Ricordo di fanciullezza di Attilio Bertolucci


“Ricordo di fanciullezza le gaggìe della mia fanciullezza dalle fresche foglie che suonano in bocca… (da Fuochi di novembre).
Il tema su cui si fonda tutta la lirica è quello del ricordo di un momento felice della fanciullezza, quando, fra una natura tinta di toni crepuscolari, il poeta coglieva le fresche foglie (v.2) delle robinie (gaggìe, v.1) e se ne serviva come strumento per modulare suoni. Il ricordo del gioco “povero” si colora di nostalgia: quando si è giovani, basta poco per trovare una spensierata felicità.
L’intero componimento sembra essere sospeso fra sogno e realtà; al verso 10, ad esempio, “spuntano” all’improvviso i compagni dell’adolescenza, con cui l’autore correva lungo il corso del Cinghio (v.3). la rievocazione, a un tratto, interrotta dal leggiadro volo delle libellule e dal rumore lontano delle macchine agricole (v.11), diviene sogno; il tutto è proiettato in una dimensione onirica, che comunque non fa svanire il legame con la realtà circostante. La lirica si conclude col ricordo della sera che, improvvisa anch’essa, scende sui ragazzi e li invoglia a una corsa sfrenata per i campi, a contatto con la freschezza dell’aria e della vita, paurosi e lieti (v.17), allo stesso tempo.
La lirica è tutta una grande sinestesia: i vv. 1-2 riproducono le sensazioni visive (le gaggìe del verso 1); i successivi versi 3-7 quelle tattili (faccia fervida, v.5; ramo dolce e fastidioso, v.6; manata, v.7); infine, dal verso 8 al verso 10, quelle uditive (si suona, v.9), le cui descrizioni, però, risultano vaghe e indeterminate.
Il linguaggio della poesia è semplice, il tono pacato; sono presenti numerosi richiami al linguaggio musicale, non privo di termini aulici, di ascendenza dannunziana (fresche foglie, v.2; s’odono, v.11; s’ode, v.13).
Anche se la lirica prende spunto da un ricordo autobiografico il poeta utilizza il si impersonale (si cammina, v.3; si spoglia, v.7; se ne sceglie, v.8 …). Solo in un’unica occasione utilizza il plurale (ci colgono, v.14), per indicare una situazione che accomuna tutti gli esseri (la notte che scende). La lirica trova la sua musicalità nell’ allitterazione e nel richiamo fonetico delle consonanti s e f, soprattutto nella prima parte del componimento (vv. 1-7). L’espressione fastidioso (v.6) sembra essere apparentemente un ossimoro, cioè un accostamento di due concetti che si escludono reciprocamente; in realtà qui si tratta di un’antitesi, perché vengono associati due termini non complementari per natura. Ai ragazzi, che camminano nel letto asciutto del torrente, i rami flessibili delle gaggìe presentano un ostacolo (fastidioso), anche facile da rimuovere (dolce). La scena descritta nella lirica si allarga progressivamente: dal primo piano, visivo e sonoro, dei ragazzi con le foglie di gaggìa, lo sguardo volge fino all’orizzonte assolato, con immagini visive (le libellule) e impressioni sonore (le trebbiatrici).
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