Luigi Pirandello e la sua poetica

Luigi Pirandello ha a sua volta un modo originale di fondere le radici italiane (e siciliane) con gli stimoli e le acquisizioni della cultura internazionale. Studia in Germania, per il suo lavoro frequenta teatri e set cinematografici di tutto il mondo. Opera in decenni in cui emerge la crisi di identità dell’uomo contemporaneo e sperimenta continui travasi tra narrativa e teatro, lungo l’esile filo che divide realtà e finzione, verità e inganno. Tormenti e dubbi della modernità si intrecciano con l’amaro quadro di una “Italietta” provinciale di cui smaschera ipocrisie e retorica.
Fino agli inizi del Novecento la realtà descritta nelle opere letterarie poteva essere bella o brutta, poteva essere un immenso palcoscenico dove far muovere popoli interi o grandi masse così come un piccolo angolo il mondo da descrivere minutamente, ma era comunque una realtà che si poteva capire, conoscere, raccontare, sia che ne emergesse un quadro magari un po’ deformato o abbellito sia che se ne foto grasse fedelmente ogni particolare.

Un personaggio, in questi casi, può essere forte o debole, vincitore o vinto, sicuro o dubbioso, ma comunque si presenta con chiarezza ai propri occhi e a quelli altrui.
In molti romanzi del Novecento queste certezza cominciano ad essere meno stabili. Gli scrittori cominciano a chiedersi: che cos’è veramente la realtà? Ciò che ognuno vede, sente e tocca è davvero la realtà o è semplicemente ciò che appare a ciascun particolare e parziale punto di vista? Io di me stesso ho una certa idea: ma qual è l’immagine che di me hanno gli altri? In Pirandello la tematica dell’incertezza di ogni riferimento, della difficile conoscenza della realtà, dell’impossibilità di arrivare a una verità univoca e definitiva caratterizza tutta la sua produzione (teatro, romanzi e novelle).

Registrati via email