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Pirandello, Luigi - Vita, opere, pensiero scaricato 3 volte

Luigi Pirandello

Vita

1866: Terza guerra d’indipendenza.
1871: Roma capitale del Regno d’Italia.
. Luigi Pirandello nasce nel 1867 ad Agrigento nella tenuta di famiglia “Caos”. Il padre era discendente di una famiglia di imprenditori liguri stabilitasi in Sicilia.
La personalità prevaricatrice del padre renderà la vita familiare non serena e porterà il figlio all’idea della famiglia come trappola.
1892: Primo governo Giolitti.

Tornato in Sicilia sposò Antonietta Portulano, figlia di una socia di suo padre. Nacquero 3 figli e si trasferirono a Roma, dove visse grazie all’aiuto economico del padre; qui conobbe Capuana. Dopo il liceo si iscrisse alla facoltà di lettere a Palermo, terminando gli studi a Bonn approfondendo la conoscenza della letteratura tedesca leggendo Goethe e Schopenhauer. Nel 1889 pubblicò la prima raccolta di versi “Mal giocando”.

1900: Assassinio di Umberto I à Vittorio Emanuele III re d’Italia.

Nel 1897 gli viene affidato l’incarico di insegnante di lingua italiana all’istituto superiore di magistero. Nel 1903 per Pirandello e la sua famiglia fu un anno drammatico:
1. Frana distrugge miniera di zolfo del padre (capitale e dote di Antonietta).
2. Antonietta ebbe una paralisi isterica che divenne una malattia mentale che la tormentò a vita. • 1893: romanzo “L’esclusa”.
• 1897: inizia a comporre drammi e atti unici per teatro.
• 1904: sulla rivista “Nuova antologia” compare a puntate “Il fu Mattia Pascal”.
• 1908: “L’umorismo”.
1911: Avventura coloniale in Libia.
1914: Prima guerra mondiale.
1917: Rivoluzione Russa Mando la moglie in una clinica tra il 1919 ed il 1959 (morte delle moglie).. • 1910: novelle per opere teatrali: “La Morsa”e “Lumìe di Sicilia” tra i più famosi.
1921: Nascita partito fascista e comunista.
1922: Marcia su Roma.
1925: Inizio dittatura fascista.
1933: Hitler al potere in Germania.

Nel 1924 fondò la Compagnia Teatro d’Arte di Roma, sciolta nel 1928. Nel 1922 lasciò l’incarico di insegnante a causa dei suoi numerosi viaggi all’estero per seguire le compagnie che mettevano in scena i suoi drammi. Nel 1924 si iscrisse al Partito Fascista e firmò “Il manifesto degli intellettuali fascisti” di Gentile. Nel 1934 ricevette il premio Nobel per la letteratura; morì nel 1936 per un attacco di polmonite. • 1921: “Sei personaggi in cerca d’autore”.

• Nel 1926: “Uno, nessuno e centomila”.

IL PENSIERO E LA POETICA
1. L’influsso del Verismo e della psicologia: Dalle letture di Capuana e Verga riuscì a superare i loro modelli narrativi, rendendo i canoni dell’impersonalità nella lotta per la vita uno scavo all’interno della vita psichica.
1. Binet, con il concetto dell’io debole.
2. Bergson, che decretava il fallimento del Positivismo e della fiducia ottimistica nella scienza.
3. Simmel, uno dei padri del relativismo contemporaneo , afferma che non esiste alcuna verità assoluta poiché l’uomo si avvale di categorie psicologiche, quindi soggettive (relativismo conosciuto). Importante è il concetto di vita come incessante fluire senza ragione e scopo, ciò crea continuamente forme e mondi ideali che poi distrugge.
2. La difficile interpretazione della realtà: Dalla concezione di realtà come continuo ed inafferrabile fluire dedusse l’inconoscibilità del reale, secondo i quale ogni individuo si crea un’immagine del mondo esterno in base al proprio punto di vista, spesso non condiviso dagli altri. Il linguaggio è fonte di incomunicabilità a causa dei differenti significati tra adoperatore e ascoltatore. Dunque nel 900 il relativismo conoscitivo riceveva dalla fisica formulazioni scientifiche che ne ampliavano la portata; in questa sfiducia nelle forme tradizionali del sapere lo scrittore si accosta all’occultismo ed allo spiritismo cercando risposte nel vuoto della condizione esistenziale e rifiutando la consolazione della religione.
Lo scrittore dunque indaga verso l’indagine del disagio esistenziale degli uomini, creando personaggi problematici verso più sensi. Ripresa dalla poetica di Rimmel anche Pirandello crede che la vita di ciascuno deve avere una forma; ma mentre la vita è un flusso incessante di sentimenti e passioni la forma è fissità, accompagnata da morale comune, convenzioni e ideali creati dall’uomo.

