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Terzo capitolo del Principe

Andando avanti Machiavelli ci parla delle difficoltà relative ai principati nuovi. La difficoltà maggiore sta nel fatto che un principato nuovo tende ad essere misto e ad avere dunque al suo interno varie fazioni e per di più è nella natura dell’uomo cambiare spesso ideologia tanto che nel momento in cui si cambia la propria preferenza inevitabilmente colui che prima veniva apprezzato in seguito sarà odiato. Proprio perché colui che diviene principe porterà con se più favori di chi ha sconfitto, ma le fazioni saranno comunque divise e il sovrano vincitore non avendo il favore della maggio parte della popolazione non rimarrà a lungo al potere, come avvenne per esempio a Milano ai tempi del duca Luigi XII. Infatti quest’ultimo perse il potere subito dopo averlo acquisito, poiché i sudditi non accettarono il suo modo di governare che era diverso rispetto a quello che si era prefissato. Ma se risulta facile sconfiggere un principe la prima volta, come avvenne sempre nei confronti di Luigi XII, da parte di Lodovico, la seconda volta non basterà un solo esercito, ma serviranno tutti gli eserciti del mondo, in quanto un principe capiti i propri punti deboli a livello governativo cercherà di risanarli e dunque se a ribellarsi sono i popolani allora il principe tenterà di andare incontro proprio a quelle fazioni portandole dalla propria parte. Il problema non si pone nel momento in cui un principe si stanzia in un determinato territorio in cui fino a poco tempo prima governava un altro principe e colui che prende il suo posto non condiziona il modo di governare del passato ma continua con questo, per cui non crea scompiglio nella popolazione. Questo è quello che avvenne ad esempio in Bretagna e in Borgogna. Ma esiste un altro caso relativo all’arrivo di un principe che non conosca la cultura e gli usi del popolo in cui arriva e la cosa migliore in questo caso è stanziarsi in quel territorio come fece Turco di Grecia. In quanto stando tra i propri sudditi è più semplice notare disappunti e quindi risolverli in breve tempo. Altra soluzione potrebbe essere quella di inviare colonie lontano dal paese proprio perché lontani i ribelli troverebbero meno sfogo e se sconfitti rimarrebbero delusi, mutilati e comunque lontani. Inoltre se impostati in colonie diventerebbero per natura delle colonie fedeli al principe. In più le colonie sono meno costose rispetto agli eserciti armati, che per allestirli vi servono più soldi rispetto a quelli che se ne prenderebbero vincendo. Gli eserciti tendono anche ad essere molto agguerriti e nel momento in cui vincono nuovi principi prendono il posto di quelli vecchi e se qualora vincesse colui che era prima al principato comunque vi resterebbe con molte difficoltà. Il fatto che un principe prenda il posto di un altro è dato dal fatto che quando un nemico giunge in una città le minoranze che vi sono tendono a passare dalla parte di colui che ha più potenza proprio per invidia e quindi l’altro viene battuto facilmente. A tal proposito Machiavelli porta come esempio l’impero romano che si comporta come un buon medico. Questa è un’importante similitudine del terzo capitolo che fa da perno all’intera opera. Infatti l’autore sostiene che un buon principe debba comportarsi come un buon medico che deve saper riconoscere la malattia all’inizio della sua manifestazione, quando è ancora semplice curarla, poiché in seguito è facile riconoscerla ma difficile curarla. Riprende, quindi l’autore il confronto con i romani che appunto riuscivano a gestire queste situazioni, ad esempio come avvenne con Filippo e Antioco, sia perché sapevano subito riconoscere “la malattia” e anche perché non si basavano molto sul tempo in una situazione ma sulla prudenza e sulla virtù. Dopo questa considerazione Machiavelli ritorna a parlare di Luigi di Francia, che arrivò in Italia per volontà dei veneziani ma senza avere amicizie che riuscì comunque ad ottenere dopo avere acquistato il principato di Lombardia. Ma ancor prima di giungere in Italia provocò l’insoddisfazione in chi si era accostato a lui, in quanto diede aiuto a papa Alessandro. Quest’ultimo dopo aver fatto grande la chiesa e conquistato l’aiuto di Luigi, chiedeva il regno di Napoli che divise col re di Spagna tanto che Luigi dovette raggiungere l’Italia. Questo fu uno degli errori di Luigi di Francia che non avrebbe dovuto dividere il regno di Napoli se ciò non era possibile. Inoltre a sfavore del sovrano Machiavelli ritiene che la decisione da lui presa fu sbagliata perché non si deve mai creare disordine per non scendere in guerra. Così Luigi di Francia perdette il regno di Lombardia e il duca Valentino, figlio di papa Alessandro si stanziò in Romagna. Questo provocò il disappunto di Machiavelli che parlando con Roano, che sosteneva che gli italiani non sapessero fronteggiare le guerre rispose che i francesi non sapevano nulla di stato in quando lo stavano lasciando nelle mani della chiesa. Per cui la Francia fece in modo che Italia e Spagna diventassero potenti e queste provocarono la “ruina” della prima. Da qua si estrapola la regola generale che chi rende potente qualcuno, lo ha fatto o con forza o con abilità ed entrambe codeste cose sono motivo di sospetto per chi è divenuto potente. Dunque chi ha fatto in modo che qualcuno diventasse potente sarà comunque disprezzato.

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