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Testo

E come potevano noi cantare
Con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.


La lirica è scritta in endecasillabi sciolti. Quasimodo si ispira al Salmo 137 della Bibbia riferito agli ebrei che si rifiutarono di cantare le loro lodi a Dio in terra straniera.

Re come…cantare: l’esordio riprende il verso del Salmo 137 dove si dice: “Come cantare i canti del Signore in terra straniera?”.
Con il piede…cuore: chiara allusione all’occupazione nazista dell’Italia dal 1943 al 1945, costellata di brutali rappresaglie, oppressiva fino a schiacciare le ragioni più profonde dell’esistenza.

Fra i morti…di ghiaccio: le SS proibivano di seppellire subito i morti delle loro rappresaglie, affinché i cadaveri fossero di monito alla popolazione.
Al lamento…dei fanciulli: tra le grida dei bambini deportati, separati dai genitori e avviati come agnelli innocenti ai campi di concentramento.
Nero: disumano.
Che andava…telegrafo: che si trovava di fronte il figlio partigiano crocifisso come Gesù, appeso s un palo del telegrafo.
Alle fronde…erano appese: anche questo passo richiama da vicino il Salmo biblico: “Lungo i fiumi di Babilonia sedevamo piangendo al ricordo di Sion. Ai salici di quella terra appendemmo le nostre cetre”.

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