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Magnifico oratori Florentino Francisco Vectori apud Summum Pontificem et benefactori suo. Romae

[...]Magnifico ambasciatore. Tarde non furon mai grazie divine. Dico questo, perché mi pareva haver perduta no, ma smarrita la grazia vostra, sendo stato voi assai tempo senza scrivermi; ed ero dubbio donde potessi nascere la cagione. E di tutte quelle mi venivono nella mente tenevo poco conto, salvo che di quella quando io dubitavo non vi havessi ritirato da scrivermi, perché vi fussi suto scritto che io non fussi buon massaio delle vostre lettere; e io sapevo che, da Filippo e Pagolo in fuora, altri per mio conto non le haveva viste. Hònne rihaùto per l'ultima vostra de' 23 del passato, dove io resto contentissimo vedere quanto ordinatamente e quietamente voi esercitate cotesto ufizio publico; e io vi conforto a seguire così, perché chi lascia i sua comodi per li comodi d'altri, e’ perde e’ sua, e di quelli non li è saputo grado. E poiché la fortuna vuol fare ogni cosa, ella si vuole lasciarla fare, stare quieto e non le dare briga, e aspettar tempo che la lasci fare qualche cosa agl’huomini; e all’hora starà bene a voi durare più fatica, vegliar più le cose, e a me partirmi di villa e dire: eccomi. Non posso pertanto, volendo rendere pari grazie, dirvi in questa mia lettera altro che qual sia la vita mia; e se voi giudicate che sia a barattarla con la vostra, io sarò contento mutarla.[...]

Commento
In questa lettera, indirizzata all'amico Francesco Vettori, Machiavelli racconta dell'ozio forzato nel quale è costretto a vivere in ritiro a San Casciano.

La lettera può essere divisa in due parti:
1- Giorno: Machiavelli si lamenta della sua sfortunata condizione. Descrive la sua vita da campagnolo: discute con i tagliatori di legna, caccia gli uccelli, gioca e urla all'osteria. Fa l'ignorante tra gli ignoranti;

2- Sera: Ridiventa l'uomo che realmente è: prima di entrare nello studio si spoglia degli abiti pieni di fango e di loto e indossa gli abiti reali. Si immerge così nella lettura e nella meditazione notturna. Si sente grande tra i grandi. Chiede alla famiglia dei De Medici di farlo rientrare in politica, anche per compiti superflui e inutili (farmi voltolare un sasso).

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