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Machiavelli - la vita
Machiavelli nasce a Firenze nel 1469 da una famiglia di agiate condizioni economiche. Non sappiamo niente circa la sua formazione culturale, ma quasi sicuramente si dedicò agli studi umanistici e lesse classici antichi, latini e greci, poiché la biblioteca paterna era ricca di opere classiche originali. Le prime notizie sulla sua comparsa nella vita politica si hanno dal momento dell’espulsione dei Medici, nel 1494, avvenimento che contribuì alla formazione della Repubblica e vide come personaggio dominante il frate francescano Girolamo Savonarola. Nel febbraio 1498 Machiavelli fu tra i candidati al ruolo di segretario della seconda cancelleria del comune, il quale doveva occuparsi di tutto ciò che riguardava guerra ed affari interni, ma venne preferito un candidato raccomandato da Savonarola. Poco dopo lo stesso Savonarola fu scomunicato da papa Alessandro VI e bruciato al rogo come eretico. I suoi seguaci vennero dispersi e anche il segretario da lui proposto fu rimosso.
Fu nominato così segretario Machiavelli e a lui fu affidata anche la magistratura dei dieci di libertà e di pace, che lo impegnava in missioni diplomatiche, amministrative, militari e politiche. Egli assunse così maggiori responsabilità nella Repubblica guidata da Pier Soverini. Nel 1500 sposò Marietta Corsini da cui ebbe sei figli. Si recò in missione diplomatica alla corte del re Luigi XII e nel biennio 1502-1503 si recò a Urbino e Senigallia come ospite di Cesare Borgia, duca Valentino, perché dal re Luigi XII aveva ricevuto il ducato di Valentinois. Machiavelli poté così rendersi conto del comportamento spregiudicato di Borgia, che pur di instaurare una signoria assoluta nell’Italia centrale, strangolò i signori rivali, rilevante fu l’occasione in cui convocò i capi Orsini e li eliminò tutti, ed uccise un proprio luogotenente, Ramiro de Lorqua. Machiavelli apprese proprio dal duca la caratteristica di unire in sé le arti della volpa e del leone, astuzia e forza politica.
Tornato a Firenze, gli fu affidata la riorganizzazione dell’esercito, in cui riprese l’idea di Petrarca secondo cui il signore doveva abituare i cittadini alla difesa poiché l’esercito doveva essere composto da soldati arruolati nel territorio di Firenze e non da truppe mercenarie. Formò dapprima la milizia cittadina e in base all’esperienza di questa venne formata la commissione dei nove ufficiali dell’ordinanza e della milizia, poi magistratura di cui Machiavelli divenne segretario. Questo si scontrò con la decisione del governo di non nominare un unico capo dell’esercito che avrebbe avuto troppa autorità, da cui poteva derivare il desiderio di potere. Il governo decise così di eleggere vari comandanti e di dividere l’esercito in squadroni, ma questi comandanti che avevano incarichi temporanei non potevano instaurare una propria disciplina, a causa delle diverse metodologie che usavano.
Nel 1506 si recò a Roma come diplomatico per seguire la spedizione di papa Giulio II contro Perugia e Bologna, nel 1507 andò in Germania dall’imperatore Massimiliano I d’Asburgo e nel 1510 in Francia per cercare di fare da paciere in merito alla diatriba politica tra Luigi XII e Giulio II, ma scoppiò ugualmente la guerra. Firenze si alleò con il re, mentre la Spagna con lo stato della Chiesa, che vinse e fece tornare i Medici a Firenze e quando Giulio II morì fu eletto papa Giovanni de Medici, con il nome di Leone X. Machiavelli fu prima sospettato di aver partecipato a una congiura contro i Medici, quindi imprigionato e torturato, poi una volta riconosciuto innocente, venne mandato in esilio a San Casciano. Qui compose le due opere principali: i "Discorsi" e il "Principe". Nel 1516, concluso il Principe, lo mandò a Lorenzo de Medici con la speranza di poter tornare a Firenze, ma invano. Così si avvicinò ad alcuni aristocratici con idee antimedicee che si riunivano negli orti Oricellari, un giardino attaccato al palazzo della famiglia Rucellai.
Quando morì Lorenzo, il governo venne affidato al cardinale Giulio, più tollerante nei confronti di Machiavelli che gli dedicò l’arte della guerra e quando divenne papa Clemente VII anche le "Istorie fiorentine". Divenne amico di Guicciardini, governatore delle terre dette Romagne che gli permise di rappresentare a Modena la "Mandragola".
Quando scoppiò la guerra tra francesi e Carlo V e nel 1527 ci fu il sacco di Roma, crollò la signoria medicea e tornò la repubblica, ma Machiavelli venne emarginato perché era già tornato in politica con i medici, così lo stesso anno morì e fu sepolto in Santa Croce.

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