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Il teatro di Pirandello

Il teatro fornisce a Pirandello una fama mondiale e rappresenta la sintesi del suo pensiero e della sua poetica. Compone quarantaquattro commedie o drammi. Il suo primo testo teatrale è “La Morsa” (1898), ma la prima rappresentazione avviene nel 1910. Dal 1918 inizia a raccogliere i suoi testi teatrali in “Maschere Nude”; tale titolo è emblematico , infatti significa mettere a nudo le convenzioni , gli inganni e le illusioni che intrappolano i personaggi.
Nella sua produzione teatrale possiamo distinguere quattro fasi:
1. Verista fino al 1915-1916, ovviamente è presente l’influenza di Verga e Capuana per quanto concerne il principio della verosimiglianza che spinge lo spettatore ad interrogarsi sul senso dell’azione messa in scena; queste opere sono ambientate in Sicilia e sono: Pensaci, Giacomino e Liolà. La prima è la storia di un professore che sposa una ragazza più giovane, sapendo che è incinta e la spinge a proseguire la relazione anche dopo il matrimonio e il parto. Con quest’opera l’autore vuole attaccare il perbenismo borghese. La seconda è la storia di un vecchio possidente, Zio Simone, che vuole un erede a cui lasciare i suoi beni. La sposa rimane incinta di un altro uomo, Liolà, che ha avuto anche un altro figlio da un’altra donna. Liolà non convola a nozze poiché preferisce la libertà. Entrambe le commedie sono rappresentate in italiano, ma scritte in siciliano.

2. Teatro del grottesco (1916-1920). Si caratterizza per la Trilogia di tre commedie: Così è (se vi pare), Il piacere dell’onestà, Il giuoco delle parti. La prima commedia si incentra sulla storia di due personaggi che si accusano di pazzia; la seconda commedia vede il protagonista costretto a fingere e ad accettare una maschera a cui si ribellerà e maschera a sua volta gli altri, costringendoli a prendere coscienza della loro condizione; la terza commedia si basa sulla contrapposizione-sovrapposizione tra “quello che vorremmo e dovremmo essere” e “quello che agli altri pare che siamo”, quindi tra ciò che siamo e ciò che gli altri ci impongono di essere. Queste tre opere sono caratterizzate dalla presenza di un personaggio “ragionatore” (ripreso dalla commedia francese), che denuncia le finzioni imposte dalla società e dalla famiglia; tale denuncia a volte porta alla proclamazione di una volontà individuale. Le tematiche presenti sono: triangoli amorosi, intricati rapporti familiari, convenzioni sociali e rappresentazioni dell’uomo contemporaneo.
3. Teatro nel teatro o metateatro (1921-1930) “se la vita è un’enorme pupazzata, rappresentarla vuol dire fare teatro nel teatro”. Come la vita, anche il teatro imprigiona nelle forme; così Pirandello trasforma la tragedia in una dimensione comica e degradata. Le opere che caratterizzano questa fase sono quattro:

• Sei personaggi in cerca di autore: è un successo in tutto il mondo, prende in esame il rapporto tra personaggio e attore;
• Ciascuno a suo modo: prende in esame il rapporto tra vicenda scenica e il pubblico;
• Questa sera si recita a soggetto: affronta il rapporto tra vicenda scenica e il pubblico;
• Enrico IV: è un dramma della pazzia. È il periodo di carnevale. Un giovane aristocratico vestito da Enrico IV, imperatore di Germania, durante una cavalcata con la propria ragazza, Matilda Spina, vestita da Matilda di Canossa, cade da cavallo, batte la nuca e impazzisce. Da quel momento pensa di essere davvero Enrico IV. Dopo 20 anni, un medico è convinto che il pazzo potrebbe guarire se venisse ricreata la situazione precedente al trauma: basterà che gli facciano visita Balcredi, il rivale in amore, Matilda e la figlia Frida, che somiglia molto alla madre da giovane. Enrico in realtà è rinsavito già da 8 anni, ma avendo scoperto che Matilda e Balcredi sono amanti, ha deciso di continuare la finzione per non tornare alla deludente realtà. Per vendicarsi, Enrico si fa beffe dei visitatori e smaschera Balcredi come responsabile della sua caduta. Matilda per lui non rappresenta più nulla perché la Matilda di cui era innamorato ora è Frida, che cerca di abbracciare. Balcredi si frappone e viene trafitto da un colpo di spada di Enrico, che dopo l’omicidio continua a fingersi pazzo.
4. Fase simbolica o delle tre utopie (1926-1933): Le tre utopie sono:

• Sociale: La nuova colonia, all’esperienza comunitaria è contrapposto il mito antropologico dell’uomo contemporaneo;
• Religiosa: Lazzaro, presenta il mito della religione liberatoria e panteistica, contrapposto alle dottrine che mortificano l’uomo;
• Estetica: I giganti della montagna, in cui viene evocato un regno favoloso e mitico dove non vige alcuna regola, ma solo dalle regole della Fantasia.
In questa fase l’autore ricorre a immagini simboliche e narrazioni mitiche per esprimere la condizione drammatica dell’uomo contemporaneo e le prospettive di liberazione.
Il teatro pirandelliano di caratterizza per tre aspetti:
- Abnorme intellettualismo dei personaggi che ragionano febbrilmente, si arrovellano il cervello, ragion per cui Pirandello fu accusato di “cerebralità”;
- Sentimento di pietas, simpatia per i personaggi;
- Invenzione del teatro aperto o problematico, cioè abbatte la quarta parete , quella che idealmente separa il pubblico dalla scena.
Lo stile è antiletterario, cioè essenziale (per P. la lingua è un puro strumento comunicativo ), disarmonico (i periodi sono spezzati da parentesi, incisi, interiezioni), espressionista (da espressionismo, usa termini violenti e crudi).

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