spiegata, conoscendo il significato dei due colori, mette in atto la sua vendetta. Avvisa il marito che la nave sta arrivando; ormai debole e sfinito, riesce, comunque, a chiederle di che colore è la vela. Isotta dalle Bianche Mani gli risponde che è completamente nera. Tristano, afflitto, afferma che non può vivere senza di lei e pronunciando per tre volte il nome di Isotta la Bionda, alla quarta muore. Quando arriva la regina, disperata, si distende accanto a lui e baciandolo con passione, dal dolore, muore. Il re Mario saputolo fa costruire due bare e li seppellisce in due tombe vicine. Durante la notte, dalla tomba di Tristano spunta un rovo verde pieno di fiori profumati, che passando al disopra della cappella, penetra nella tomba di Isotta la Bionda. Per tre volte il re cerca di distruggere la pianta, ma le notti successive, ricresceva. Fu allora che il re Marco, credendolo un fatto miracoloso, dal quel momento in poi, vietò di tagliare quel rovo.


La Presentazione di Don Chisciotte

Riassunto del romanzo:
Il romanzo di Cervantes inizia con la descrizione del luogo, un borgo della Mancia, dove comincia la storia del cavaliere errante Don Chisciotte e del periodo, non ben precisato, in cui essa si svolge. Descrive, poi, il protagonista: un gentiluomo sulla cinquantina, di costituzione robusta ma con il viso magro e il corpo asciutto; mattiniero e amante della caccia. Quando non ha nulla da fare si dedica alla lettura dei romanzi cavallereschi. Si appassiona così tanto da dimenticare la caccia e anche di amministrare i suoi beni. Legge talmente tanto, giorno e notte, che finisce per perdere il lume della ragione, a tal punto da pensare di diventare un cavaliere errante per servire con onore il suo paese. La parte divertente e direi umoristica del racconto è la descrizione dei preparativi alla partenza del cavaliere errante e la scelta della dama di cui innamorarsi. Quindi, con le armi e il suo cavallo comincia l’avventura.
Dal racconto è emerso che la “follia” del cavaliere errante è la nobiltà d’animo del protagonista.

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