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-Il Principe-


Niccolò Machiavelli scrisse il ‘Principe’, la più grande opera trattatistica di politica in Italia; altro trattato di simile importanza è stato ‘Le mie Prigioni’ di Silvio Pellico riguardante l’Austria.
Egli scrisse quest’opera principalmente per due motivi:
1. Perché era convinto che serviva una guida forte per unificare l’Italia, sia dal punto di vista politico che da quello economico;
2. Per riavvicinarsi ai Medici.

Questo trattato politico lo scrisse tra il 1515 e il 1516, durante il suo esilio all’Albergaccio; la sua stesura durò poco tempo, infatti Machiavelli cercò di essere allo stesso tempo sintetico, attento e concreto.
Gli ideali che contiene il Principe vennero ripresi da Mazzini e da altri.

Lo Stile dell’opera è di tipo senecano, quindi complesso, con periodi molto lunghi che hanno fine didattico.
Il Lessico è medio-alto.

Il Principe è suddiviso in 26 capitoli, durante i quali Machiavelli indica quale sarebbe il capo di stato, quindi il principe, ideale.

• Capitoli I – XI: in questi capitoli Machiavelli tratta dei Principati, su quanti tipi ne esistano e su come si possa crearne uno.
Egli individua quattro tipi di Principati:
_Ereditario: il potere passa di padre in figlio (o al parente più vicino);
_Nuovo: con la forza il singolo riesce a conquistare il potere;
_Misto: parte del potere giunge in via ereditaria, parte invece viene conquistata (come nel Principato di Cesare Borgia);
_Teocratico: il potere giunge da Dio, come accadde con Mosè.

Secondo Machiavelli il miglior Principe è quello che ha l’abilità di creare dal nulla un Principato Nuovo; considera di livello inferiore quello Misto e di minor valore quello Ereditario, poiché non è certo che chi sale al trono abbia le capacità necessarie per governare.
Esempi di Principato Nuovo sono quelli di Stalin, Mussolini ed Hitler, i quali grazie a carisma, propaganda e anche forza, raggiungono il potere.

• Capitoli XII – XIV: in questi capitoli Machiavelli affronta il tema delle Milizie; egli individua come elemento di unità statale l’esistenza di un esercito nazionale (attaccamento alla bandiera), infatti egli, durante il suo soggiorno in Francia, aveva notato come questa nazione era ben gestita e aveva confini ben definiti, tutto questo grazie all’esercito. In Italia invece ci sono vari stati i cui eserciti sono costituiti da truppe mercenarie, causa principale della debolezza dei vari stati.

• Capitoli XV – XXIII: Machiavelli illustra i comportamenti che deve avere il Principe; egli afferma che il Principe può limitare la liberta del singolo cittadini, può eliminare gli antagonisti e avversari politici, ma non giustifica l’utilizzo eccessivo della violenza e all’eccessivo abuso della posizione di potere, poiché può portare alla Tirannia, forma di governo non accettabile.

• Capitolo XXIV: Machiavelli scrive di come i Principi Italiani hanno perso i loro Stati dopo la crisi del 1494, anno in cui i commerci passarono dal Mediterraneo all’Atlantico a causa della scoperta dell’America.
La causa per cui hanno perso tutto sta nel fatto che essi o sono stati troppo avari o troppo sperperatori o troppo ignavi.

• Capitolo XXV: Machiavelli tratta della Virtù e della Fortuna, dove come virtù intende la capacità di fare le cose. Secondo il suo pensiero, il Principe non deve rifarsi alla Fortuna, perché da un momento all’altro può girarti le spalle, ma deve avere grandi virtù.

• Capitolo XXVI: Machiavelli esorta la necessità per l’Italia di avere un Principe, individuabile in Pericle (unificò la polis di Atene, che divenne città principale della Grecia), che riesca a liberarla dai Barbari.

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