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Casare Pavese

Cesare Pavese è nato nel 1908 a Santo Stefano Belbo, un piccolo paese in provincia di Cuneo, ma trascorre la sua vita interamente a Torino. In molti suoi scritti egli sottolinea quanto peso abbiano avuto nella sua crescita interiore il luogo in cui e` nato e i molti,indimenticabili, ricordi, a esso legati. Ogni estate infatti torna alla casa si campagna per trascorrervi le vacanze e qui trova un mondo che gli entrerà nel cuore. Ancora bambino perde il padre, la sua morte gli lascia un grande vuoto e lo rende taciturno e introverso. A Torino vive con la madre e con la sorella Maria; frequenta il Liceo e trova in Augusto Monti, suo professore e convinto antifascista, una guida intellettuale e morale. Ma nei confronti della città nutre sempre una sorta di invincibile diffidenza. La città con i suoi spazi chiusi lo opprime e lo soffoca: per lo scrittore la campagna diventa il simbolo di una felicita perduta da riconquistare. Dopo la laurea, Pavese collabora con Giulio Einaudi,che aveva creato a Torino la casa editrice che porta il suo nome. Nel 1936 pubblica "Lavorare stanca",una raccolta di poesie scritte durante il confino, in cui presenta situazioni quotidiane del mondo contadino. La fine del conflitto mondiale, la caduta del regime fascista e la speranza di una rinascita democratica dell'Italia animato di nuove speranze Pavese, che si iscrive con entusiasmo al Partito Comunista, ritenendo doveroso partecipare al rinnovamento del Paese. Neppure questa scelta lo appaga e con maggiore accanimento si dedica alla stesura di romanzi e altri scritti. "La luna e i falò", scritto nel 1949, e` considerato il suo capolavoro insieme ad un`altro romanzo "La casa in collina". Ambientato nelle Langhe, nei luoghi della sua infanzia,il romanzo ripropone uno dei temi più cari a Pavese:il ritorno al paese e un viaggio nel passato alla ricerca delle proprie radici e della propria identità. Con un linguaggio realistico egli riproduce la lingua parlata dai personaggi,intessendo il racconto di forme lessicali tipiche del dialetto. E` oramai un`autore di successo, ha ricevuto importanti riconoscimenti e la sua fama è consolidata,ma la stanchezza di vivere e` sempre più pressante.Lo assillano i problemi irrisolti del suo intimo e forse delusione amorosa lo spinge a chiudere definitivamente con la vita. Si suiciderà a Torino, sul finire dell'estate del 1950 a quarantadue anni.

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