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Niccolò Machiavelli

Vita:
Machiavelli nacque a Firenze nel 1469 da antica famiglia nobile.
Tra il 1495 e il 1496 trascrisse il De rerum natura di Lucrezio rivelando così le basi materialistiche della sua formazione culturale. Nel 1498 venne nominato segretario della seconda cancelleria e in seguito anche della magistratura dei Dieci. Tale attività gli permise di acquistare esperienza diretta degli avvenimenti politici del tempo che videro il crollo del sistema di stati italiani e della indipendenza della penisola con lo scontro delle due potenze europee, la Spagna e la Francia. In Francia, Machiavelli si era recato diverse volte, tra il 1500 e il 1511 tanto da poter analizzare le ragioni della forza dei francesi insieme ai loro punti deboli. Impotenti esperienze furono le diverse missioni effettuate presso Cesare Borgia che aspirava alla creazione di un forte stato nell’Italia centrale e minacciava la stessa Firenze. Nel 1507 fu alla corte imperiale tedesca per circa sei mesi. Nel 1509 assistette alla resa di Pisa e alla disfatta di Venezia . Tutto ciò gli permise di conoscere molto bene la politica italiana ed europea del tempo e cominciò ad elaborare una serie di scritti minori “Descrizione del modo tenuto dal duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il signor Pagolo e il duca Gravina Orsini” e “Del modo di trattare i popoli della Valdichiana ribellati”; “Parole da dire sopra la provvisione del denaro fatto in loco di proemio e di scusa”; “Discorso sopra l’ordinanza e la milizia fiorentina”; “ Ritratto delle cose della Magna”; “ Ritratto delle cose della Francia”. Nel 1512 viene arrestato e torturato con l’accusa di attività contro i Medici. Riconosciuto innocente, fu lasciato inoperoso fino al 1521. In questi anni scrive “Il principe” e inizia “I discorsi sopra la Deca di Tito Livio”; la commedia “La mandragola”; “L’arte della guerra”.

Il suo capolavoro “Il principe” fu scritto tra il luglio e il dicembre del 1513, si articola in 26 capitoli di lunghezza variabile, con titoli in latino. La materia è variabile ma è tutta incentrata sulla capacità migliore di governare uno stato e sulle varie differenze tra le tipologie di principati. Nel 1526 viene nominato provveditore e cancelliere dei Provveditori alle mura, per la difesa di Firenze. Ben presto, caduti nuovamente di Medici, venne sospettato dal regime repubblicano lasciato da parte. Morì nel 1527.
Machiavelli è la coscienza più alta del Rinascimento e lo rappresenta nei suoi elementi dinamici, nel suo dramma profondo e nei suoi elementi grandiosi ma statici. Egli riuscì a stabilire un contatto diretto con il mondo classico e con le persone che lo circondano.
Per il nostro rivolgersi all’antico non significa evadere dal presente, anzi. I problemi affrontati da Machiavelli non sono mai problemi astratti, non sono problemi che si pongono sul piano delle categorie universali, ma sono collegati alla valutazione e alla soluzione di una soluzione di una situazione politico-storica concreta, ovvero quella dell’Italia nei primi decenni del sec. XVI.
Egli si rende conto che la politica ha alcune leggi che non sempre coincidono con quelle della morale: l’essere un buono spesso può provocare la rovina di un principe e, al contrario, mancare della parola data, ingannare, assassinare spesso può salvare uno stato.
Da qui l’accusa di immoralità che spesso gli fu rivolta e la famosa formula “il fine giustifica i mezzi” che gli viene attribuita.
Machiavelli si limita a costatare scientificamente le due sfere diverse in cui agiscono politica e morale. Si rende conto dell’autonomia di una rispetto all’altra, non riesce a vedere un punto di congiunzione.

