Didone abbandonata dai melodrammi di Pietro Metastasio


L’argomento del melodramma è la storia d’amore tra Didone ed Enea, culminante nel suicidio della regina alla partenza dell’eroe.
Il Metastasio ha ricavato la vicenda dal IV libro dell’Eneide virgiliana, ma vi ha inserito alcune novità: l’intreccio dello sfortunato amore con altre storie parallele; la proiezione della psicologia e del gusto propri del suo tempo.
Ne risulta la rappresentazione di un sentimento che non sconfina mai nella passione, né raggiunge livelli di pathos tipici della tragedia.
Le figure di Enea e Didone appaiono spogliate della loro natura eroica: il primo, più che il grande personaggio della latinità, sembra un debole uomo comune, incapace di scegliere tra dovere ed amore; la seconda, più che ad una regina, assomiglia ad una damina del Settecento che esprime il suo amore mediante sospiri, stizze e languori. Entrambi si presentano quindi come due figure non tragiche o, almeno, tragiche nei limiti in cui poteva concepirle la società galante alla quale il Metastasio apparteneva e per la quale scriveva.
Sintesi del melodramma: Didone si è innamorata di Enea dopo averlo salvato dall’aggressione del geloso Jarba. La sua speranza di avere l’eroe per sempre al suo fianco, viene vanificata dalla decisione di Enea che intende partire affinché il destino si compia. Alle insistenze della regina, che lo considera un ingrato (lo ha salvato dal naufragio, lo ha ospitato nella propria reggia di Cartagine, gli ha manifestato il suo amore e lui, per tutta risposta, ha pensato bene di abbandonarla!), l’eroe si mostra esitante e combattuto tra il dovere ed il sentimento. Lo ritroviamo così indeciso anche nel monologo finale, quando, incapace di risolvere il suo dramma, è convinto di dover soffrire qualunque scelta faccia.
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