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Niccolò Machiavelli

La vita
Niccolò Machiavelli nacque a Firenze nel 1469 da una famiglia nobile. Della sua adolescenza e delle sua formazione culturale sappiamo ben poco ma, certamente seguì gli studi umanistici. Ricevette l'incarico di "segretario" nella repubblica nata a Firenze nel 1494 in seguito alla discesa in Italia di Carlo VIII, e venne inviato come osservatore presso molte corti italiane ed europee. Poté così acquisire conoscenza diretta degli avvenimenti politici di quegli anni ed, in particolar modo, della perdita d'equilibrio e d'indipendenza degli Stati italiani. Nel 1501 si si sposò con Marietta Corsini, dalla quale ebbe sei figli. Tuttavia, nel 1512, quando i Medici ritornarono a Firenze, Machiavelli venne condannato ad un anno di confino con l'accusa di aver tramato una congiura contro di loro. Si ritirò quindi in un suo podere a San Casciano, nei pressi di Firenze, dove rimase per tutto il resto della sua vita dedicandosi allo studio, specialmente della storia romana, e alla sua attività di scrittore. Quando nel 1527 i Medici vennero nuovamente cacciati da Firenze, Machiavelli sperò di poter riottenere il suo incarico ma gli venne negato in quanto sospettato di aver avuto rapporti con la signoria medicea. Deluso e addolorato, si ammalò e morì in quello stesso anno.

Il Principe
Machiavelli scrisse molte opere sia di carattere letterario che storico-politico ma il suo capolavoro è Il Principe. Scritto nel 1513, come apprendiamo da una lettera che Machiavelli scrisse ad un'amico, Il Principe, nasce con il titolo De Principatibus come un "trattatello" politico sui vari tipi di principato. Molto probabilmente si trattava di un modo per ottenere la benevolenza dell'allora signore di Firenze Giuliano de Medici e poter così tornare alla vita politica della città. Il trattato fu dato però alle stampe solo nel 1532, dopo la morte dell'autore, e suscito da subito scalpore e polemiche. Con quest'opera si assisti alla nascita della scienza politica, ossia della scienza che si occupa dello studio del comportamento politicamente efficace per realizzare i propri scopi. Esteriormente il trattato si collegava con un altro tipo di trattatistica politica diffusa nel Medioevo, quella degli specula principis ("gli specchi del principe"), che delineavano la figura ideale del sovrano e indicavano le sue buone qualità. Erano chiamati specchi proprio perché in essi i governanti erano invitati a riflettersi. Machiavelli però spoglia la figura del principe ideale di ogni qualità morale, le leggi della politica infatti, secondo lo scrittore, devono essere diverse e separarsi da quelle della vita morale. Il principe non deve essere buono ma capace di farsi rispettare e temere, piuttosto che essere amato e non rispettato, e il suo compito primario è quello di difendere lo Stato e il proprio potere. Per adempiere a questo compito potrà quindi ricorrere anche ad azioni malvagie, nel caso in cui le circostanze lo richiedano, ed inevitabilmente lo richiederanno, data la naturale tendenza dell'uomo ad essere cattivo, avido ed egoista.

Machiavelli non si preoccupa di indicare quale sia la migliore forma di governo. L'interesse di Machiavelli si concentra piuttosto sull'esigenza della solidità del sistema politico, indipendentemente dalla libertà dei cittadini. Bisogna tenere presente che i concetti di democrazia e di libertà non facevano ancora parte del pensiero politico del Cinquecento, allora era urgente trovare un rimedio alla frammentazione politica italiana e alla fragilità dei vari Stati.
Nel trattato Machiavelli tratta inoltre il tema della fortuna. Il ruolo della fortuna nelle vicende umane fu un tema centrale nel corso del Cinquecento, secolo che in Italia fu segnato dalle invasioni straniere, dalla decadenza delle corti, un tempo centri di cultura e ora sedi di un potere corrotto, e dal degrado della Chiesa. Secondo l'autore, la fortuna, governa per metà il destino degli uomini, l'altra metà è affidata alle loro azioni. La vera virtù che un principe, e in generale ogni uomo, dovrebbe avere sta quindi nel saper adattare il proprio temperamento alle circostanze in modo da poter trarre vantaggio da ogni situazione. Questa "virtù" è però difficilissima, perché l'uomo non è capace di cambiare il proprio carattere. Il problema di come contrastare la sorte sfavorevole rimane dunque in Machiavelli drammaticamente irrisolto.
Per trovare esempi che confermassero le sue teorie, Machiavelli ricorse a fatti, personaggi ed avvenimenti del suo tempo, che aveva osservato negli anni in cui aveva ricoperto incarichi politici, e, spesso, anche alla storia romana, nel trattato infatti afferma più volte che la realtà sulla quale si basa per trarre le sue teorie, non è una realtà reale ma la realtà come effettivamente è, o come lui stesso la definisce la "verità effettuale".
Il pensiero di Machiavelli sulle virtù del principe fu considerato diabolico dai cattolici nell'età della Controriforma e nel 1559 le sue opere finirono nell'indice dei libri proibiti.

Il Principe si compone di ventisei capitoli ma può essere suddiviso in quattro parti:

(capp. I-XI) I principati e i loro generi : analizza i diversi tipi di principati (ereditari, misti, nuovi…)
(capp. XII-XIV) La milizia : tratta la necessità di un forte esercito costituito da cittadini (e non mercenari) che combattano per denaro e non certo per amore di patria.
(capp. XV-XXIII) Il principe e le sue qualità : delinea la figura del principe ideale.
(capp. XXIV-XXVI) esamina i motivi per cui i principi italiani hanno perso i loro stati. La fortuna.

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