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Romanzi minori di Pirandello

A parte i romanzi precedentemente citati, Pirandello ne scrive altri due:

I quaderni di Serafino Gubbio operatore: il protagonista è un operatore cinematografico; viene ripreso un film dell’epoca che racconta la storia di un’attrice russa che ha una relazione con un attore; mentre questa faceva la domatrice di leoni, viene uccisa da un amante geloso, il quale viene sbranato dai leoni. Serafino Gubbio riprende l’intera scena e nonostante la crudelta delle immagini continua a fare il suo mestiere: tuttavia diventerà muto. Tale storia avrà un significato metaforico: infatti la macchina da presa che simboleggia il progresso non è altro che un punto di divisione tra il reale e l’osservatore. Infatti, mentre Pascoli lo riteneva la causa della corruzione della natura, mentre D’Annunzio, pur temendolo, credeva nella sua importanza, Pirandello è realista e disincantato: il progresso è qualcosa di inevitabile e frantuma la personlità umana; paradossalmente l’intellettuale solo con il silenzio potrà esprimere il proprio dissenso.

Uno, nessuno e centomila: è una riflessione organica e amara sul senso della vita, sulle maschere e sul relativismo. Pirandello riflette sulla crisi dell’Io: la realtà infatti è fatta da molteplici punti di vista; il protagonista è VITANGELO MOSCARDA, il quale, mentre un giorno parla con la moglie, viene deriso per il suo naso. Da questa battuta nasce la sua crisi esistenziale: lui si vede in un modo diverso rispetto al modo con cui lo vedono gli altri. Vi è quindi un forte relativismo conoscitivo. In seguito a questa crisi esistenziale perde il lavoro, va via da casa, viene considerato pazzo e rinchiuso in un ospizio. Ma, paradossalmente è proprio in quegli anni che egli si sente più vivo e più libero. Per cui per Pirandello la realtà è negativa e ad essa si può sfuggire solo con la follia.
Accanto ai romanzi Pirandello scrive anche alcune novelle, Novelle per un anno, un genere molto amato in quanto gli permetteva di mostrare tutto il suo IO POETICO. Tra queste ritroviamo La patente e Il treno ha fischiato.

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