Come scrisse Pirandello nell’ “Umorismo”: “Dentro noi stessi, in ciò che noi chiamiamo anima, e che è la vita in noi, il flusso continua, indistinto, sotto gli argini, oltre i limiti che noi imponiamo, componendoci una coscienza, costruendoci una persona.”, bisogna quindi adeguarsi alla forma e alle convenzioni indossando una maschera o più.
3. La maschera e la crisi dei valori: Se ciascun individuo indossa una maschera ed interpreta una parte allora ne consegue che i rapporti umani non sono autentici.
• Follia: l’unica soluzione per strappare la maschera che opprime ogni uomo e liberarlo dalle costrizioni che la società gli impone.
• Alienazione: tutti incorrono nell’incomunicabilità e più si agitano più scavano un abisso di solitudine, dalla quale li può salvare solo la “uscita di sicurezza”, abbandonandosi ad un “oltre” misterioso e prodigioso che elimina la separazione fra realtà e sogno, tra vita e forma, attraverso arte, fede e comunicazione con la natura in una dimensione mitica e misteriosa in cui ritrovare la propria autenticità.
• Trappole: secondo Pirandello per ogni maschera che ciascun uomo indossa la società ne attribuisce altre infinite, le quali lo imprigionano nella trappola delle convenzioni sociali (lavoro e famiglia).Con la “filosofia del lontano” vuole rendere noto il distacco dalla vita per acquisire una prospettiva estraniata che ridimensioni le vicende personali ed eviti il dolore che esse comportano.
• Maschere nude: anche titolo di un suo corpus di drammi scritti, il titolo è un ossimoro: la maschera è uno schermo nel teatro imposto dall’attore perché possa meglio rappresentare la sua parte. Ma per Pirandello la maschera non è una convenzione teatrale ma bensì un simbolo della condizione esistenziale stessa: togliere la maschera significa liberare i personaggi dalle costrizioni della forma per far vivere una vita dolorosa ma più autentica  mostrare dunque l’io frantumato e diviso penetrando l’apparente forma. Tale risultato in teatro si ottiene con il metateatro, smascherando le trappole della società.
• Lanterninosofia: anche Pirandello come Svevo parla della crisi dell’uomo moderno che ha visto crollare i valori della società borghese ottocentesca, senza poter giungere ad elaborarne di nuovi. La “lanterninosofia”, esposta a Pascal da Paleari, indica il rapporto tra l’uomo ed il mondo che lo circonda; secondo la quale il sentimento della vita di ogni uomo è paragonato ad una piccola lanterna che lo distingue dal buio circostante, essa non è necessaria per illuminare e conoscere la realtà ma la visione è parziale, deformata e ne costituisce una trappola per l’individuo.
• Espressionismo: con questa corrente il drammaturgo siciliano ha in comune soprattutto la rappresentazione deformata e grottesca della realtà. Ma oltre che in campo letterario vediamo questo legame diretto con il teatro per l’uso del colore nelle scene teatrali ed i personaggi visionari ed allucinati che rompono il dissidio tra vita e forma con gesti apparentemente folli.
4. I personaggi: Il tipico personaggio pirandelliano appartiene al ceto medio e si porta dentro un senso di frustrazione e di vuoto che porta scarsa considerazione di se stesso. Arriva dunque ad una crisi d’identità, tormentata anche da tic nervosi e difetti fisici per testimoniare la sofferenza interiore. Esemplari di questa condizione alienata sono: Gubbio ( Quaderni  muto caratterizzato dall’impassibilità assoluta), Mostarda (Uno, nessuno e centomila  inetto che rappresenta la disgregazione interiore), Mattia Pascal. In alcune sue novelle la dissoluzione dell’io del personaggio è risolta in una dimensione “altra” e fantastica (Soffio  crede di uccidere le persone in un modo e se lo fa allo specchio perdendo la sua immagine).
5. Lo stile: utilizza una lingua molto vicina al parlato, una lingua media stilisticament enon ricercata e facilmente comprensibile e traducibile in altre lingue. Inserisce elementi lessicali e sintattici dialettali o in lingua straniera o mutuati da linguaggi tecnici.

