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Catena di Montaggio

Ritto al nastro che scorre:
dove corre la sa il diavolo
se le viti che avvito
servono per rubinetti
o manette, pause
non ce ne sono, soltanto
dita svolazzanti,
che afferrano viti
e vuoto, stracciando
le ore in mercede.

Ritto al nastro che scorre:
e saldo le parti
in tubi attraverso cui
dopo occhieggio
e saldo i tubi
chissà per che luogo li saldo
il mio desiderio saldo nel ferro,
il nastro che scorre
il respiro mi toglie.

Commento:
Questa poesia scritta da Matthias Schreiber ritrae la figura dell'operaio, il quale ritto davanti al nastro della catena di montaggio di una fabbrica che scorre e avvita viti, ma non sà a che cosa serviranno, se a montare rubinetti o a completare manette per imprigionare delinquenti. Le sole azioni che compie sono quelle di avvitare, lavoro senza pausa, si vedono solo dita che sembrano svolazzare in un volo cieco, senza sapere quello che effetivamente fanno.

Le dita toccano le viti, ma anche il volto di un lavoro senza senso, le ore di un operaio sono come sciupate al fine di ricevere un salario. L'operaio passa il suo tempo a unire pezzi per formare dei tubi attraverso i quali verifica che siano diritti. Egli si chiede qual è lo scopo del suo lavoro, è come se l'ansia di conoscere lo scopo del proprio lavoro si saldasse nel ferro e in questo scomparisse. L'operaio a un certo punto afferma che la sua vita è come se fosse modellata dalla catena di montaggio pertanto priva di identità. Intanto la vita corre come un nastro senza fine.

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