Il pensiero

Machiavelli non è un teorico, le sue concezioni nascono dal rapporto diretto con la realtà storica, in cui egli è impegnato in prima persona. Il suo pensiero è dunque una stretta fusione di teoria e prassi nella quale vi è una crisi politica, una crisi militare ed una crisi morale. Per il nostro l’unica via d’uscita da queste crisi è un PRINCIPE giusto capace di organizzare le energie che sussistono ancora tra le genti italiane. Naturalmente il pensiero di Machiavelli non si limita solo a questo, ma la sua teoria aspira ad avere una portata universale, a basarsi su leggi valide sempre.

Ecco perché è considerato il fondatore della moderna scienza politica, che egli differenzia nettamente dalle altre discipline che si occupano dell’agire dell’uomo, come per esempio l’etica.
Oltre al campo autonomo su cui applica la nuova scienza, egli ne delimita anche il metodo.

È importante intanto basarsi sull’esperienza che per Machiavelli può essere:

  • 1) diretta: ricavata dalla partecipazione diretta alla politica;
    2) indiretta: ricavata dalla lettura dei testi degli autori antichi.

In realtà però si tratta di una distinzione fittizia, poiché lo studio del comportamento di un uomo politico, sia esso contemporaneo o no, cambia solo per il veicolo delle informazioni da studiare, ma il contenuto è in fondo lo stesso. Alla base di questo studio vi è una concezione prettamente naturalistica: per Machiavelli l’uomo è un fenomeno naturale al pari di altri e che i suoi comportamenti non variano col tempo.
Per questo motivo lo studio del comportamento umano attraverso le fonti storiche si può arrivare a delle vere leggi di validità naturali. Il punto di partenza del Machiavelli è la visione pessimistica dell’uomo inteso come un animale crudele, ingrato,volubile, simulatore, dedito al denaro e dimentico degli affetti più cari.
Il principe deve essere al di sopra di tutto anzi deve essere un “centauro” ovvero metà uomo meta animale, buono o cattivo a seconda delle situazioni che deve affrontare.
Per quel che riguarda la religione, Machiavelli non considera né la sua dimensione spirituale né la sua dimensione concettuale, la considera solo come “instrumentum regni” ovvero strumento del governo.

La religione per la sua moralità obbliga i cittadini a rispettarsi ed a mantenere la parola data, ma spesso è colpevole di rendere gli uomini miti e rassegnati tanto da non valutare più le cose della terra e a dare importanza solo alle cose del cielo.
La forma di governo migliore è quella repubblicana poiché riesce a trattener meglio le forze anarchiche dell’uomo, non si fonda su un solo uomo ma ha istituzioni stabili e durature.
Il principato è solo la forma utile in particolari momenti politici.

Il dualismo virtù-fortuna

Vi sono due concezioni di virtù nel pensiero di Machiavelli: la virtù eccezionale del singolo, del politico-eroe che si evidenzia sempre nei momenti più gravi e la virtù del cittadino, che opera entro i limiti delle istituzioni degli Stati. In generale però per Machiavelli l’agire umano è eroico, ma esso deve agire con limiti precisi e deve tener conto dei fattori esterni che non dipendono dalle sue volontà. Questi limiti sono dati dalla fortuna che è intesa come disegno divino indirizzato in modo inconsapevole ad un fine con il combinarsi di forze casuali e accidentali. Dalla cultura umanistica Machiavelli eredita la convinzione che l’uomo è artefice della propria fortuna. Infatti l’uomo può fronteggiare facilmente la fortuna con il proprio agire grazie alla virtù. Inoltre la virtù si impone alla fortuna attraverso la capacità di previsione degli eventi. Così il politico, se è abile, deve prevedere i rovesci e prendere le precauzioni necessarie quando questi si intravedono all’orizzonte. La virtù di Machiavelli è un complesso di qualità come la perfetta conoscenza delle leggi generali dell’agire politico derivate dall’esperienza diretta della storia e dalla capacità di applicare queste leggi ai casi concreti e particolari.

La virtù del politico è dunque una sintesi di doti intellettuali e pratiche . Ma la fortuna si più anche fronteggiare con la duttilità dell’adattare il proprio comportamento alle varie esigenze oggettive che via via si presentano. Tuttavia spesso questa duttilità non esiste negli uomini che, abituati ad un certo comportamento, raramente lo cambiano.

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