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Principe - capitolo XXV[/b]
La fortuna determina metà delle azioni umane, mentre per il resto delle azioni umane ad assere arbitri sono gli esseri umani; è possibile paragonare la fortuna ad un fiume rovinoso capace di allagare le pianure e distruggere alberi e abitazioni, per cui essa è in grado di destabilizzare l’ordine sociale, come il flagello della peste per Boccaccio: gli uomini previdenti devono predisporre tempo prima gli argini. L’Italia, contrariamente alle monarchie europee, appare come una pianura priva di ogni difesa e riparo. Tuttavia si possono vedere principi salire al potere o rovinare senza che essi abbiano modificato il proprio comportamento, Machiavelli ricorre alla mutevolezza continua delle circostanze storiche e della fortuna, quindi non ruina colui che riesce a mettersi in sintonia con la qualità dei tempi, con la specificità della storia in cui vive. Se è vero che la fortuna è mutevole mentre la natura umana è immodificabile, quindi gli uomini sono destinati a fallire non appena natura e fortuna discordano, tuttavia l’autore si oppone ad ogni forma di rassegnazione e fatalismo, anche perché la fortuna è donna, perciò si lascia vincere da chi è giovane, deciso e coraggioso.

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