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Luigi Pirandello - La poetica e il teatro

Pirandello nasce in Sicilia nel 1867 ad Agrigento. Per sua volontà concluderà gli studi a Bonn. Il fascismo per lui è stato importante e, secondo Pirandello, Mussolini ha unificato vita e forma. Per lo scrittore la vita è vitalismo: flusso incoerente e magmatico che scorre. La forma è esattamente uguale alla vita, ma è circoscritta. Il contrasto tra vita e forma è la base di Pirandello. La vita, quindi il mondo, è una “pupazzata” in cui tutto muta a seconda di chi lo guarda. Per l'autore:
- non esiste un’unica verità;
- Non esiste più una sola coscienza, ma più coscienze.
Noi siamo la forma che è una parte di questo flusso vitale. L’ideologo della coscienza multipla è A. Binet, mentre l’ideologo della vita come flusso è H. Bergson. Noi viviamo in una situazione sociale che è una trappola per l’uomo, dalla quale tenta di liberarsi a patto di una folgorazione. Quest’ultima avviene per caso ed è un trauma in cui il soggetto è obbligato a guardare sé stesso. Così il soggetto scopre di portare una maschera, ovvero una trappola. Sotto la maschera non abbiamo nulla. Secondo Pirandello ogni bambino ha la maschera già dalla nascita. La trappola è di due tipi:

- famiglia;
- Condizione sociale.
Se cade la maschera ci sono tre possibili conseguenze:
- follia o finzione della follia;
- Suicidio;
- Saggezza umoristica: tende a distruggere la maschera di tutti.
Per Pirandello non possiamo essere indifferenti alla maschera, quindi ad una maschera ne segue un’altra. Umorismo e comico sono diversi:
- l'umorismo è il sentimento del contrario (il motivo);
- Il comico è avvertimento del contrario (la visione).
Pirandello ha scritto tre romanzi:
- L’esclusa;
- Il fu Mattia Pascal;
- Uno, nessuno e centomila.

Esistono tre grandi fasi del teatro pirandelliano:
- la dissoluzione del dramma borghese;
- Il teatro nel teatro;
- La fase conclusiva.

1) Dissoluzione del dramma borghese:
Pirandello modifica il dramma, prendendo in considerazione:
- l'ambientazione borghese;
- L'argomento è surreale e grottesco (tragedia nella tragedia);
- Abolisce il finale (l’opera resta sospesa, perché ritiene che la verità appartenga ad ogni spettatore).

2) Teatro nel teatro:
La rivoluzione è l’abbattimento della quarta parete. Mette in scena degli attori che interpretano un dramma che non può essere né scritto né interpretato: la realtà è unica, molteplice e irriproducibile.

3) Fase conclusiva:
“I giganti della Montagna”: vicenda mitica di una compagnia di attori che recita sempre la stessa storia: il suicidio di un amante. Gli scalognati vengono dalla villa di Scalogna, dove vivono i servi dei giganti che non sono istruiti per la poesia. I giganti forse rappresentano i fascisti, ovvero delle persone indifferenti alla cultura.

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