Niccolò Machiavelli: la vita e le opere, la poetica e lo stile

Machiavelli nasce a Firenze nel 1469 da famiglia nobile, non ricca, di parte guelfa. Riceve una buona educazione umanistica, incentrata sullo studio del latino e della storia. Nel 1498 comincia la carriera politico-diplomatica al servizio della Repubblica laica instauratasi a Firenze dopo la morte di Savonarola. Machiavelli viene eletto segretario della Seconda Cancelleria, una sorta di moderno ministero degli interni e della guerra, e compie incarichi e missioni diplomatiche, dapprima a Pisa e a Piombino, poi presso la corte di Francia, quella papalina di Roma e infine quella imperiale di Massimiliano I d’Asburgo. Nel frattempo si sposa con Marietta Corsini che gli dona sei figli. Nel 1502 avviene l’incontro con Cesare Borgia, il Duca Valentino, alla cui figura storica si ispira quando scrive Il Principe. Nel 1506 Machiavelli viene nominato Segretario dei “Nove di Milizia”, una nuova magistratura militare di cui era stato promotore. Da questo momento la sua collaborazione con Pier Soderini, il Gonfaloniere della Repubblica, si fa più stretta. Nel 1512, con la restaurazione dei Medici a Firenze, perde tutti gli incarichi politici e viene emarginato; l’anno dopo, sospettato di congiurare contro la Signoria, è incarcerato, torturato e relegato all’Albergaccio, la casa di campagna vicino a San Casciano, dove in solitudine scrive le sue maggiori opere politiche e storiche. Dal 1514 Machiavelli torna periodicamente a Firenze, dove frequenta gli Orti Oricellari di Palazzo Rucellai, per discutere di politica e storia con i rampolli delle famiglie aristocratiche. Pur tentando di convincere la Signoria medicea a farlo tornare alla politica attiva, riceve solo incarichi minori. Nel 1519 viene consultato sulla possibilità di una riforma costituzionale. L’anno seguente riceve l’incarico di scrivere una storia di Firenze. Muore nel 1527, proprio quando nella sua città natale viene restaurata la Repubblica.

Il trattato caratteristico della poetica di Machiavelli è il realismo, ossia l’osservazione diretta schietta e disincantata della realtà, e la ricerca della “verità fattuale”, che rifiuta qualunque visione trascendente o provvidenziale della storia di matrice medioevale. Lo stile è stringente, molto concreto e rigorosamente logico e deduttivo; la lingua risulta precisa, efficace e notevolmente espressiva. L’astrattezza dei concetti è resa mediante un frequente ricorso a metafore, allegorie e citazioni.
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