Ominide 45 punti

Uomo del mio tempo di Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo (Modica, 1901; Napoli, 1968), poeta siciliano, si trasferì a Roma nel 1921 per seguire gli studi di Ingegneria, ma non si laureò. Nel 1929 iniziò a scrivere per la rivista “Solaria”. Il suo genere di poesia si avvicina alla poesia ermetica. Il dramma della 2° Guerra Mondiale lo scosse profondamente, fino a convincerlo alla necessità di una vita sociale più attiva. Nel 1959 ricevette il premio Nobel per la Letteratura.

Il tema della poesia Uomo del mio tempo è l’immutabilità della natura umana, fatta di egoismo, rimasta uguale fino a oggi a quella dell’uomo «della pietra e della fionda», anche se la scienza ha fatto passi da giganti. La scienza ha perfezionato le armi che portano la morte ai fratelli. Alcuni uomini, ancora oggi scatenano guerre che portano lutti e sofferenza alle popolazioni civili. La civiltà ha solo mutato le condizioni di guerra: dalla fionda si è passati ai carri armati, e agli aerei che seminano la morte. L’uomo del nostro tempo, afferma il poeta, ha perduto ogni considerazione dei fratelli e ha dimenticato la solidarietà e la religione che lo trattiene dalla violenza. E rimasto uguale all’uomo che, attratto il fratello in un campo, lo ha ucciso. E la menzogna di allora è arrivata fino all’uomo del nostro tempo. Di fronte alla menzogna e all'inganno i giovani di oggi, i figli, farebbero bene a rinnegare i padri che portano la guerra: le loro tombe giacciono in una terra desolata, gli avvoltoi rodono il loro cuore e il vento sparge nell’aria l’odore dei loro cadaveri.

L’uomo a cui si rivolge il poeta nel titolo della poesia è un uomo delle generazioni passate, che ha portato morte, distruzione e barbarie; infatti, il poeta che compone questa poesia ha sotto gli occhi gli orrori della seconda guerra mondiale. Nella poesia, l’argomento principale è quello di superare l’odio, le barbarie e la distruzione dell’uomo del passato e creare un futuro di pace e fratellanza. Il testo poetico è stato scritto dopo la fine della Seconda guerra mondiale, e infatti il poeta fa riferimento alle terribili armi che sono state utilizzate in questo conflitto e alla scienza che è stata piegata allo sterminio.
Il componimento si può diviedere in due parti: la prima dal verso uno al verso tredici, la seconda da questo alla fine. Nella prima parte il poeta rivolge la poesia a tutti gli uomini del passato, partendo da Caino, il primo uomo ad uccidere, ed arrivando fino alla Seconda grande guerra. Nella seconda parte, invece, la poesia è scritta per noi uomini di oggi. Il poeta esorta vivamente noi giovani a dimenticare i nostri padri e riesce a fare ciò attraverso l’uso dell’imperativo presente. La poesia si rivolge a tutti gli uomini del nostro tempo, chiedendoci di dimenticare gli scempi, per creare una società migliore, serena e pacifica. Nelle strofe quattro e cinque abbiamo la ripetizione delle parole 't’ho visto', questo serve per dare più forza alla sua affermazione. Anche nei versi sette e otto viene ripetuto il verbo 'uccidere'; l’effetto che ne riceviamo è quello della gravità e della frequenza con cui l’uomo ha portato morte sulla faccia della terra.

Registrati via email