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C'è un paio di scarpette rosse - Joyce Lussu

Testo integrale e descrizione della struttura della poesia con analisi della lingua e delle scelte stilistiche dell'autore

E io lo dico a Skuola.net
C'è un paio di scarpette rosse
C'è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
"Schulze Monaco".
C'è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buckenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l' eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono.
C'è un paio di scarpette rosse
a Buckenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.

Joyce Lussu
Struttura del brano
la struttura della poesia è tripartita e scandita dal ripetersi del verso "C'è un paio di scarpette rosse".
- La prima parte è dedicata alla descrizione dell'oggetto: è una serie di quattro versi puliti, molto simili alla prosa, in cui l'autore usa versi brevi per descrivere in ciascuno una caratteristica delle scarpette (il numero, lo stato, la marca).
- La parte centrale della poesia è la più lunga ed è quella che introduce allo scenario reale. Finora infatti le scarpette rosse non sono inserite in nessun contesto: ci pensa il verso 7, con la sua brevità e l'evidenza del nome "Buckenwald" a dare tutto un nuovo significato alle nostre scarpette. Il nome del campo evoca immediatamente scenari angosciosi e di morte in cui le scarpette, trovate in un mucchio di altre scarpette, fanno presagire una tragedia. In questa parte della lirica compare anche il piccolo proprietario e l'autore ne descrive in modo insieme leggero e secco il destino: solo un verso è dedicato all'accenno del dramma dei crematori, "bruciati nei forni", ma proprio l'unicità di questo accenno rende il verso crudelmente perentorio.
L'autore ci conduce dall'ignoto (il colore dei suoi occhi) all'immaginabile (il sui pianto) al conosciuto (le sue scarpette), riprendendo , con la ripetizione del numero 24, l'inizio della lirica e producendo un effetto ciclico.
Questa parte della poesia però non si conclude con la rassicurante immagine delle scarpette, ma con l'amara riflessione dell'autore sulla scomparsa ormai definitiva del piccolo, a cui è stata sottratta l'opportunità di crescere ("perché i piedini dei bambini morti non crescono").
- La terza parte della lirica ha una funzione in parte riassuntiva e riprende in modo sintetico le altre due, accostando il quadretto delle scarpette rosse con l'atrocità della morte di un bambino e le consegna, con la riflessione dell'ultimo verso, a memoria di ciò che è stato, di coloro che non sono più e sono stati privati della gioia del gioco, della crescita e della vita.
Nella poesia domina un linguaggio piano e chiaro, in cui l'incisività delle parole è data dalla brevità del verso che le occupa, non dall'uso di termini ricercati. Il rosso delle scarpette domina come unica nota di colore in mezzo al grigiore e alla tristezza dei campi, perché in quella situazione non ci è dato immaginare nemmeno il colore degli occhi del bambino.
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