LE OPERE
L’UMORISMO è un saggio scritto nel 1906-1908 per un concorso universitario per il posto di professore nell’Istituto di Magistero di Roma. Nacque una dissertazione accademica e ne conserva in parte la struttura, essa si compone di 2 parti:
1. L’autore passa in rassegna i testi da lui considerati umoristici.
2. L’autore propone la sua definizione di umorismo, analizza i processi psicologici e il modo di rapportarsi con la realtà da parte dello scrittore umorista. Essa è anche una dichiarazione programmatica di una poetica in cui vengono fornite le chiavi per interpretare la produzione di Pirandello.
Fondamentale è la distinzione tra:
• Comico: avvertimento del contrario, qualcosa di contraddittorio che induce al riso.
• Umorismo: sentimento del contrario, riflessione su apparentemente comici, i quali osservati approfonditamente danno origine ad un sentimento di compassione verso la persona di cui si prende gioco.
Il contrario è generato dalla consapevolezza di un pensiero più profondo che contrasta con l’appartenenza e svela una realtà altrimenti irriconoscibile.
NOVELLE PER UN ANNO inizialmente novelle pubblicate in giornali o riviste, la primissima raccolta “Amori senza amore” venne pubblicata nel 1894 e l’ultima “Il carnevale dei morti” nel 1919. Nel 1922 vennero tutte raggruppate nell’opera “Novelle per un anno”, con l’intento di avere 365 novelle, ma purtroppo la definitiva fu 255 a causa della sua morte (l’ultima fu pubblicata il giorno prima della sua morte “Effetti di un sogno interrotto”). Da molte di queste sue novelle trasse materiale per molte delle sue opere teatrali.Il romanzo non ha un ordine o uno sviluppo, sono paragonabili a frammenti di uno specchio rotto, ciascuno dei quali riflette la vita secondo una sua inevitabile deformazione. Da essi si ricava il senso amaro e penoso dell’esistenza e lo sfogo nella follia. Spesso le novelle iniziano “in medias res”, cioè quando l’azione è già nel suo sviluppo.
• “Il treno ha fischiato”: Pubblicata nel “Corriere della Sera” nel 1914 è ambientata nel mondo della piccola borghesia impiegatizia. Il personaggio Bellica, contabile, è vittima delle beffe del capufficio e dei colleghi, MA una notte gli accade un “fatto naturalissimo” che gli farà intuire l’esistenza di un mondo ed una vita diversi. Tale fatto lo porterà in manicomio ma il narratore, il suo vicino dirà, farà capire che ciò è un fatto normalissimo a causa della sua condizione di vita.
SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE l’opera è la prima trilogia del “teatro nel teatro” (far recitare sulla scena, durante la rappresentazione di un dramma, un altro dramma che si configura come discussione del dramma stesso), il titolo richiama l’autonomia dei personaggi dall’autore. Il dramma venne portato in scena nel 1921 al teatro Valle di Roma. L’edizione definitiva risale al 1925 con Prefazione all’inizio ed alcune modifiche nel finale. Così facendo Pirandello porta in scena il conflitto fra attori e personaggi e l’incapacità dell’arte a cogliere la vita.
Qui il teatro è ricco di innovazioni scenografiche e di regia:
• Didascalie: vere note di regia.
• Effetto “Commedia da fare”: rappresentata mettendo la scena senza sipario e le varie direttive del capocomico, il suggeritore con il copione in mano,…
• Sfondamento della 4° parete: i 6 personaggi salgono da una scaletta laterale al palcoscenico, rendendo così i personaggi creature venute da un’altra dimensione.
