La guerra raccontata da Tahar Ben Jelloun e Boris Vian


L’episodio sul quale viene scritto il poemetto Il ritorno delle ceneri è relativamente recente “una guerra di pochi anni fa”: la Guerra del Golfo (tra Iraq e forze alleate di vari paesi) del 1991. Lo scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun impiega un linguaggio intensamente lirico per parlare della guerra come offesa al corpo e, attraverso di esso, a tutto l’uomo. Il brano che riportiamo esprime una sensibilità particolare, sviluppatasi nell’autore dalla mescolanza di due patrimoni culturali diversi: quello arabo, che gli è proprio per nascita, e quello occidentale, che possiede ugualmente.
Tahar Ben Jelloun nato a Fès, in Marocco, è un noto saggista, poeta, romanziere e giornalista che vive in Francia e scrive in francese. La sua produzione, che ha contribuito a divulgare la conoscenza della cultura araba in Europa, è iniziata con saggi sociologici sulla difficoltà di vivere in Europa per gli emigrati e si è poi spostata su una scrittura più poetica e immaginifica. Il suo romanzo principale è forse Creatura di sabbia. Altre opere sono Le pareti della solitudine, Moha il folle, Moha il saggio, La preghiera dell’assente, La notte sacra, romanzo con il quale ha vinto il premio letterario Goncourt.
Scritta negli anni vicini a noi, dopo la Seconda guerra mondiale, la canzone di Boris Vian, che consigliamo di ascoltare possibilmente nella versione musicale, ha un preciso significato antimilitarista. In un linguaggio che imita volutamente quello della cortese lettera burocratica, un giovane che ha ricevuto la cartolina di precetto per il servizio militare risponde al presidente della Repubblica spiegandogli che ha deciso di disertare: la guerra serve solo a uccidere gente “più o meno come me” e il giovane disertore ha intenzione non solo di rifiutarsi di fare il soldato ma di incitare tutti a compiere lo stesso gesto; se occorrerà proprio del sangue per la patria, che lo versino il presidente e gli altri personaggi che scelgono di fare le guerre. Scritta ai tempi in cui la Francia stava uscendo dall’esperienza coloniale attraverso episodi molto traumatici, la canzone di Vian provocò scandalo.
Boris Vian francese, è autore impegnato politicamente e filosoficamente, vicino agli ambienti esistenzialisti della Parigi degli anni Cinquanta, amico di cantanti, uomini di teatro e di cinema, jazzisti. Ha scritto poesie e testi di canzoni, ma anche romanzi e opere teatrali.
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