Preghiera di Giorgio Caproni


È una breve poesia tratta dalla raccolta Il seme del piangere del 1959, dedicata alla madre Anna Picchi, morta qualche tempo prima.

L’autore, ispirandosi ad una ballata del Trecento, immagina che la sua anima personificata vada alla ricerca della madre, Anna Picchi, da poco morta.
La poesia si presenta come una sorta di biografia immaginaria in cui il poeta rievoca la madre ancora giovinetta, quando egli non era ancora nato, servendosi di racconti e fotografie di famiglia.
Riassunto della poesia: Il poeta prega la sua anima di recarsi a Livorno, la città natale della propria madre, Anna Picchi, e di perlustrarla attentamente alla ricerca di lei, di cui egli vuole sapere se, per caso, “è ancora viva tra i vivi”.
L’anima forse riuscirà dove lui ha fallito poiché meglio ricorda la descrizione e i particolari dell’abbigliamento della donna.
Il linguaggio della poesia sembra solo apparentemente semplice ed ingenuo, ma in realtà è denso di sapienti raffinatezze metriche e timbriche. La sintassi si presenta molto articolata e ricca di inversioni. Il ritmo risulta movimentato e vario; sapiente è il gioco delle rime baciate ed alternate (in alcuni versi sostituite da assonanze) che conferiscono al testo una musicalità lieve; infine sono presenti raffinati effetti fonici e frequenti allitterazioni, cioè ripetizioni di suoni in parole vicine.

La poesia, composta prevalentemente da settenari, è formata da due strofe di otto versi e da una di quattro, a rime quasi sempre baciate.
Per quanto concerne le rime baciate, riportiamo “torno-Livorno”, “netta-camicetta”, “rubino-serpentino”, “portava-appannava”, “lei-darei”. Un esempio di rima alternata è invece “scrivi-vivi”. Per quanto riguarda le assonanze, esse sono “leggera: candela”, “brava: strada”; infine, esempi di allitterazioni sono “timida di notte tempo”, “viva tra i vivi”, “sangue sul serpentino”, ecc.
La figura retorica che lega molti versi della poesia è l’enjambement, cioè l’eliminazione della pausa alla fine di un verso, la cui ultima parola è in stretto legame sintattico con la prima del successivo, in modo da conferire alla lirica una cadenza pacata, ma dinamica e colloquiale.
La figura della madre viene espressa dal figlio poeta attraverso “la camicetta”, “il rubino / di sangue”, il “serpentino d’oro”, il “petto” anelante.

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