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Sibilla Aleramo, chiamata anche con l'appellativo Rina Faccio, nacque ad Alessandria. Dopo essersi spostata prestissimo nel 1893, lasciò dopo un breve periodo la famiglia per stabilirsi a Roma. Qui si impegnò sia nel campo dell'emancipazione femminile , sia in quello dell'affrancamento culturale dei contadini dell'agro romano. La sua intensa vita sentimentale la mise in contatto con i più significativi intellettuali del suo tempo tra i quali il poeta Dino Campania . Con quest'ultimo la Aleramo intrecciò una tempestosa relazione , documentata dal ricco epistolario lasciato dall'autrice. Antifascista fin dalle origini della dittatura , nel secondo dopoguerra militò tra le fila del Partito comunista, morì a Roma.
Tra le sue numerose opere, ricordiamo il romanzo Una donna (1906) che anticipa tematiche femministe e nel quale emergono la sua forte sensibilità sociale e la componente autobiografica. Il carattere distintivo della produzione di questa scrittrice è la ricerca di una specificità femminile della scrittura. Le sue intuizioni si rivelarono decisamente in anticipo rispetto alla sensibilità della sua epoca, che stentò a riconoscerle un ruolo di intellettuale e stigmatizzò i suoi comportamenti trasgressivi e contrari al ruolo tradizionale della donna. Solo il nuovo clima culturale degli anni Settanta riscoprì l'attualità e la sensibilità della sua poetica.

Le mie mani - da Poesie 1912-18 (1929) Sibilla Aleramo

Le mie mani
ricordando che tu le trovasti belle,
io accorata le bacio,
mani, tu dicesti,
a scrivere condannate crudelmente,
mani fatte per più dolci opere,
per carezze lunghe,
dicesti, e fra le tue le tenevi
leggere tremanti,
or ricordando te
lontano
che le mani soltanto mi baciasti,
io la mia bocca piano accarezzo.


Le mani dell'autrice , citate ben quattro volte nel corso di questa breve lirica, diventano lo strumento tramite il quale evocare il ricordo dell'uomo amato e perduto. La concretezza da cui il ricordo contrasta palesemente , invece, con il rimpianto per un rapporto rimasto sospeso in una dimensione del tutto irreale. Nel corso della poesia, l'autrice inserisce una considerazione sul suo duplice ruolo di intellettuale e di donna, quasi fosse proprio questo aspetto
della sua esistenza a renderle impossibile quella pienezza di sentimenti che le viene negata. L'aspirazione a un'esistenza connotata da una rassegnata ma serena accettazione degli stereotipi che la sua epoca riservava al sesso femminile sembra, al tempo stesso, contraddittoriamente, ricercata e respinta. L'aspetto fortemente intimistico della lirica risalta attraverso la scelta della forma dialogata . Il testo, presentato come una sorta di confessione resa all'amato , mantiene così tutta la sua riservatezza e il pudore di quei sentimenti che devono restare circoscritti nella sfera esclusiva del privato.

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