Possiamo individuare 4 piani che s’intrecciano:
1. Fatti accaduti: la storia di una famiglia borghese con un matrimonio fallito ed il tentativo della madre di ricostruirsi una famiglia ed il mancato incesto.
2. Rapporto fra personaggi ed autore: creati dall’autore i personaggi sono come fantasmi alla ricerca di una forma che dia loro consistenza.
3. Interpretazione dei personaggi: ciascuno ha il proprio dramma e le proprie verità.
4. Conflitto fra personaggi ed autori: l’arte deforma la realtà e la rende inautentica.
Trama:
Durante le prove di una commedia entrano nel bel mezzo delle prove sei personaggi, i quali vogliono rappresentare il loro dramma. Dopo aver convinto il capocomico sussiste un problema: i personaggi non vogliono che le loro parti vengano recitate da attori ma vogliono rappresentarle loro di persona poichè la rappresentazione ne sarebbe eccessivamente artificiosa, il capocomico fa provare ai suoi attori ma le prova fatta viene interrotta da uno dei personaggi (la figliastra) la quale inizia a ridere offendendo gli attori e impedendo il continuo delle prove. Il dramma continua coi sei personaggi fino al punto in cui la madre, alla vista della bambina affogata nella vasca e del giovinetto che aveva assistito alla scena con una rivoltella in tasca, grida disperata illudendo gli attori se la morte fosse realmente accaduta o semplicemente recitata. Allora il capocomico, indispettito dagli ultimi avvenimenti e per la giornata di prove perduta, ordina all'elettricista di spegnere tutto e licenzia tutti.
IL FU MATTIA PASCAL pubblicato inizialmente a puntate e pochi mesi più tardi in volume. E’ divisibile in 4 parti:
1. Cornice: il protagonista parla della sua trasformazione da Mattia a “fu Mattia” e commenta i fatti ormai accaduti.
2. Mattia Pascal o inconsapevolezza: la giovinezza di Pascal all’interno di uno scenario idillico con una parabola discendente che lo conduce però a sposare una donna di cui però non è innamorato e a rimanere prigioniero di una vita coniugale opprimente.
Il capitolo VII fa da snodo tra la seconda e la terza parte poiché vi è narrata la fuga e la vincita di Mattia che gli permettono di farsi credere morto ed a cambiare identità.
3. Adriano Meis o il tentato riscatto: Pascal cerca di costruirsi una vita nuova ma non ci riesce a causa di un furto che lo induce a riflettere sulla sua mancanza di identità.
4. Il fu Mattia Pascal: riporta la storia al punto di partenza in modo circolare, cioè come lui sia diventato “fu Mattia Pascal” e come abbia rinunciato alla vita.
I temi principali trattati sono:
• La famiglia: vista come nido al momento della nascita o come prigione prima della fuga.
• L’inettitudine: in gioventù era inetto a tutto e solo con la fuga da casa sembra essersi liberato di questa sensazione, ma si tratta solo di una breve parentesi.
• Il doppio e la crisi d’identità: a causa del suo “sdoppiamento” e delle sue caratteristiche fisiche e psicologiche Pascal rappresenta al meglio la crisi d’identità dell’uomo del ‘900.
• La forma-trappola: l’impossibilità di sfuggire alla trappola dell’esistenza e assunta la nuova identità l’illusione destinata al fallimento.
• La polemica contro il progresso: Meis arrivato a Milano si interroga sulle conseguenze del progresso, polemizzando contro la scienza e le macchine. Inoltre a Roma lo splendore delle rovine viene contrapposto allo squallore del presente  sfiducia nei confronti del sistema politico liberale.
