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Alberto Moravia

Tra i protagonisti del panorama letterario italiano ed europeo del Novecento, un posto di rilievo lo occupa senz'altro Alberto Moravia, la cui parabola narrativa abbraccia l'intero secolo. Alberto Moravia, infatti, al secolo Alberto Pincherle, nasce a Roma nel 1907 e muore nel 1990.Per molti anni, e fino alla sua morte, egli è stato considerato dal pubblico e dalla critica il maggior scrittore italiano contemporaneo.
Figlio della ricca borghesia romana, segnato precocemente dalla malattia che ne acuisce la sensibilità (di questa triste esperienza riferirà in Inverno di malato), Moravia ottenne il successo giovanissimo, a soli 22 anni, con la pubblicazione del romanzo Gli indifferenti.
Per certi versi anticipatore e comunque curioso di tutti i paradigmi culturali che hanno attraversato un secolo inquieto come il Novecento, dalla psicoanalisi (emblematico il romanzo Agostino) all'esistenzialismo (si legga, per esempio, La noia), dal marxismo più aggiornato alla fenomenologia, Moravia ha trasposto con efficacia le nuove idee nelle sue opere, diventando un punto di riferimento e uno specchio significativo del proprio tempo.

Appassionato di viaggi, celebri i suoi reportage dall'Africa, continente che molto amava, tra i suoi molteplici interessi figurava anche il cinema, su cui teneva una seguitissima e apprezzata rubrica di recensioni su L'Espresso. I bene informati riferiscono che egli, metodicamente, si mettesse alla macchina per scrivere sin dal mattino presto e il pomeriggio lo consacrasse, accompagnato dalla sua immancabile "corte" letteraria, alle visioni cinematografiche.Il suo amore per il cinema era ricambiato. Numerosi sono i suoi romanzi e racconti trasposti felicemente sul grande schermo. Ricorderò La Romana (1954), La ciociara (1960) per la regia di Vittorio De Sica, Gli indifferenti (1963) del regista Francesco Maselli, La noia (1963) di Damiano Damiani, Il conformista (1970), diretto da Bernardo Bertolucci, La vita interiore (1980), La disubbidienza (1981)
Centro delle sue narrazioni è quasi sempre l'intellettuale borghese in crisi, per lo più romano ed è Roma, di cui Moravia inventa una toponomastica tutta personale, una Roma sorniona e immobile, lo spazio geografico che fa da sfondo alle vicende raccontate.
Moravia privilegiava ritrarre intellettuali, perché li riteneva, al contrario degli uomini d'affari e di altri professionisti, gli unici in grado di riflettere sulla propria condizione e di sviluppare un grado profondo e originale di autoconsapevolezza.
La caratteristica principale della narrativa dello scrittore romano, per sua stessa ammissione e non solo per giudizio della critica, è l'uso del sesso e dell'erotismo come chiave di interpretazione delle vicende umane, prospettiva privilegiata per comprendere le relazioni fra le persone e capire un'intera società.
Non stupisce, dunque, che uno dei temi centrali della sua opera narrativa sia la donna, che Moravia considerava più naturale dell'uomo, meno determinata dai condizionamenti della Storia. E di fronte al mistero della donna, dai comportamenti sempre sorprendenti, Moravia esprime meraviglia e incanto.
Scontroso e introverso, Moravia fu scrittore "impegnato", sensibile ai problemi civili e sociali del proprio tempo. Per esempio paventò a lungo la distruzione del genere umano a causa del pericolo nucleare.
La sua scrittura, che si realizza in uno stile caratteristico e originale, è connotata da un distacco critico dalla materia trattata, che taluni trovano persino irritante e da un linguaggio "medio", in apparenza arido e quasi burocratico, di cui lo scrittore si serve invece per oggettivare il più possibile la realtà e restituirne le miserie.
Realista, fautore di una letteratura intesa come strumento di conoscenza del mondo e dell'uomo, Moravia si lamentava che il romanzo fosse considerato in Italia una lettura futile, un ozioso passatempo destinato al solo intrattenimento di una platea femminile.
Un po' dimenticato dopo la morte, saranno i decenni futuri a indicarci il vero valore letterario di questo scrittore, uno dei pochi ad essere conosciuto e apprezzato anche fuori dai confini nazionali.

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