Pirandello e la sua visione

Gli studi di filosofia e psicologia che influenzano Pirandello sono:
- Binet, riguardo alla psicologia, che aveva compiuto studi sulla personalità;
- Bergson, riguardo alla filosofia, che affermava la molteplicità del reale ed il continuo divenire della vita.
La vita trasformava anche l’uomo, e ciò che si staccava dal flusso moriva.
Secondo Pirandello l’uomo è parte di questo divenire ed deve assumere ogni volta un ruolo definito, che nasconde la sua vera personalità. Per questo motivo va in crisi.
Il ruolo corrisponde alle “maschere”; da ciò prende il nome la opere teatrali che è intitolata “Maschere nude”.
Contemporaneamente Jung afferma il medesimo concetto di individualità, utilizzando il termine “persona”, che in latino significa personaggio; inoltre la crisi dell’uomo la definisce nevrosi.

Il comico è avvertimento del contrario, si ferma al superficiale. L’umorismo è il sentimento del contrario, perché dopo la prima impressione, riflette e analizza le cause.
Durante la sua vita Pirandello scrive molte novelle;inizialmente le pubblica sui giornali per fini economici, poi, con l’avvio dell’attività teatrale, le accantona. Nel 1922 pubblica la sua raccolta intitolata “Novelle per un anno”, doveva essere di 24 volumi, ma ne sono pubblicati solo 14. Rispetto alle novelle tradizionali, queste non hanno un ordine. I temi seguono quelli della poetica pirandelliana e si possono distinguere due ambientazioni: la Sicilia e la società piccolo-borghese. Sceglie di rappresentare questa classe perché gli sembra quella più oppressa non solo dalla società, ma anche dalla famiglia.

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