• L’interesse per lo spiritismo: la moda dell’occulto e l’interpretazione sincretica (unione di filosofia e religione per trovarne parti in comune).
• Il gioco d’azzardo: espediente narrativo per giustificare la fuga del protagonista e simbolo della casualità della vita.
Trama:
Il romanzo ‘’Il fu Mattia Pascal’’ ruota interamente attorno al tema, tanto caro a Pirandello, dell'identità: quella di Mattia Pascal e del suo alter ego, Adriano Meis. Il romanzo, scritto in prima persona, è infatti il racconto da parte del protagonista della propria vita e delle bizzarre vicende che la costellano. Dopo la morte del padre, che aveva fatto fortuna al gioco, la madre di Mattia e del fratello Roberto, sceglie di dare in gestione l’eredità del marito a Batta Malagna, un’amministratore poco onesto che deruba pian piano la famiglia Pascal. I due giovani eredi, dal canto loro, sono troppo impegnati a divertirsi e a godersi la vita per occuparsi della gestione del patrimonio famigliare. Mattia, inoltre, mette incinta la nipote del Malagna, e viene da questi obbligato a sposarla per rimediare all’offesa provocata. Impoverito dalla mala gestione dell'eredità paterna, il protagonista deve impiegarsi come bibliotecario e vivere con la moglie a casa della suocera, donna arcigna e che lo disistima profondamente. Non passa molto tempo che la vita matrimoniale diventa insopportabile e, dopo la perdita di entrambe le figlie che amplifica la frustrazione dei coniugi, Mattia decide di partire in direzione Montecarlo, per tentare di arricchirsi al gioco. Le sue speranze vengono esaudite: il protagonista vince una somma considerevole alla roulette. Si rimette così in viaggio verso il paese natio, tronfio della vittoria e deciso a riscattarsi. Durante il viaggio in treno però, accade l’imprevedibile: Mattia legge sul giornale la cronaca di un suicidio avvenuto a Miragno, e scopre con enorme stupore di essere stato identificato nel cadavere dello sventurato, già in stato di putrefazione e quindi poco riconoscibile. Dopo un primo momento di totale smarrimento, Mattia decide di cogliere l’occasione per fuggire da quella vita poco soddisfacente che lo attende a casa. Seppellito Mattia Pascal, il protagonista adotta il nuovo nome di Adriano Meis e parte per un nuovo inizio. Dopo un periodo trascorso a vagare tra Italia e Germania si stabilizza a Roma, dove prende in affitto una stanza dal signor Paleari. Qui però Adriano si scontra coi limiti propri di un’esistenza al di fuori delle convenzioni sociali: non possedendo documenti né un’identità riconosciuta, non può denunciare un torto che gli viene fatto - nello specifico, un furto - e, cosa ben più grave, non può unirsi in matrimonio con la figlia del padrone di casa, Adriana, di cui è perdutamente innamorato. Frustrato dalla sua condizione, decide di seppellire anche Adriano Meis, fingendo un suicidio, e di riprendere la sua vecchia identità, facendo "risorgere" Mattia Pascal. Tornato a Miragno, trova una situazione molto diversa da quella che aveva lasciato: sua moglie ha sposato un suo amico e hanno avuto una figlia. Mattia riprende il suo impiego di bibliotecario e si ritira a una vita condannata al senso di estraneità dal mondo, la cui unica distrazione è la visita saltuaria alla propria tomba.

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